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Spending review, tesoretto da 700 milioni. Dagli acquisti centralizzati Consip nel 2016 risparmi aggiuntivi rispetto al miliardo previsto

Un “tesoretto” di 700 milioni. È quello che, nel nome della spending review per gli acquisti di beni e servizi, Consip mette a disposizione del ministero dell’Economia. Una dote immediatamente utilizzabile seppure con il meccanismo delle riduzioni di budget delle singole amministrazioni sulla base della spesa non più necessaria per singole voci del capitolo delle forniture.

Dal pre-consuntivo 2016 della società controllata proprio dal dicastero di via XX settembre emerge che lo scorso anno il target di 1 miliardo di risparmi per il bilancio dello Stato fissato dal Governo è stato non solo rispettato ma quasi raddoppiato raggiungendo quota 1,7 miliardi. Un risultato che Consip, sotto la guida dell’ad Luigi Marroni, raggiunge per la prima volta. Complessivamente i risparmi generati dall’attività della centrale degli acquisti a fine 2016 (in termini di riduzione dei prezzi praticati per le singole categorie merceologiche) hanno toccato i 3,5 miliardi con una crescita del 6% rispetto all’anno precedente contribuendo a generare una minore spesa di circa 10 miliardi nell’ultimo triennio.

«Stiamo lavorando in tutti i settori merceologici e per tutti i comparti di clientela con un approccio “nuovo”: gare sempre più in linea con i fabbisogni delle amministrazioni; dialogo continuo con le rappresentanze del mercato; ricerca di innovazione nei prodotti e processi; nuove modalità di gara e scelta del contraente», sottolinea Marroni.

Volumi più consistenti di prodotti per la Pa “trattati” con il “metodo-Consip”, dunque, ma anche un salto qualitativo con gare estese a settori fin qui poco esplorati. E con il coinvolgimento di professionisti e, a volte, anche degli utenti. Qualità non certo a discapito della quantità. La spesa per beni e servizi presidiata da Consip nel 2016 è lievitata a 48,3 miliardi, con un crescita del 20% rispetto ai 40,1 miliardi registrati a fine 2015. E a salire è anche la cosiddetta spesa “intermediata”, ovvero quella legata esclusivamente a “contratti attivi” di Consip: 8,1 miliardi lo scorso anno (+11% sul 2015). Un trend che la società del Mef conta di confermare anche nei prossimi anni. Già entro il 2019 Consip punta a presidiare con procedure di gara 55-60 miliardi di spesa, ovvero due terzi dei 90 miliardi di spesa per forniture della Pa effettivamente aggredibile. Una fetta pari a quasi 45 miliardi è infatti riconducibile a voci, come la farmaceutica convenzionata, la medicina generale convenzionata o altra assistenza convenzionata, che sono considerate “intoccabili”. Obiettivi tutt’altro che ambiziosi quelli della società controllata dal Mef visto che già in questa fase attraverso Consip passa “fisicamente” quasi il 20% della spesa per acquisti di beni e servizi (1 euro ogni 6 euro di spesa presidiata). Il tutto con “sconti” sui prezzi d’acquisto che oscillano da un minimo del 5-7% per alcune commodity (energia elettrica o carburanti) fino a un massimo del 70% per alcuni lotti della gara su aghi e siringhe.

Tra i settori su cui Consip è orientata a estendere il perimetro per l’utilizzazione dei suoi strumenti c’è quello dei rifiuti, dove la società è già entrata con alcune gare. Marroni afferma anche che ci sono ancora margini anche sul versante della sanità.

Allo stato attuale Consip presidia più di 20 miliardi di spesa sanitaria, ma un più massiccio ricorso agli strumenti delle gare e delle convenzioni potrebbe fa salire in poco tempo l’asticella a quota 25 miliardi. Su questo terreno la società del Mef si sta impegnando molto. Ad esempio, è stato messo a punto un piano di gara per consentire alle Aziende sanitarie di rinnovare il parco macchine di diagnostica pesante facendo leva anche su incentivi per chi decide di dismettere una Tac datata e acquistarne una nuova (una sorta di “rottamazione”).

In collaborazione con il ministero delle Infrastrutture e trasporti Consip è pronta a cimentarsi anche sul fronte degli acquisti di mezzi per il trasporto pubblico locale (non quindi sul delicato capitolo del “servizio” vero e proprio). Dopo il varo nel scorse settimane del decreto ministeriale per finanziare l’acquisto di nuovi autobus, la società del Mef sarà a breve in condizione di far scattare la gara per 2.200 mezzi (con il “paletto” del 25% di “macchine” alimentate anche da un’energia alternativa al normale carburante). E, sempre nell’ottica di ampliare il suo orizzonte, Consip sta anche studiando forme di noleggio o di leasing a lungo termine per il rinnovo di grandi flotte pubbliche (ad esempio, mezzi speciali o elicotteri a uso di corpi dello Stato) con l’obiettivo di diluire l’onere dell’acquisto.

Marco Rogari – Il Sole 24 Ore – 20 febbraio 2017 

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