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Tagli alla sanità, salta l’Intesa. Se ne riparla dopo le elezioni regionali. E la matassa si annuncia, se possibile, sempre più intricata

Niente tagli per ora alla sanità nel 2015. Ma non perché i tagli non si faranno. Più (o meno) banalmente, perché domani in Conferenza Stato-Regioni non figura l’Intesa che già è saltata nelle tre precedenti Conferenze. L’Ordine del giorno non la prevede, neppure quella dei presidenti di regione. E oggi a Venezia, dove s’è svolta la riunione degli assessori, non s’è formalmente parlato dell’accordo col Governo. Era l’ultimo vertice tra gli assessori e domani sarà l’ultima Stato-Regioni prima delle elezioni di fine mese in sette Regioni.

Risultato: dell’Intesa (con relativi tagli) se ne parlerà solo a conclusione del ciclo elettorale, dunque solo dopo la metà di giugno. E forse anche oltre, in attesa che le nuove giunte prendano forma. Solo allora si potrà riprendere in mano il bandolo di una matassa che si annuncia, se possibile, sempre più intricata. Col decreto legge promesso (incluse le riforme di Aifa, Iss e Agenas) che a sua volta è destinato a slittare. Con tutte le incognite del caso.

La situazione diventa davvero complicata. Perché fare i tagli in pochi mesi dell’anno sarà più difficile e più pesante. Perché i problemi dei conti pubblici (emblematico il caso delle pensioni) potrebbero riservare poco piacevoli novità. Perché in questo bailamme di rinvii, accade che restano invischiati altri appuntamenti cruciali per i bilanci sanitari. Per dire: non ci sono ancora le Regioni benchmark e il riparto 2015 e nel mondo dei sogni. Con questi mitici costi standard che restano in naftalina, anche se i precedenti sul riparto sono stati finora ben poca coda. E non diciamo poi del «Patto per la salute»: tutto fermo, ancora più a lungo. Mentre le Regioni chiedono sempre più ad alta voce di rivederlo. E intanto incalza la legge di Stabilità 2016. Un pasticcio. Un rompicapo.

Cinquestelle ai governatori: fermatevi. Una lettera per presidente di Regione: «Le chiadiamo di non apporre la sua firma alla prossima intesa Stato-Regioni che determinerà un nuovo, ulteriore taglio al Fondo sanitario nazionale». Così i M5S si appellano per bloccare quanto già è, di fatto, in stand by e che non per questo si prefigura come ancor più minaccioso per i cittadini, man mano che passa il tempo e che l’effetto dei tagli spalmati su una manciata di mesi del 2015 si farà ancora più pesante. Epuure le alternative, spiegano dal Movimento, non mancherebbero: ridurre i costi dei consigli regionali (oltre un miliardo l’anno); ridurre la spesa per le auto blu (un altro miliardo su cui le Asl pesano per quasi 1/£, affermano i grillini); ridurre i costi delle partecipate locali (2-3 mld l’anno).

Sanità24 – 7 maggio 2015 

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