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Su arance e pomodori il governo si fa fregare da Olanda e Polonia. Siamo primi nella Ue per produzione. Però Bruxelles copre di più i danni subiti dai Paesi del Nord

Attilio Barbieri. L’Italia è prima in Europa fra i grandi produttori di ortofrutta. L’unico Paese che ci insidia questo primato è la Spagna che con arance, pesche e nettarine negli ultimi anni ha risalito parecchie posizioni. Eppure, nonostante il peso che abbiamo, l’Unione europea non perde occasione per bastonarci.

L’ultimo schiaffone in ordine di tempo è arrivato con gli aiuti straordinari stanziati per attutire gli effetti dell’embargo adottato dalla Russia in risposta alle sanzioni occidentali. Nonostante provenga dal Belpaese il 17% della frutta e della verdura coltivate nell’Unione, Bruxelles ci destina soltanto le briciole degli aiuti. Saranno coperte soltanto 8.400 tonnellate di mele e pere e 3.800 tonnellate fra susine, uva e kiwi. Totalmente esclusi arance, clementine, mandarini e ortaggi.

E i dati diventano ancor meno tollerabili se li si raffronta a quelli di altri partner (si fa per dire!) europei. Il Belgio, ad esempio, si è visto riconoscere finanziamenti a copertura di 21.200 tonnellate di mele e pere, quasi il triplo dei nostri. L’Olanda per 9.700 tonnellate e la Polonia addirittura per 155.000.

Ma è alla voce «pomodori e ortaggi» che emerge il dato più clamoroso. A noi che siamo il produttore numero uno in Europa – e il secondo al mondo dopo la Cina – la Commissione non ha accordato alcun aiuto, mentre ne dà per 18.650 tonnellate alla Polonia e addirittura 24.650 all’Olanda. Senza trascurare però neppure il Belgio, a cui sono stati accordati aiuti a copertura di quasi 14mila tonnellate di pomodori.

A questo punto e visti i pesi utilizzati dall’Eurogoverno per ripartire i bonus, la proroga dal 31 dicembre al 30 giugno 2015 per le misure di emergenza suona quasi come una beffa. Ma soprattutto rappresenta l’ennesima sconfitta per Renzi nel semestre di presidenza italiana della Ue. Oltre a non scalfire nemmeno di striscio il fiscal compact (che ci obbliga al pareggio di bilancio e alle riduzione dello stock di debito) il premier non è riuscito neppure a far valere in sede comunitaria il nostro peso di maggior produttore di ortofrutta. Né può dirsi soddisfatto il ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina che aveva promesso ben altri risultati per i nostri agricoltori. E dire che la fregatura si era delineata in tutta la sua ampiezza già a settembre, quando Bruxelles aveva sì aumentato lo stanziamento da 125 a 165 milioni, adottando però criteri di ripartizione che avrebbero inevitabilmente penalizzato l’Italia. La fregatura parte dai periodi presi a riferimento dall’Europa per calcolare il peso dei diversi Paesi: i mesi di aprile e maggio per la frutta, quando pesche, albicocche, mele e pere maturano da giugno i poi, e gennaio-maggio per gli ortaggi. Così il pomodoro, che si raccoglie da luglio a settembre è risultato del tutto escluso.

Era inevitabile che i criteri «lunari» adottati da Bruxelles ci avrebbero penalizzati, a tutto vantaggio di Paesi come Polonia e Belgio che puntano sulle coltivazioni intensive in serra. Questo si sapeva già dall’estate scorsa ma il nostro governo, che pure conduceva le danze con la presidenza di turno, non è riuscito neppure a mettere il tema all’ordine del giorno delle riunioni preparatorie.

Altro criterio penalizzante per i produttori italiani quello in base al quale sono state prese in considerazione soltanto le partite commerciali dirette con la Russia. Escludendo invece frutta e verdura commercializzate attraverso importatori di altri Paesi. Si spiega così, ad esempio, il primato dei Paesi Bassi negli aiuti per i pomodori e il peso del Belgio per mele e pere.

Ma non è finita qui. Esclusi dagli aiuti, i nostri produttori saranno indotti a vendere a prezzi stracciati le eccedenze. Facendo precipitare le ulteriormente quotazioni. Una spirale ben nota agli agricoltori che ha portato. la scorsa estate, il prezzo all’origine di alcuni prodotti a precipitare addirittura a un centesimo al chilo. Costa di più raccoglierli e quindi, come nel caso delle nettarine, i frutticoltori li hanno lasciati marcire sull’albero. Un altro «successo» dell’Europa.

Libero – 4 gennaio 2014

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