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Tasse sulla casa: si cambia ancora, al 3,5 per mille l’aliquota. Tasi sulla prima. Tetto a quota 11,6 sulla seconda

Regna l’incertezza: la prima rata in teoria va pagata entro il 16 gennaio, ma i comuni devono stabilire detrazioni e importi. Problemi anche per la nuova tassa sui rifiuti

La facoltà ai comuni di aumentare la Tasi, la nuova tassa sui servizi indivisibili, verrà data e lo si farà con un emendamento al decreto legge che ha abolito la seconda rata dell’Imu sulla prima casa per il 2013. Questo provvedimento debutterà lunedì nell’aula del Senato e sarà proprio qui che il governo presenterà la modifica che consentirà ai comuni di portare dal 2,5 per mille al 3,5 per mille il prelievo Tasi sulla prima casa e dal 10,6 per mille all’11,6 per mille quello sulle seconde. È questo l’orientamento maturato al ministero dell’Economia. In questo modo i sindaci avranno quel miliardo e mezzo in più che ritengono indispensabile per far quadrare i bilanci, ma dovranno usare le nuove risorse, almeno in parte, per stabilire detrazioni a favore delle famiglie e dei soggetti svantaggiati.

Anche se l’aumento è una facoltà è probabile che molti comuni lo decideranno, rendendo di fatto per i proprietari il costo della Tasi, la tassa sui servizi indivisibili (illuminazione, polizia locale, eccetera), molto simile alla vecchia Imu, le cui aliquote di base erano del 4 per mille sulla prima casa e del 7,6 per mille aumentabile fino al 10,6% sulle seconde. Su queste ultime, in particolare, la Tasi rischia di aggravare il prelievo rispetto al 2013. Protesta, non a caso, la Confedilizia, parlando di «stato di esasperazione dei piccoli proprietari». E anche nella maggioranza c’è chi, come Scelta civica, non è d’accordo, al punto che Enrico Zanetti, responsabile delle politiche fiscali del partito, minaccia di non votare un eventuale emendamento del governo con gli aumenti della tassa.

In attesa di questi sviluppi restano i comuni, ma soprattutto i cittadini che, ad oggi, non sanno né quanto né quando dovranno pagare. La versione finale della legge di Stabilità ha infatti mantenuto la data del 16 gennaio come scadenza per la prima rata della Iuc (Tasi e Tari), ma ha dato ai comuni la facoltà di posticipare questa data, oltre che di stabilire il numero di rate annuali in cui dovrà essere suddivisa la nuova imposta. Se il comune non avrà preso entro il 16 una decisione né sull’aliquota da applicare né sulla scadenza della prima rata, come dovrà comportarsi il cittadino? Dovrà pagare, al massimo il 16 gennaio, la Tasi con l’aliquota base dell’uno per mille e la Tari versando la stessa somma pagata per la vecchia tassa rifiuti con la prima rata del 2013, spiegano i tecnici del Tesoro. Stando così le cose è evidente che tutti si ridurranno all’ultimo minuto a meno che i comuni non stabiliscano in massa uno slittamento del termine del 16 gennaio.

Resta ferma, invece, la scadenza del 24 gennaio per il pagamento della cosiddetta mini-Imu in quei comuni, circa 2.500, che hanno deliberato un aumento dell’aliquota base del 4 per mille. Qui i proprietari dovranno coprire il 40% della differenza tra l’aliquota maggiorata e il 4 per mille. Nella maggior parte dei casi si tratta di qualche decina di euro, ma anche qui bisognerà ricorrere ai Caf o comunque all’assistenza di professionisti. Il rischio di un grande ingorgo è reale.

I sindaci dell’Emilia-Romagna hanno proposto al governo di sostituire la mini-Imu del 24 gennaio con un prelievo una tantum sul gioco d’azzardo. Il ministro degli Affari regionali, Graziano Del Rio, ha promesso un’attenta valutazione della proposta, aggiungendo però che è difficile cambiare le norme in corso.

Enrico Marro – Corriere della Sera – 4 gennaio 2014 

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