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Il Nord-Est frena: emergenza ordini per le imprese

Termometro dell’andamento congiunturale della piccola e media impresa, le aziende del Nord-Est chiudono l’anno e si apprestano ad aprire quello nuovo con una preoccupazione maggiore rispetto a sei mesi fa.

E devono fare i conti con gli effetti reali della crisi – per un momento, sembrati ammorbiditi o scongiurati dagli sviluppi positivi politici nazionali ed europei –: il calo degli ordinativi, la perdita di competitività, la stretta creditizia che si riversa sulla mancanza di investimenti e si aggiunge ai ritardi nei pagamenti.

Spostano, allora, l’uscita dalla crisi da qui a 18 mesi e si ritrovano con il fiato corto su ordinativi – aumenta la percentuale di imprese che dice di avere margini per un mese – e sulla liquidità (i tempi di pagamento della pubblica amministrazione solo in Veneto arrivano anche a due anni e aumentano i casi di imprese in difficoltà per l’incapacità di pagare gli stipendi ai dipendenti).

È l’osservatorio della Fondazione Nord Est, diretta da Daniele Marini, a fornire il quadro: il 64% delle più di mille imprese intervistate, con più di dieci dipendenti, peggiora le aspettative rispetto allo scorso giugno e posticipa la fine della crisi a oltre un anno e mezzo. L’uscita dalla fase di recessione, alla quale si fa fronte soprattutto con la riduzione dei costi, risulta rallentata da alcuni elementi strutturali (pressione fiscale troppo elevata, indicata dal 42,1% degli intervistati, e burocrazia 26%) e elementi legati alle imprese (ridotta propensione agli investimenti in ricerca, 23,4% del campione, imprese troppo piccole per competere sui mercati internazionali, 21,9%, e bassa capitalizzazione, 18%). Ma dato significativo è anche l’aumento di chi ritiene di avere un portafoglio ordini assicurato solamente per un mese o poco più (il 40%, mentre il 30% arriva appena a tre mesi).

«Lo scenario globale è bruscamente peggiorato nel corso dell’estate – commenta il presidente degli industriali veneti Andrea Tomat – e si prospetta ancor più sfavorevole per la fine dell’anno. Le imprese venete stanno affrontando una fase molto difficile in cui convivono ripresa e stagnazione, sfiducia e ottimismo. Tutti i settori stanno soffrendo, anche quelli più forti e tradizionali per la nostra regione, come la chimica, il tessile abbigliamento, il legno arredo e la meccanica». Il presidente di Confindustria Veneto, regione che pesa per il 70% sull’economia triveneta, pensa anche ai dati congiunturali del terzo trimestre e alle previsioni del quarto, che segnalano un’ulteriore battuta d’arresto a fine anno. I principali indicatori registrano, infatti, un peggioramento di tutti gli indici: diminuiscono le aspettative sull’export e ristagnano gli investimenti (produzione industriale -1,2%, ordini interni -1,2%, ordini esteri +0,0%, occupazione -1,1%).

Tomat parla anche di credito, uno dei problemi più sentiti a Nord-Est: «Serve un’azione sul credito per evitare un pericoloso arresto del sistema produttivo», dice, pensando anche alle recenti vicende che hanno visto il suicidio di un imprenditore edile padovano, senza liquidità per pagare gli stipendi a fine mese, a causa di crediti vantati e non fornito di liquidità dalle banche. E in effetti la piaga dei ritardati pagamenti aggrava la crisi di liquidità delle Pmi, già strette dal credit crunch. E mette a rischio la sopravvivenza anche di una parte sana del tessuto produttivo, intenta a ristrutturarsi, rifinanziare il patrimonio, ricostituire le scorte. A Padova, ad esempio, per il 66,8% delle piccole e medie imprese i tempi di pagamento tra imprese e soprattutto quelli tra Pa e aziende sono peggiorati negli ultimi sei mesi. È proprio la Pa il cliente meno affidabile: per il 58% delle aziende i tempi medi di pagamento superano i 120 giorni, a fronte di una media Ue di 63. «La situazione è diventata estremamente seria – commenta il presidente di Confindustria Padova, Massimo Pavin –. In associazione riceviamo segnalazioni di aziende con problemi di liquidità, che lamentano ritardi dei pagamenti fino a 600-700 giorni». Da qui l’appello di Pavin al ministro dello Sviluppo economico Passera. «Dia un segnale immediato. Le azioni pro-crescita comincino dal recepire già a gennaio la Direttiva comunitaria che stabilisce il termine massimo di pagamento in 30 giorni per merci e servizi forniti alla Pa e di 60 giorni per i pagamenti tra privati». Tra le imprese di dimensioni maggiori (sopra i 100 addetti) il clima di fiducia appare migliore rispetto alla media, ma nemmeno le grandi aziende sono ottimiste. «Anche se chiudiamo il 2011 con soddisfazione – dice Alessandro Riello, presidente della Aermec di Verona, 700 addetti e 177 milioni di fatturato – vedo molte ombre nel 2012. L’urgenza è quella di salvaguardare la moneta unica. Sarebbe scellerato per noi tornare alle monete locali; serve non solo una moneta unica ma una politica economica finalmente univoca».

Katy Mandurino – Il Sole 24 Ore – 28 dicembre 2011

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