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Stabilità. Niente fiducia alla Camera sul testo di 993 commi. Gli ultimi nodi della manovra. Padoan: il saldo netto sale a 35,4 miliardi

Il testo della “stabilità” di ben 993 commi, così come è uscito dall’ampio restyling operato dalla commissione Bilancio della Camera, è da ieri in aula a Montecitorio per ricevere il via libera senza “fiducia” entro domani o al più tardi domenica. Ma il restyling potrebbe non essere ancora concluso.

Questa mattina il Governo e i relatori, Fabio Melilli (Pd) e Paolo Tancredi (Ap), si incontreranno per sciogliere 3 o 4 nodi legati al possibile sforamento del budget originariamente disponibile per le modifiche alla Camera (150 milioni del Fispe, il Fondo per gli interventi di politica economica) e ad alcune coperture ballerine finite nel mirino dai tecnici del Mef. A partire da quella che, per effetto di un correttivo targato Ap, prevede l’introduzione per le Pmi del Sud di una riserva fissa del 20% su tutti gli incentivi statali alimentati ad esempio dal Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese e dalla nuova Sabatini. Per la Ragioneria generale dello Stato proprio il ricorso alla nuova Sabatini potrebbe creare problemi finanziari e andrebbe soppresso. Ma Ap punta a salvare il ritocco magari con un raggio d’azione ristretto. Un nuovo correttivo su questo punto è comunque molto probabile.

Un altro nodo da sciogliere è quello del contributo di 12 milioni destinato da un emendamento del Governo al comune di Campione d’Italia: una somma che sarebbe simile all’entità del possibile sforamento del budget da 150 milioni disponibile per i ritocchi a Montecitorio. In questo caso si starebbe cercando una nuova copertura anche se l’ipotesi della soppressione del correttivo non è esclusa. Così come quella di ripristinare l’attuale tassazione sulle compravendite di calciatori alleggerita da un emendamento approvato in commissione. C’è poi la questione spiagge. Il Pd chiede che dal correttivo salva-concessioni balneari vengano esclusi i Comuni e i municipi commissariati per mafia come quello di Ostia. E il Governo non chiude.

Già ieri sera in aula c’è stata una prima prosecuzione del restyling operato in commissione: il testo monstre da 993 commi uscito dalla “Bilancio” è stato integrato da un’errata corrige di tre pagine. Con alcuni perfezionamenti al capitolo Anas e a quello degli sconti Irap sul costo del lavoro per gli “stagionali” che varranno per 120 giorni per due anni (e non solo per un anno come emerso mercoledì) a partire dal secondo contratto con il datore di lavoro.

Dopo la discussione generale sviluppatasi ieri in aula, il dibattito sulla “stabilità” riprenderà oggi pomeriggio una volta concluso il voto sulla mozione di sfiducia al ministro Maria Elena Boschi. Il Governo è intenzionato a non blindare il testo della manovra alla Camera. E il numero contenuto di emendamenti presentati in aula dai gruppi parlamentari (un centinaio di cui solo una settantina “segnalati”) ha rafforzato la strategia dell’esecutivo che prevede di limare ulteriormente il testo solo dove strettamente necessario senza ricorrere a forzature con un maxi-emendamento che avrebbe dovuto rispecchiare il testo della commissione. Il tutto anche sulla base di una sorta di “gentlemen agreement” tra i gruppi di maggioranza e opposizione. Che comunque soprattutto con Forza Italia non ha mancato di criticare la manovra e le assenze in aula dei democratici. Con immediata replica dei Pd su vuoti nei banchi di Fi.

Ieri a chiudere la discussione generale in aula è intervenuto il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, che ha riconosciuto come dal dibattito parlamentare la manovra sia uscita «rafforzata anche grazie alle proposte delle opposizioni». Il Governo conferma le sue stime macroeconomiche per il 2016, con una crescita del Pil dell’1,6% in termini reali, mentre l’anno venturo proseguirà la sua azione «a sostegno della crescita e dell’occupazione in un quadro di progressivo consolidamento della finanza pubblica». Riguardo a nuovi saldi Padoan ha ricordato la scelta di avvalersi da subito dei margini finanziari massimi consentiti dalla relazione approvata dal Parlamento, ovvero portando l’indebitamento netto non più al 2,2 ma al 2,4% in rapporto al Pil cui corrisponde un saldo netto da finanziare nel Bilancio dello Stato pari a 35,4 miliardi. Una decisione che è stata presa dopo gli attentati terroristici di Parigi.?«Trattandosi di interventi che esplicano i propri effetti nel 2016 – ha osservato il ministro riferendosi al pacchetto sicurezza-cultura – si conferma il raggiungimento dell’obiettivo di medio termine del 2018».

Ieri l’Ufficio parlamentare di Bilancio in un focus tematico ha aggiornato l’analisi sul percorso di avvicinamento all’obiettivo di medio termine, vale a dire un saldo zero in termini strutturali. Un esercizio che tiene conto delle due novità che si sono presentate nell’ultimo mese: l’opinione della Commissione Ue sulla richiesta di flessibilità in virtù della spesa sostenuta per i migranti del 16 novembre (spesa da considerarsi esclusa dalle una tantum) e, appunto, l’emendamento del Governo che ha stanziato 3,1 miliardi di maggiore spesa da attivare subito per sicurezza e cultura e non più per anticipare la riduzione dell’Ires di tre punti nel 2016 (al 24,5%). Con quest’ultima mossa del Governo la deviazione sarebbe ora di due decimali di Pil (0,6 al posto dello 0,4% inteso come aggiustamento massimo consentito nella versione della manovra pre-emendamento). Una deviazione giudicata non significativa (è inferiore al limite Ue dello 0,5%) ma che aumenta i margini di rischio della manovra in caso di minore crescita.

Il Sole 24 Ore sanità – 18 dicembre 2015 

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