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Speranza: «Più risorse per la sanità condizione necessaria. Il diritto alla salute non dipenda più dalle tabelle excel degli uffici di bilancio»

Il Sole 24 Ore sanità. «Le risorse sono la condizione necessaria e quindi imprescindibile se vogliamo costruire e rendere reale il rilancio del nostro Servizio sanitario nazionale. In due anni e mezzo con la pandemia il Fondo sanitario nazionale è passato da 114 miliardi a 124 mld, ricevendo quindi 10 miliardi in più a fronte di un ritmo di crescita che fino ad allora si era attestato su un miliardo in più l’anno. Con il Covid la storia ci è entrata in casa e ha cambiato l’ordine delle priorità e così la Salute è diventata la voce più forte, siamo a uno snodo cruciale per il Ssn».

Così il ministro della Salute Roberto Speranza, intervenuto a Firenze agli Stati generali della salute in Toscana. «Ma le risorse non bastano ancora – ha annunciato -: bisognerà lavorare ancora tra ministero, Regioni e Governo per far crescere ulteriormente il Fondo. Basta, con il considerare i soldi che si mettono sulla salute come semplice spesa pubblica: iniziamo a dire che è il diritto alla salute che decide cosa è scritto nelle tabelle excel degli uffici di bilancio e non il contrario, come è avvenuto fino a oggi». A queste risorse ordinarie vanno aggiunti, ha ricordato Speranza, i 20 miliardi in arrivo in arrivo tra Pnrr, “React Eu” e fondo complementare, «una cifra che nella storia del Ssn non si era mai vista», e a cui si sommano i 625 milioni del primo “Pon” per la salute, dedicati al Sud.
Quanto al Dm 71, per cui Speranza ha confermato la firma ufficiale «entro il 30 giugno», il ministro ha sottolineato come sia «speculare e opposto» al Dm 70 del 2015 che ha riorganizzato l’assistenza ospedaliera: «Probabilmente andavano approvati insieme – ha rilevato – perché se da una parte hai asciugato dall’altra dovevi contemporaneamente compensare. In ogni caso qui si fa l’operazione opposta perché si aggiunge sia in termini di strutture sia di potenzialità assistenziali. La casa come primo luogo di cura – ha spiegato tra le altre cose – è il fulcro: l’Italia diventerà, da fanalino di coda, primo paese d’europa per Adi nel 2026».
Poi, il passaggio sul personale: «La risorsa trasversale essenziale è il personale sanitario – ha affermato ancora Speranza -. Anche sui medici la lezione del Covid ci ha già fatto fare un salto, dalle 5-6mila borse di specializzazione che venivano messe ogni anno e che hanno comportato il fenomeno dell’imbuto formativo con grande spreco sia economico sia umano viste le decine di migliaia di persone bloccate, alle 30.800 borse finanziate in due anni tra le 13.400 finanziate due anni fa e le 17.400 dell’anno scorso. L’imbuto formativo non c’è più e anche in questo caso quello che ha cambiato l’ordine di priorità è il Covid: ha dimostrato che un medico o un infermiere non puoi comprarlo come le mascherine, devi formarlo per anni. Questo significa trasformare la crisi in opportunità. I prossimi anni saranno ancora difficili perché queste persone avranno bisogno di un percorso di formazione: intanto noi probabilmente potremo usare in maniera anche più intelligente gli specializzandi , che sono una risorsa utile, ma è chiaro che dovremo aspettare la fine del percorso perché quella persona sia al cento per cento a disposizione. La bacchetta magica sul personale sanitario non c’è». Restano nodi da sciogliere: «Abbiamo messo un miliardo in più sul Fondo sanitario nazionale ma la mia opinione è che non basta: in questo tempo andrebbe superata la logica dei silos e dei tetti di spesa, con il blocco all’esborso per il personale abbiamo fatto i conti per troppi anni». E anche su questo come su tanti altri fronti « serve un grande Patto Paese tra istituzioni, governi nazionali, regionali, comuni, ordini, professioni, sindacati, imprese e reti della ricerca e della conoscenza».
Infine, il frutto più immediato del Covid, proprio in Toscana: «Il progetto dell’hub anti pandemico di Siena su cui investiamo 340 milioni mi sta particolarmente a cuore: è forse il lascito più importante sul piano scientifico di questi mesi così difficili di pandemia, lo lasceremo per il futuro e sarà un luogo straordinario dove mettere a sistema le nostre migliori intelligenze, come il professor Gino Rappuoli», ha detto Speranza. Per proseguire: «Mi ha fatto molto piacere anche il giudizio molto positivo che sul lavoro che ci accingiamo a fare nell’Hub di Siena è arrivato da Antony Fauci, il maggior esperto mondiale di Covid che si è dichiarato prontissimo a dare una mano all’Italia».

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