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Svizzera, quote per lavoratori Ue. Ue si rammarica: no limitazioni

Il Governo elvetico ha deciso di mantenere attiva e di estendere la cosiddetta clausola di salvaguardia, che permetterà a Berna nei prossimi dodici mesi di limitare la libera circolazione delle persone dall’Unione europea verso la Svizzera.

Il Governo rossocrociato ha prorogato le restrizioni per i lavoratori provenienti dai Paesi dell’Est Europa e le ha estese ad altri membri della Ue (dal primo giugno). La clausola di salvaguardia, che non riguarda i frontalieri, è prevista dagli accordi bilaterali conclusi con l’Unione europea e consente alla Svizzera di reintrodurre contingenti di corta durata. Per poter ricorrere a questa misura il numero delle autorizzazioni concesse a cittadini della Ue deve essere di almeno il 10% superiore alla media degli ultimi tre anni.

Il primo maggio del 2012 la Confederazione aveva già attivato la clausola, per i lavoratori provenienti dalla Ue-8, cioè da Estonia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Polonia, Slovacchia, Slovenia e Repubblica Ceca. Ieri il Governo ha deciso di mantenere questa limitazione e nel contempo di anche di estenderla ai Paesi della Ue-17, cioè i 15 membri storici, Italia compresa, più Cipro e Malta. Ai cittadini della Ue-8 potranno essere concessi un massimo di 2.180 permessi B, a quelli della Ue-17 53.700.

I contingenti possono essere reintrodotti se la soglia di 56.268 permessi B per la Ue-17 è superata tra il primo giugno 2012 e il 31 maggio 2013, ed è quello che verosimilmente si verificherà, ha detto il ministro di Giustizia e polizia, la socialista Simonetta Sommaruga. Non saranno invece introdotte restrizioni per i permessi L (al massimo un anno). Per i Paesi della Ue-17 e della Ue-8 la clausola di salvaguardia non potrà più essere applicata dopo la fine di maggio 2014. Per la Bulgaria e la Romania la scadenza è invece il 2019.

In Svizzera tutti i principali partiti fanno parte del Governo. I partiti di centro e di destra hanno sostanzialmente approvato la misura, perché temono che l’afflusso eccessivo dalla Ue – soprattutto dai Paesi periferici in crisi economica – abbia riflessi negativi sull’occupazione interna, sui salari, sugli alloggi, sulle infrastrutture. Più differenziate le posizioni a sinistra, con voci critiche sulla misura. Critiche anche dalle associazioni delle imprese, che non vogliono limitare la libera circolazione. Attivare la clausola di salvaguardia non è un atto ostile verso la Ue ha detto Sommaruga: «Siamo amici e lo resteremo – ha affermato – e il Governo rimane favorevole alla libera circolazione delle persone, ma ha deciso di utilizzare questa opzione prevista dagli accordi, prendendo in considerazione sia la politica interna che quella estera». Negli ultimi anni il numero di immigrati ha superato di 60-80mila unità quello degli emigrati.

La reazione della Commissione europea è stata particolarmente chiara e rapida. L’Alto rappresentante per la politica estera, Catherine Ashton, ha spiegato in un comunicato in tre lingue (inglese, francese e tedesco): «Mi rammarico della decisione del Governo svizzero di continuare le limitazioni quantitative adottate l’anno scorso alla libera circolazione dei cittadini dell’Unione europea che sono cittadini di otto Paesi membri, e di estendere queste restrizioni anche ai cittadini degli altri Stati membri».

Nel maggio 2012, il Governo svizzero aveva contingentato il numero dei permessi per i cittadini di otto Paesi dell’Est Europa: Polonia, Lituania, Estonia, Lettonia, Repubblica Ceca, Slovenia, Slovacchia e Ungheria. Secondo la Ashton, l’accordo euro-svizzero del 2002 permette l’applicazione di una “clausola di salvaguardia”, ma le misure adottate ieri «sono contrarie all’intesa sulla libera circolazione delle persone perché fanno una differenza tra gruppi di Stati membri».

La decisione giunge mentre tra l’Unione e la Svizzera non mancano le tensioni sul fronte fiscale. Per decenni, il Governo svizzero ha potuto approfittare delle divisioni europee per mantenere il segreto bancario e limitare lo scambio di informazioni con i suoi vicini. Oggi con la scelta del Lussemburgo di accettare lo scambio automatico di dati bancari, la posizione svizzera si è indebolita. Due giorni fa la Commissione ha esortato Berna a una maggiore collaborazione.

Il Sole 24 Ore – 26 aprile 2013

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