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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Torino, sovrattassa per gli alunni che pranzano con il panino della mamma. La preside: “Per assistere chi mangia sosteniamo costi extra”
    Notizie ed Approfondimenti

    Torino, sovrattassa per gli alunni che pranzano con il panino della mamma. La preside: “Per assistere chi mangia sosteniamo costi extra”

    Cristina FortunatiInserito da Cristina Fortunati13 Settembre 2017Nessun commento3 Minuti di lettura
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    Una sovratassa per chi si porta a scuola il panino della mamma. Il comitato contro il Caro Mensa torna all’attacco denunciando l’introduzione di una sorta di “tariffa”, da 1 euro a 1,50 euro, per assicurare l’assistenza durante la pausa pranzo: “Questa però dev’essere garantita dagli insegnanti senza oneri per le famiglie, che già pagano le tasse e con esse gli stipendi ai docenti – spiega l’avvocato Giorgio Vecchione che da anni sostiene la battaglia, anche legale, del comitato – Oltretutto il contributo è stato differenziato tra chi usa la mensa e chi no”.

    E’ proprio la differenza di costo tra chi consuma il pasto “normale” in mensa e quelli che vengono con il pranzo da casa a far arrabbiare i sostenitori del pasto libero. Tra chi usa la refezione scolastica, che costa meno, e chi si porta il pasto da casa, che costa di più, “c’è una discriminazione inaccettabile”, dice Vecchione. Il caso riguarda in particolare la scuola elementare Duccio Galimberti di Borgo Vittoria, dove la preside Luisa Dal Paos, che ha la responsabilità di tutto l’istituto comprensivo Saba, ha chiesto un contributo di 1 euro e 50 al giorno per chi si porta il pasto da casa e di un euro per chi usa la mensa: “Dobbiamo sostenere dei costi aggiuntivi perché molti bambini del tempo normale hanno scelto di passare a scuola tre pomeriggi a settimana e la loro presenza in mensa non è considerata “tempo scuola” e quindi coperta dai fondi spiega la dirigente – A questo si aggiunge che stanno aumentando le famiglie che non vogliono usufruire del servizio mensa, ma non c’è un numero certo e non ci è stato assegnato il personale aggiuntivo per l’assistenza che sarebbe necessario. Per questo dovremo pagare le cooperative che si occupano dell’assistenza anche per gli studenti del tempo pieno”. La preside difende anche la scelta di differenziare la tariffa: “Si tratta di una proposta che vogliamo condividere con le famiglie e di cui parleremo da qui all’apertura della mensa – aggiunge – Ci sembra una scelta di equità visto che chi usa la refezione scolastica sostiene già un costo molto elevato”.

    Quello della Galimberti non sarebbe l’unico caso: “Stiamo raccogliendo le segnalazioni e poi capiremo che fare – dice Vecchione – Ma non ci sono solo questi episodi”. Alcune scuole respingono le disdette alla mensa dicendo che sono tardive, quando il Comune e la scuola non hanno mai dato termini per operare la scelta, mentre altre negano il pasto da casa in attesa di nuovi sopralluoghi delle Asl. “Non viene data una tempistica: se andavano rifatti i sopralluoghi, già fatti l’anno  scorso, avrebbero dovuto muoversi in tempo utile senza lasciare scuole e famiglie allo sbando”, dice Vecchione.

    L’assessore al’Istruzione del Comune, Federica Patti, replica sottolineando che il Comune ha fatto una circolare a luglio per quanto riguarda il servizio mensa. “Tocca alle scuole informare le famiglie – sottolinea l’assessore – le famiglie degli iscritti alle scuole di ogni grado hanno ancora tempo per fare la scelta”.

    Repubblica – 13 settembre 2017

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