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Super green pass (e sanzioni pesanti). Il governo è pronto, la spinta di Giorgetti. Estensione del certificato verde ai dipendenti pubblici. E non si esclude di decidere subito anche per i privati

Il Corriere della Sera. Il governo accelera sull’obbligo di green pass per il lavoro pubblico e privato. Giovedì approderà in Consiglio dei ministri un nuovo decreto, che estende il certificato verde ai dipendenti della pubblica amministrazione. Dopo sanità e scuola toccherà ai lavoratori degli organi costituzionali, delle agenzie fiscali, degli enti culturali. E poi federazioni sportive, fondazioni, istituti di ricerca, enti di previdenza e forse anche le società partecipate dallo Stato. Dopo la frenata della settimana scorsa, innescata anche dalla contrarietà di Matteo Salvini, ora il governo allunga il passo. Si parte dagli statali, ma non è escluso che si riesca a chiudere questa settimana anche sul settore privato, arrivando a estendere il certificato a tutto il mondo del lavoro. Il che vorrebbe dire un decreto unico, che tenga dentro anche lavoratori autonomi, professionisti e (forse) anche i fruitori dei relativi servizi.

«Estendere il green pass a tutti i lavoratori è un’ipotesi in discussione — conferma Giancarlo Giorgetti — L’esigenza delle aziende è di avere la sicurezza per chi opera nei reparti». In linea con i governatori leghisti del Nord, il ministro leghista pensa che «si andrà verso un’estensione senza discriminare nessuno». L’obiettivo fissato da Draghi di ampliare il più possibile il certificato al lavoro pubblico e privato dunque non cambia. L’autunno è alle porte, bisogna spingere sui vaccini e aumentare il più possibile il numero degli italiani immunizzati. «La soglia del 90% va raggiunta entro quattro settimane e mezzo, prima che il ritorno del freddo faccia aumentare la circolazione del virus e delle varianti — ragionano gli scienziati con gli esponenti del governo — Altrimenti la lotta al Covid diventerà una rincorsa difficilissima». A Palazzo Chigi si lavora «alacremente», perché la materia è delicata e Draghi vuole scrivere un provvedimento «ben fatto» e inattaccabile sotto il profilo giuridico, che potrebbe entrare in vigore tra il 10 e il 15 ottobre: questo per dare il tempo di vaccinarsi anche a chi non ha ancora fatto la prima dose.

Anche ieri ci sono state riunioni su riunioni, coordinate dal sottosegretario Roberto Garofoli. Le sanzioni per i lavoratori pubblici saranno «molto severe», sia di carattere pecuniario che amministrativo. Si parla di multe dai 400 ai 1.000 euro e della sospensione dello stipendio.

Per consentire che l’85% dei lavoratori della PA possa tornare in presenza, come vorrebbe Brunetta, bisogna prima rendere obbligatorio il green pass. Il problema che Palazzo Chigi sta incontrando è definire il perimetro.

L’idea è estendere il certificato obbligatorio ai magistrati e a chi lavora nei tribunali, ma non ai protagonisti dei processi, come imputati e testimoni.

Per gli organi costituzionali dovrebbe esserci una norma che rinvii alla loro autonomia.

Il capitolo PA è pronto, mentre per il privato «ci sono approfondimenti in corso». Palazzo Chigi aspetta una proposta dal ministero del Lavoro, che da settimane tratta con Confindustria e sindacati. Se tutti i nodi saranno sciolti entro giovedì, si farà un provvedimento unico che tenga insieme lavoro pubblico e lavoro privato. Un super green pass, che porterebbe l’Italia a un passo dall’obbligo vaccinale. Altrimenti Draghi procederà per step, prima il pubblico e poi il privato. In questo caso, anche il green pass per tutti i settori al chiuso dove il certificato viene già richiesto ai clienti (ristoranti, palestre, cinema, teatri, treni, aerei, navi) verrebbe affrontato nel decreto ad hoc sul mondo del lavoro privato. Un’altra ipotesi è che venga inserita nel decreto sulla pubblica amministrazione una previsione di legge in cui sia scritto che «tutti i lavoratori del settore privato devono avere il green pass».

Il ministro di Forza Italia Renato Brunetta pensa che sia necessario imporre l’obbligo di green pass a tutto il mondo del lavoro, subito e per mezzo di un solo decreto, anche per ridurre al minimo contraddizioni e contestazioni. La decisione sarà presa da Draghi al tavolo con i capi delegazione dei partiti. Roberto Speranza è favorevole ad accelerare e allargare la platea, una linea che ha l’appoggio di Forza Italia e del Pd.

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