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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Notizie»Spending review. Tecnici del Senato: troppi tagli lineari e gettito a rischio. Pa dovrà ricorrere ai precari per coprire buchi
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    Spending review. Tecnici del Senato: troppi tagli lineari e gettito a rischio. Pa dovrà ricorrere ai precari per coprire buchi

    pecore-elettricheInserito da pecore-elettriche13 Luglio 2012Nessun commento5 Minuti di lettura
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    1a1a1_1foto_logo_senatoTagli lineari nel pubblico impiego «non coerenti con un’effettiva spending review». Rischio di sovraccosti nel passaggio di funzioni derivanti dal taglio delle Province e incertezza sulle risorse da assegnare alle nuove città metropolitane. Rischio di contenziosi e di nuovi oneri per le casse dello Stato dal nuovo dispositivo di gestione delle forniture della Pa previsto dal pacchetto-Consip. Sono questi solo alcuni dei capitoli del decreto sui tagli alla spesa finiti nel mirino del Servizio Bilancio di Palazzo Madama, che esprime più di una perplessità anche sulle misure sulla sanità e sugli affitti sostenuti dalla Pa. E chiede chiarimenti al Governo sul meccanismo attivato per evitare fino a metà 2013 l’aumento dell’Iva. I

    ntanto sul decreto, che ha cominciato il suo iter in commissione Bilancio al Senato dove gli emendamenti dovranno essere presentati entro il 19 luglio, sale la tensione. Dopo le regioni anche i sindaci vanno all’attacco del Governo.

    Il presidente dell’Anci, Graziano Delrio, afferma che la spending review è «un’operazione fatta sulla carne viva dei Comuni». E, annunciando che i sindaci manifesteranno il 24 luglio davanti al Senato, aggiunge: se il Governo non ci ascolterà sarà scontro. Ma dal ministro Piero Giarda, non arrivano grandi aperture. Giarda sottolinea che i tagli ad enti locali e Regioni ammontano complessivamente a 7,5 miliardi, ovvero solo «al 3% della loro spesa complessiva», e che su questa stretta non esistono margini di trattativa. Ma Giarda aggiunge anche che in Parlamento potranno essere valutati i criteri di ripartizione del giro di vite. In altre parole, una diversa distribuzione della stretta premiando magari i Comuni più virtuosi.

    Tornando al dossier del Servizio Bilancio del Senato, i tecnici sostengono che «l’incremento delle aliquote Iva ha un effetto certo ed immediato sia in termini di competenza che di cassa, mentre i risparmi di spesa possono presentarsi incerti sia nell’ammontare che nei tempi di recupero». Molte perplessità vengono espresse sul pubblico impiego e sugli effetti attesi dal pacchetto Consip. Nel primo caso si sottolinea che la riduzione degli statali «si ripropone alla luce del metodo “lineare” adottato dal dispositivo in esame, lontano dai criteri e dalle scelte che sarebbero coerenti con un’effettiva spending review». Ma il presidente della commissione Bilancio, Antonio Azzollini (Pdl), assicura che la riduzione della spesa non sarà assicurata da tagli lineari. I tecnici, da parte loro, fanno notare che occorre verificare se le riduzioni degli organici «unitamente al protrarsi del blocco del turn-over, possano comportare difficoltà a soddisfare i fabbisogni minimi di funzionamento» della Pa che, diversamente dovrà ricorrere ai precari per coprire i buchi. Nel dossier si evidenzia che la cura dimagrante dei dipendenti deve comunque essere accompagnata da una revisione delle funzioni delle amministrazioni.

    Sul pacchetto-forniture le perplessità riguardano la decisione di rendere nulli tutti i contratti stipulati senza ricorrere al metodo Consip e le modalità adottate per rafforzare il meccanismo di centralizzazione degli acquisti.

    Anche il Il taglio coatto del 5% sui contratti in essere per beni e servizi nella sanità rischia, secondo i tecnici del Senato, di creare un cospicuo contenzioso per le Asl e problemi di approvvigionamento. Nel dossier si sostiene poi che l’abbassamento del tetto della farmaceutica sul territorio potrebbe provocare conseguenze negative sulla redditività e i programmi d’investimento delle imprese con possibili riflessi anche di natura fiscale.

    I tecnici sui tagli alla sanità: più chiarezza su farmaci e dispositivi medici. Rischio fornitori

    Il risparmio sulla farmaceutica potrebbe essere sottostimato, mentre il tetto ai dispositivi medici potrebbe non essere “sostenibile”. E i fornitori con la rinegoziazione dei contratti potrebbero abbandonare il Ssn. Arriva l’analisi del servizio Bilancio del Senato sulla spending review. Che sostanzialmente non obietta nulla sulle misure sanitarie della manovra, se non alcune osservazioni che riguardano la spesa farmaceutica, i beni e servizi e il taglio dei posti letto. Per quanto riguarda la spesa farmaceutica territoriale secondo il servizio Bilancio andrebbero puntualizzati gli effetti sul livello della spesa farmaceutica ospedaliera che derivano dalle specialità medicinali di fascia A, dal pay back per l’ospedaliera, del rimborso da parte delle imprese alle Regioni per il superamento del tetto di spesa dei medicinali prodotti, dalle somme restituite dalle aziende farmaceutiche, anche sotto forma di extra-sconti, alle regioni per le procedure di rimborsabilità condizionata sottoscritte in sede di contrattazione del prezzo.

    Secondo il documento la quantificazione complessiva è “prudenziale”, tanto in termini di risparmi pregressi (che sembrano leggermente sovrastimati), quanto dei nuovi risparmi riconducibili (che sembrano sottostimati).

    Sui beni e servizi invece il servizio Bilancio mette in guardia, nonostante la sottostima del possibile risparmio, dal rischio di scatenare “un cospicuo contenzioso a carico delle aziende sanitarie” e creare “problemi di approvvigionamento per alcune aziende sanitarie” se i fornitori dovessero preferire recedere dal contratto piuttosto che subire la decurtazione dei compensi, anche alla luce dei ritardi nei pagamenti. Inoltre, secondo il servizio bilancio andrebbero illustrati i motivi per cui gli effetti per il 2012 sono maggiori di quelli per il 2013 e 2014.

    Sul taglio dei posti letto la relazione ricorda che incide soltanto sulla quota di oneri variabili (e, fra l’altro, in misura meno che proporzionale).

    E sul nuovo tetto per i dispositivi medici, oltre al fatto di giudicarlo forse “non sostanzialmente sostenibile, anche alla luce del progresso tecnico e della questione dell’aggiornamento del nomenclatore dei dispositivi medici”, il servizio bilancio sottolinea che, a differenza di quanto accade per la spesa farmaceutica, l’eventuale sforamento resta a carico delle regioni: in questo settore non c’è pay back per le aziende produttrici.

    Il Sole 24 Ore – 13 luglio 2012

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