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Spreco alimentare: gli italiani hanno imparato a essere virtuosi e a non buttare. C’è la crisi ad aiutarli!

Gli italiani sono diventati più bravi: fanno più controlli sulle scadenze e mettono meno cibo in tavola. Ma si può fare di più. In occasione del 5 febbraio, “Giornata di prevenzione dello spreco alimentare”, ecco il decalogo da adottare

Quanto cibo avete buttato oggi? Provate a pensarci. Una mela ammaccata? Uno yogurt scaduto? Capita a tutti. In media, in Italia, ogni settimana finivano nella spazzatura circa 200 grammi di cibo a famiglia. Nel 2013. In questo inizio 2014 invece, complice la crisi, le abitudini stanno cambiando: il 52 per cento degli italiani spreca meno alimenti. I dati arrivano dal primo sondaggio 2014 di Waste Watcher, l’Osservatorio di Last Minute Market, lo spin off dell’Università di Bologna che sviluppa progetti per il recupero di beni invenduti.

L’obiettivo delle famiglie è “contingentare” il costo dello spreco domestico. Per questo, probabilmente, hanno smesso di irrigidirci davanti alla data di scadenza dei prodotti: oggi il 63 per cento degli intervistati dichiara che, quando il cibo è scaduto, controlla se effettivamente è andato a male oppure è ancora buono, e cerca comunque di riutilizzarlo. Un’attenzione che si riverbera nelle abitudini di acquisto: mai o raramente gli italiani acquistano prodotti che non piacciono e sono quindi a rischio spreco (70 per cento), comperano confezioni troppo grandi (64 per cento), comprano cibo che va a male (63 per cento) o fa la muffa (62 per cento), esagerano nel fare la spesa (59 per cento) o cucinano troppo cibo (58 per cento).

Un trend che è un buon auspicio per la prima Giornata di prevenzione dello spreco alimentare in Italia, in programma mercoledì 5 febbraio, istituita dal neonato PINPAS, Piano Nazionale di Prevenzione dei Rifiuti Italiano, adottato dal Ministero dell’Ambiente con decreto direttoriale del 7 ottobre 2013 e fortemente voluto dal ministro Andrea Orlando.

Primo atto concreto sarà la convocazione, a Roma, gli Stati Generali di prevenzione dello Spreco Alimentare, una vera e propria Consulta composta da enti, associazioni, organizzazioni e imprese. Tutti saranno chiamati a esprimere indicazioni e buone pratiche per ridurre gli sprechi di cibo e la produzione di rifiuti. A capo dei lavori ci sarà il professor Andrea Segré (nella foto) direttore del Dipartimento di Scienze e tecnologie Agro-Alimentari dell’Università di Bologna, presidente di Last Minute Market, promotore della campagna europea Un anno contro lo spreco e coordinatore del PINPAS.

Ecco i Dieci Consigli Intelligenti per non sprecare che Andrea Segré ha incluso nel suo libro Spreco, collana Gemme, Rosenberg & Sellier che uscirà il prossimo aprile:

1.La spesa “pensata”. La lotta allo spreco di cibo inizia con la scelta e la programmazione degli acquisti e dei pasti. Una delle cause più frequenti di spreco di cibo sono gli acquisti sbagliati, frettolosi e eccessivi, guidati dalle offerte 3×2 dei supermercati, dalle confezioni “maxi-risparmio” o dagli sconti su prodotti deperibili come frutta e verdura. Prima di fare la spesa, bisogna controllare bene cosa serve e cosa si ha già (curarsi dalla “sindrome della dispensa vuota”). Fare una lista delle cose da acquistare, in base alle reali esigenze, può aiutare ad evitare acquisti inutili che potrebbero trasformarsi presto in rifiuti. Bisogna inoltre evitare di andare al fare la spesa a digiuno, le tentazioni potrebbero aumentare. Infine sarebbe utile pianificare i pasti che si prepareranno durante la settimana.

2.Occhio alla stagionalità. Negli acquisti, soprattutto di frutta e verdura, bisogna seguire la loro stagionalità e l’origine del prodotto. Non essendo soggetta a lunghi tempi di trasporto, e a diversi passaggi lungo la filiera della logistica, l’ortofrutta offre maggiori garanzie di freschezza e di durata, ed è più difficile che finisca tra i rifiuti. La piccola distribuzione, pur imponendo in linea di principio acquisti più frequenti, naturalmente se questo è possibile nell’economia familiare, aiuta indirettamente a mettere in relazione quantità e qualità: diminuendo la prima può aumentare la seconda.

6 febbraio 2014 

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