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Sudamerica. Zoo esotico privato, status-symbol dei narcos

Il filone animali esotici-narcotraffico viene probabilmente inaugurato da Pablo Escobar Gaviria che per alonare di leggenda la sua saga criminale trasformò la Hacienda Nápoles, il suo Shangri-La a 180 chilometri da Medellin in un eden terrestre.

Nella Hacienda vivevano in sorprendente armonia 1.500 animali tra cui i famosi ippopotami, una coppia di pappagalli neri unica al mondo, cammelli, impala, giraffe, cervi, elefanti, fenicotteri, rinoceronti, zebre, gru e struzzi. All’appello mancavano solo felini, rettili e serpenti. Diversi anni dopo la storia di Hacienda Nápoles e dei suoi ippopotami rivivrà in un bel film-documentario di Antonio Von Hildebrand “Pablo’s Hippos”.

Quando il futuro capo dei sicari di Escobar, l’allora giovanissimo John Jairo Vásquez Velásquez, alias Popeye, mise piede per la prima volta nella Hacienda rimase folgorato: “Sembrava di camminare in una favola. Dovunque ti giravi, un prodigio. Donne bellissime. Una plaza de toros. Piscine. Laghi artificiali. Animali ovunque. In quel luogo ho capito che il mio destino era a fianco di Pablo Escobar”.

Altri narcotrafficanti cercano di imitare El Patron. Si racconta che a Barranquilla un traqueto girasse tutte le notti con un giaguaro in macchina a cui dava in pasto le dita di tutti gli spacciatori che avevano tradito la sua fiducia.

Il giorno in cui il narcotraffico sbaraccò dalla Colombia per approdare in Messico, la moda dell’animale esotico esplose. Il narcotrafficante messicano è attratto dai felini. Quasi che averne uno nel parco della propria villa amplifichi la sua spietata indole di predatore. L’animale esotico è più che uno status-symbol, è la massima ostentazione di opulenza, l’imprimatur di una classe dominante. Come Tony Montana/Al Pacino in “Scarface” anche i narcotrafficanti di Jalisco e di Chihuahua sognano ville in marmo nero, con scalinate rosso scarlatti, fontane con la dicitura “The World is Yours” e fiere nel parco.

Quando catturarono Joaquín Guzmán Loera, alias ‘el Chapo’, zar incontrastato del Cartello di Sinaloa, la polizia scoprì in una sua hacienda due leoni africani. In un’altra hacienda, lussureggiante di giardini tropicali e di maneggi per purosangue di proprietà di El Rey Zambada, anche lui pezzo da novanta del Cartello di Sinaloa, la polizia s’imbattè in scimmie saimiri, pavoni, struzzi, oltre a un’arsenale di pistole Beretta, fucili d’assalto AK-47, armi e esplosivi d’ogni genere e cocaina in quantità industriale. Appena due giorni prima, in una villa nella periferia di Città del Messico, la polizia aveva sequestrato due tigri e due leoni. Anche in questo caso i proprietari erano narcotrafficanti. Il quotidiano ‘Milenio’ rivelò in un reportage rimasto memorabile che la Procuraduría Federal de Protección al Ambiente in cinque anni di blitz aveva sequestrato 246.300 animali esotici o a rischio d’estinzione, appartenuti a boss del narcotraffico.

Per ospitare una parte di questi animali fu appositamente creato un giardino zoologico, Villa Fantasía, a Zapopan, nello stato di Jalisco. Attualmente a Villa Fantasia vivono un centinaio di animali tra cui due orsi, due tigri, tre coccodrilli, scimmie ragno, procioni e struzzi. L’ultimo ospite e’ una tigre di sei mesi di nome Albert

La Stampa – 23 agosto 2012

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