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Stabilità 2016. Ecco come saranno (forse) i nuovi Lea targati Lorenzin. L’importo per realizzarli andrà «a valere sulla quota indistinta del fabbisogno sanitario standard nazionale»

Con la legge di Stabilità riparte anche il cammino faticoso dei nuovi Livelli essenziali di assistenza e del nuovo nomenclatore per protesi e ausili. La ministra Lorenzin ha incassato dal premier Renzi la promessa di 800 milioni dedicati all’aggiornamento dei Lea, da inizio 2015 in mano alle Regioni, che sono andate ben oltre la deadline fissata a giugno scorso, entro la quale avrebbero dovuto analizzare la proposta di revisione ed esprimere le proprie osservazioni. Il motivo dell’impasse è il solito: le risorse preventivate inizialmente dal ministero (400 milioni) non potevano bastare.

Non a caso, la legge di Stabilità raddoppia la cifra, comunque inferiore di 100 mln ai 900 mln del budget riveduto e corretto nelle scorse settimane dalla stessa ministra della Salute. I Lea dunque ripartono: l’importo necessario a realizzarli – si legge nel testo entrante della legge di Stabilità – andrà «a valere sulla quota indistinta del fabbisogno sanitario standard nazionale».

Ciò significa che i finanziamenti arriveranno dai 111 miliardi del Fondo sanitario 2016, anche se non è escluso che iniezioni di ossigeno possano giungere dal recupero di buona parte dei 2,2 miliardi di tagli extra sanitari ereditati dal governo Monti. Quasi sicuramente, avvertono fonti ministeriali, i nuovi Lea replicheranno la versione Lorenzin: riportiamo di seguito l’articolo pubblicato a suo tempo sui contenuti del provvedimento.

Dall’eterologa alla disabilità: ecco i Lea inviati dalla ministra Lorenzin alle Regioni

Sono la «fonte primaria» per le definizione delle attività, dei servizi e delle prestazioni» garantite ai cittadini con le risorse pubbliche del Servizio sanitario nazionale». Sono i nuovi Lea, che mandano in soffitta il Dpcm 29 novembre 2001 e che, quando possibile, fanno riferimento a nomenclatori specifici per grandi aree, come la specialistica ambulatoriale e l’assistenza protesica.I nuovi Livelli essenziali di assistenza, che costeranno 415 milioni secondo quanto annunciato dalla ministra della Salute Beatrice Lorenzin – che anche oggi ha ricordato come «abbiamo fatto un lavoro enorme a un costo inferiore a 20 milioni di euro a Regione, e se le regioni non sono in grado di trovare 20 milioni per fare ciò penso che ci sia un problema complessivo di organizzazione» – puntano dritti sull’appropriatezza, anche organizzativa, con lo slittamento di una serie di prestazioni dal regime di ricovero all’ambulatorio. E fanno rotta sull’innovazione. Come si legge nella relazione illustrativa al provvedimento, articolato in un ginepraio di schede di sintesi e stime di spesa, che ora i tecnici regionali dovranno passare al vaglio: «I nuovi nomenclatori presentano caratteri di forte novità, includendo prestazioni tecnologicamente avanzate ed escludendo prestazioni ormai obsolete», avvertono dal ministero. E’ il caso della diagnostica strumentale: prestazioni considerate all’avanguardia 14 anni fa oggi sono di routine e possono essere tranquillamente erogabili in ambito ambulatoriale.

Ma i nuovi Lea puntano soprattutto sulla concretezza: dove non è stato possibile prevedere dei nomenclatori, si è scelto di entrare nel dettaglio delle «specifiche attività e prestazioni di competenza dei rispettivi servizi». Come per l’area socio-sanitaria, dove ad esempio l’emergenza non autosufficienza sarà trattata, sul fronte delle cure a casa, in 4 «diversi livelli di complessità e impegno assistenziale»: dall’assistenza domiciliare “livello base” alle cure ad alta intensità, che sostituiscono la cosiddetta ospedalizzazione domiciliare. Cifra distintiva è poi la lotta agli sprechi: debuttano le «indicazioni di appropriatezza per la prescrizione di numerose prestazioni da parte dei medici, che potranno essere soggetti a controlli da parte delle autorità regionali per la verifica della corrispondenza tra la prestazione prescritta e la diagnosi o il sospetto indicati nella ricetta». E vengono introdotte «numerose prestazioni in modalità cosiddetta “reflex”, composte da 2 accertamenti diagnostici o clinici dei quali il secondo viene eseguito solo se l’esito del primo lo richiede». L’architettura dei nuovi Lea. Prevenzione collettiva e sanità pubblica (le vaccinazioni); assistenza distrettuale; assistenza sociosanitaria; assistenza ospedaliera; assistenza specifica a particolari categorie di assistiti. Questa la struttura in cui si articola lo schema di provvedimento all’esame delle regioni.

E qui saltano all’occhio le principali novità: tra le vaccinazioni sono inserite l’anti pneumococco, l’anti meningococco, l’anti varicella e l’anti papillomavirus (Hpv), limitatamente alle bambine nel 12° anno di vita, come già previsto del resto dall’ultimo Piano nazionale della prevenzione.

Alla voce assistenza distrettuale si riconducono le cure di base, la continuità territoriale, l’assistenza ai turisti, l’emergenza sanitaria territoriale, la farmaceutica, l’assistenza integrativa erogata attraverso dispositivi monouso, presidi per diabetici e prodotti destinati a un’alimentazione particolare (come i prodotti aproteici per le persone con nefropatia cronica), la specialistica ambulatoriale (garantiti i Lea odontoiatrici per i minori e le persone con vulnerabilità socio-sanitaria), la protesica e l’assistenza termale. Notevoli le novità per la protesica, che mira a semplificare le produrre d’accesso e a includere anche i soggetti ancora in attesa di accertamento dell’invalidità ma con bisogni urgenti degli ausili. Tra le new entry, le protesi acustiche digitali e il nomenclatore delle protesi e ortesi “su misura”, accanto agli ausili “di serie”.Non autosufficienti, malati terminali, minori, donne, coppie e famiglie, disabili mentali, minori con disturbi in ambito neuropsichiatrico; persone con disabilità; soggetti con dipendenze patologiche o comportamenti di abuso patologico di sostanza. Queste le categorie “coperte” dai Lea che fanno capo al capitolo assistenza sociosanitaria, che entra nel dettaglio delle funzioni assegnate a consultori, Csm, servizi di neuropsichiatria infantile, servizi di riabilitazione e Sert. Mentre debutta ufficialmente la valutazione multidimensionale dei soggetti fragili da assegnare a centri distrettuali semiresidenziali e residenziali.

Ancora, l’ospedale, dove la parola d’ordine è appropriatezza: l’obiettivo è arrivare infatti ad aggiornare la lista dei 43 Drg potenzialmente inappropriati in regime di ricovero ordinario (con l’inclusione degli altri 66 Drg già individuati nel Patto per la salute 2010-2012), per i quali le regioni dovranno fissare le percentuali di ricoveri effettuabili appropriatamente e le misure volte a disincentivare i ricoveri inappropriati. Poi, come dettom una serie di prestazioni traslocano dal regime di ricovero diurno a quello ambulatoriale. Fanno capo all’ospedale la tutela della fertilità e gli screening materno-infantile: tra i Lea rientrano la selezione di donatori di cellule riproduttive, di prelievo, conservazione e distribuzione delle cellule e si prevede un contributo a carico delle coppie che usufruiscono della pma eterologa. L’epidurale, ancora, sarà erogata di default da tutte le regioni mentre rientrano nei Lea anche lo screening della cataratta e della sordità congenita. Guerra ai cesarei in eccesso: il decreto demanda alle Regioni l’adozione di misure volte a disincentivare l’eccessivo ricorso all’intervento.

I nuovi Livelli essenziali di assistenza andranno insomma a impattare decisamente sulla vita dei cittadini, anche per specifiche categorie: il decreto Lorenzin aggiorna gli elenchi delle malattie croniche e delle patologie rare che danno diritto all’esenzione alla spesa. Entrano tra le cronicità protette 6 nuove patologie gravi: Bpco, rene policistico autosomico dominante, osteomielite cronica, endometriosi di stadio III e IV, malattie renali croniche e talidomide. L’elenco delle malattie rare sostituisce integralmente quello attuale: entrano 110 nuove malattie o gruppi mentre “escono” patologie come la celiachia e la sindrome di Down.

Il Sole 24 Ore – 17 ottobre 2015 

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