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Tosi: «Inciucio nella sanità. L’azienda zero? Un mostro». L’ex leader leghista all’attacco su nomine e riforma delle Usl: «Irrealistico pensare di partire il 1° gennaio»

È stato assessore regionale per soli due anni (2005-07), ma l’influenza di Flavio Tosi sulla sanità veneta si è protratta molto più a lungo. Per tanti la figura politica di riferimento del settore, almeno fino alle ultime elezioni, è stato proprio lui, che non a caso ha sempre scelto personalmente i suoi successori. Ma ora quel potere – grande o piccolo che fosse – di fronte a quello che acquisirà il futuro capo dell’«Azienda Zero», chiamata ad assorbire una serie di funzioni oggi in capo alle 22 Usl, impallidisce. Almeno, questa è l’opinione del sindaco di Verona: «si sta creando un vero e proprio mostro».

Sindaco Tosi, non crede che l’«Azienda Zero», nell’ottica dei continui tagli alla sanità, sia un modo per dare più efficienza al sistema?

«Se uno conosce la materia, sa che risparmi veri non ce ne saranno. Piuttosto, si sta dando corso ad un disegno pericolosissimo. Il direttore generale dell’Azienda Zero sarà il vero plenipotenziario della sanità. Avrà poteri non solo di gestione ma anche di programmazione degli acquisti e delle risorse umane, svuotando i direttori delle Usl. Avrà in capo anche la gestione sanitaria accentrata, che è l’unico capitolo su cui può incidere direttamente la giunta. Insomma, sarà più potente anche dell’assessore di riferimento e dello stesso governatore. Per questo parlo di mostro, anche dal punto di vista della trasparenza».

Ma non crede che razionalizzare l’organizzazione della sanità veneta sia una necessità impellente?

«La razionalizzazione va fatta, ma tutto quello che è il potere di programmazione, di controllo e decisione deve rimanere in capo alla politica, agli eletti. Invece, fatta questa scelta, avremo una dittatura: lo stesso governatore e l’assessore saranno esautorati».

Perché il governatore Zaia dovrebbe promuovere una riforma che lo mette ai margini delle scelte?

«Su questo disegno di legge ci sono due mani diverse: chi l’ha scritto e chi l’ha firmato. E la mia impressione è che chi ha firmato non abbia ben chiaro i contenuti e le conseguenze».

Zaia ha firmato, ma chi avrebbe scritto la legge? Pensa al segretario generale della Sanità Domenico Mantoan?

«Il nome, anche se tutti l’abbiamo in mente, è irrilevante rispetto alla proposta in sé».

La proposta prevede anche la riorganizzazione su base provinciale delle Usl, no?

«I direttori generali scadono a dicembre, ma pensare di partire dal primo gennaio 2016 è impossibile, irrealistico. Per giunta, viene cancellata la figura del direttore dei servizi sociali, riassorbita nella direzione sanitaria. Non so se chi opera in quel settore, che già storicamente era cenerentola dei fondi, sia contento».

Come opposizione, pensate di poter fermare questo disegno?

«Faremo la nostra parte, sperando che ci sia unità di tutti. Ma spero soprattutto che qualcuno nella maggioranza si renda conto della cosa abominevole che stanno per fare».

Intanto, grazie all’asse «anti-sistema» tra Lega e Cinque Stelle, è saltata la nomina di Orietta Salemi del Pd, sostenuta anche dai tosiani, a vicepresidente della commissione sanità.

«Qui l’asse non c’entra. Si tratta di un inciucio clamoroso e sbagliato. Con questa brutta legge regionale la maggioranza ha i numeri risicati e Zaia così ha voluto comprarsi i grillini. Quanto successo è molto grave perché, in democrazia, regola vuole che la maggioranza non si intrometta nelle scelte che spettano all’opposizione».

Il Corriere del Veneto – 16 luglio 2015

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