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Sperimentazione animale, a Milano telefoni, indirizzi e scritte contro i ricercatori: “Assassini”

Scritte e insulti contro ricercatori universitari e scienziati, «colpevoli» di fare sperimentazione con l’utilizzo di animali. Sono state trovate ieri mattina su alcuni muri a Milano. Vere e proprie liste di proscrizione con tanto di foto, nome e cognome, indirizzo e numero di telefono, scritte nella notte dell’Epifania. Scienziati esposti al pubblico ludibrio, bollatati come «assassini» e «vivisettori».

Sui poster — affissi in zona città Studi — c’era persino l’invito a telefonare per «dire al boia ciò che pensi di lui». Un grave episodio che ha fatto scattare le denunce e provocato diverse reazioni politiche, ma non solo.

A stigmatizzare l’episodio è stato tra gli altri il senatore di Ncd, Carlo Giovanardi: «Ho denunciato in aula al presidente Piero Grasso lo scandaloso episodio di fanatismo ideologico del fondamentalismo animalista. Bisogna sollecitare le autorità competenti a identificare i mandanti di questa semina d’odio, che si sviluppa in un quadro di decine di attentati, danneggiamenti e intimidazioni, che hanno colpito negli ultimi mesi aziende, allevamenti e centri di ricerca scientifica rivendicati dall’ala più radicale del movimento animalista».

Anche l’associazione Pro-Test Italia ha condannato le violente minacce a quattro ricercatori dell’Università Statale. È stato proprio uno di loro a sporgere querela ai carabinieri, dopo aver scoperto i volantini offensivi accanto all’ingresso del suo condominio. Accompagnati da scritte di vernice dello stesso tenore e da un cerchio nero attorno al suo cognome sul citofono.

Sulla vicenda è intervenuto anche il rettore dell’Università degli Studi di Milano, Gianluca Vago: «L’Ateneo esprime piena solidarietà ai suoi ricercatori, fatti vittime di gravi intimidazioni e minacce da parte di sedicenti militanti che si richiamano ai movimenti animalisti. Questi ultimi vergognosi episodi sono già stati denunciati all’autorità giudiziaria».

Della stessa lunghezza d’onda, Dario Padovan, presidente di Pro-Test Italia: «È inammissibile che chi lavora per il bene della scienza e della salute pubblica sia bollato come assassino e torturatore».

8 gennaio 2014 

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