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Tagli alla Sanità, le Regioni: «I conti non tornano». Verso la rottura con il Governo. Solo un accordo all’ultimo minuto potrebbe consentire un’intesa. Il Veneto in ogni caso dirà no

Anteprima. Solo un accordo politico dell’ultimo minuto consentirà domani a Governo e Regioni di trovare l’intesa da 2,35 mld di tagli alla spesa sanitaria per quest’anno. Per i tecnici regionali, infatti, senza le modifiche proposte dai governatori già la settimana scorsa l’accordo non troverà la necessaria copertura finanziaria. E allora, avanti con i tagli (rafforzati) su farmaci, dispositivi medici e beni e servizi e sul privato accreditato.

Ma il Governo, a partire dalla partita-farmaci cara anche a Matteo Renzi, non ci sta. E così domani si ballerà fino all’ultimo. Col rischio concreto, a oggi, di una mancata intesa e del rinvio di altri 30 giorni. Dopo di che il Governo potrà agire di testa sua. Con tutte le ricadute politiche del caso.

«I conti non tornano». Sembra un dialogo tra sordi quello tra Governo e Regioni sui tagli da 2,35 mld per il 2015, frutto amaro della legge di stabilità per il 2015. Legge (e tagli) voluta dal Governo. Oggi la commissione Salute delle Regioni, l’ultima prima delle elezioni di fine maggio, ha formalizzato che senza le modifiche proposte al Governo l’intera manovra non si tiene. Ma il Governo, stando alle voci di corridoio, insisterà per non accogliere la grandissima parte delle proposte regionali. A partire dai farmaci. Solo una scelta politica dell’ultim’ora, domani, potrà sciogliere un nodo gordiano. Intricatissimo, anche perché di mezzo c’è una campagna elettorale incombente. Con quel «Patto salute» che balla più che mai, e che i governatori vogliono ridiscutere, come del resto dice lo stesso «Patto». Domani in mattinata sono prevedibili abboccamenti riservati al massimo vertice. Poi il summit dei governatori. Quindi la decisione in Stato-Regioni nel pomeriggio. Da ricordare che in ogni caso il Veneto dirà no su tutti i piani. Come dire che l’intesa non potrà essere sottoscritta.

Le Regioni hanno (avrebbero) idee chiare. Per i farmaci insistono sul tetto unico per la territoriale inserendo i farmaci innovativi (con relativo Fondo da 500 mln all’anno per due anni), che vedrebbe le imprese pagare il pay back su tutto e cancellare i vantaggi economici per i farmaci su epatite C &co. C’è poi in campo anche la riduzione dei livelli di spesa attuali (i tetti), insieme all’anticipo a fine giugno del nuovo Prontuario, ma con meccanismi che non vedano i cittadini dover pagare le differenze di prezzo. Poi la partita degli standard ospedalieri, che non si capisce bene quanto davvero farebbe risparmiare. E la sforbiciata – una vera e propria “rasatura” – su beni e servizi e dispositivi medici. Per quanto riguarda la responsabilità patrimoniale dei medici cattivi e iper prescrittori, invece, sarebbe in vista un compromesso. La responsabilità patrimoniale salterebbe, lasciando inalterato lo statu quo legislativo già in vigore per la dipendenza. Mentre per i convenzionati – anello importante dell’iper prescrizione – si rimanderebbe agli accordi (la convenzione) il compito di definire le possibili penalità.

In tutto questo, il Veneto resta sull’Aventino. «Sono solo tagli lineari – ripete l’assessore Luca Coletto -. Tutte le Regioni facciano come noi, a partire dall’applicazione degli standard ospedalieri. Noi l’abbiamo già fatto, e gli altri?». Già: e gli altri?

Il sole 24 Ore sanità – 22 aprile 2015 

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