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Stipendi dei manager apicali in Italia 12,63 volte il reddito medio. Lo afferma uno studio presentato a Forum Pa

Dirigenti pubblici (ancora) ben pagati, a dispetto della «spending review»: un manager apicale italiano, infatti, vanta 12,63 volte il reddito medio, con cifre che, sebbene in discesa «in numeri assoluti», aumentano al confronto con i dipendenti in servizio, visto che il computo degli impiegati a disposizione per ogni vertice è, nel complesso, diminuito nel corso degli anni da 12,3 nel 2004 a 11,7 nel 2012.

E, nel frattempo, è cresciuta anche l’età degli addetti, laddove nello stivale soltanto il 10% ha meno di 35 anni. Ad indagare sulle caratteristiche degli occupati delle amministrazioni del belpaese è uno studio, che sarà presentato oggi, a Roma nell’ambito del Forum p.a. in cui si legge che la dirigenza ha subito meno tagli, oltre che di poltrone, anche sul fronte retributive, poiché se consideriamo il 2001 come numero indice=100, quella apicale è nel 2012 a quota 137 mentre la componente di seconda fascia si ferma a 121, mentre il resto del personale va a 127. E, raffrontando la busta paga dei «big» dello stato centrale e degli enti locali di vario genere con quella dei colleghi europei, si scopre come nessuno raggiunga 12,63 volte le nostre entrate medie, bensì in Inghilterra tale proporzione è 8,48, in Francia 6,44 e in Germania 4,97; quanto a coloro che si collocano in un’altra ottima posizione, ossia in prima fascia, guadagnano in Italia 10,17 volte il reddito medio, in Gran Bretagna 5,59, in Francia 5,21 e fra i tedeschi 4,44. In totale, la nostra forza lavoro all’opera nella p.a. nel 2012 era pari a 3 milioni 344 mila unità (-4,8% rispetto al 2009) mentre in Francia i «travet» si attestavano su 5 milioni 509 mila 800 (+0,1%) e in Gran Bretagna arrivavano a 5 milioni 703 mila (-7,6%). La carta d’identità, però, svela come gli impiegati della penisola siano meno giovani (anche a causa del blocco del «turnover» e delle assunzioni sempre meno frequenti), giacché l’età media è di 48 anni con un picco nei ministeri di 52 (e 22 anni di servizio mediamente); nella scuola, invece, è di 51 anni, nelle forze di polizia di 41, ma è salita di 8 dal 2001. Fra i francesi e gli inglesi i dipendenti under35 sono rispettivamente il 27% ed il 25%, quelli con meno di 25 anni sono il 5,4% e il 4,9% (nei nostri confini soltanto l’1%). E, poi, si legge nella ricerca, la percentuale del lavoro flessibile nel comparto pubblico in Italia è scesa dal 13,6% del 2001 al 10% del 2012, ma anche Oltralpe il 22,8% dei lavoratori si configura come «non titolare»; le persone assunte stabilmente nella nostra «macchina amministrativa» hanno subito una sforbiciata del 5,6% dal 2001 al 2012, e le formule precarie si sono ridotte del 30%, passando da 438 mila 144 unità nel 2001 a 307 mila 278 due anni fa.

Italia Oggi – 27 maggio 2014 

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