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Stipendi dei medici italiani ai gradini più alti d’Europa

I medici dipendenti d’Italia secondo un rapporto della Fems non si possono affatto lamentare, anzi non possono che sorridere guardando le tasche degli altri colleghi d’Europa.

I nostri carnici bianchi hanno, difatti, gli stipendi tra i più alti nel Vecchio Continente: siamo addirittura terzi – dopo belgi e danesi – nella classifica dei salari massimi. E quinti – dopo olandesi, belgi (che però negli ospedali hanno un rapporto libero-professionale), danesi e francesi – per quelli minimi. A fare i conti in tasca – è proprio il caso di dirlo – ai dottori dipendenti in Europa è un’indagine curata dalla Ferns, la «Federazione europea dei medici salariati», che non senza qualche difficoltà e con le cautele del caso sulla precisione dei dati ha messo in fila tutte le buste paga. Un confronto con diverse sorprese, questo, che è stato presentato giovedì scorso a Catania durante l’incontro sulle condizioni di lavoro del medico in Europa, organizato dal-l’Anaao Assomed insieme alla Ferns, a cui il sindacato aderisce. Che ci tiene a precisare: «Tagliare gli stipendi dei medici non è la giusta via per risparmiare, ma solo per abbassare la qualità delle cure». Ebbene, come detto, i medici che lavorano nei nostri ospedali arrivano a guadagnare al massimo della loro carriera 10mila euro al mese lordi (9.425 se il dato si aggiusta con il potere d’acquisto), escludendo ovviamente altri introiti importanti come la libera professione. «I valori riportati – precisa la Ferns nel suo documento – sono da intendersi prima delle imposte sul reddito e delle trattenute previdenziali, ma questa seconda voce, a causa di differenti regole nella struttura del salario, nei singoli Paesi, possono essere assenti». Si guadagna di più indossando un camice (almeno ai livelli massimi) solo in Belgio (16.600 euro che diventano 15.901 in base al potere d’acquisto) e Danimarca (13330 euro che diventano 9.491 in base al costo della vita). Guadagnano di meno, tra gli altri, i medici inglesi, olandesi, francesi, svedesi e spagnoli. Quest’ultimi per gli stipendi massimi possono contare su buste paga che sono la metà dei colleghi italiani. «I valori massimi – aggiunge la Ferns – vengono raggiunti, in alcuni Paesi come Francia e Slovenia, attraverso scatti automatici di anzianità, in altri Paesi lo stipendio è legato alla posizione, come i Consultants inglesi e i medici italiani, che in numero molto limitato (capi Dipartimento) ricevono lo stipendio massimo». Per quanto riguarda gli stipendi minimi i medici italiani sono subito sotto il podio’ con 4.569 euro lardi al mese (che diventano 4.241 in base al potere d’acquisto): si guadagna di più in Danimarca, Olanda, Belgio e Francia. Ma sono dietro di noi, tra gli altri, Germania, Fmlandia, Spagna, Svezia e Inghilterra. Il documento messo a punto dalla Federazione europea dei medici ha poi messo a confronto gli stipendi dei dottori con i salari medi nazionali guadagnati in ognuno dei Paesi preso in esame. E anche qui le sorprese non mancano.

«In alcuni casi (Finlandia, Francia, Germania, Polo-ria Slovenia) – scrive il documento – il salario minimo dei medici è pari al salario medio nazionale; in Belgio, Danimarca, Italia, Olanda e Slovacchia il salario minimo dei medici è superiore al salario medio nazionale; in Austria, Manda, Portogallo, Romania, Spagna, Svezia e Regno Unito, il salario medio è collocato fra i valori minimo e massimo dei salari dei medici; in alcuni casi il salario massimo dei medici è uguale al salario medio nazionale (Grecia e Malta) o persino inferiore (Repubblica Ceca e Ungheria)». Dallo studio risulta anche che dove si spende di più per il Welfare si guadagna di più come medico: «La protezione sociale – avverte, infatti, la Ferns – è maggiore nei Paesi membri dove anche i salari sono maggiori». Le analisi della Federazione dei medici salariati non finicre qui. Nel mirino delle critiche della Ferns c’è l’ipotesi a cui molti Governi stanno pensando di tagliare gli stipendi dei medici per risparmiare: «I salari, negli ospedali, incidono per il 60-65% dei costi totali», perciò il loro taglio rappresenta «un metodo immediato per risparmiare».

Ma per la Ferns questa non è la soluzione, la vera «immediata conseguenza è la riduzione della qualità delle cure». «Ma un maggiore problema – avverte la Federazione – è rappresentato dalle differenze esistenti fra i salari dei diversi Stati membri: la libera circolazione dei professionisti, nel nostro particolare caso dei medici, può produrre forti spinte migratorie da Paesi con più basse condizioni di lavoro e di salari, verso Paesi con carenza di medici, dove le condizioni sono molto migliori». La soluzione, spiega la Ferns, «non è certamente facile». Ma una via può essere una «maggiore omogeneità nelle condizioni di lavoro, stabilendo uno standard minimo per il finanziamento dei sistemi sanitari nazionali e che i salari per i medici siano un punto basilare di partenza».

Sole 24 Ore Sanita’ di martedì 4 ottobre 2011

 

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