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Toxoplasmosi: più informazione per sfatare il mito del gatto come responsabile della trasmissione diretta all’uomo

toxo-gravidanzaContributo Simevep. La toxoplasmosi è una malattia provocata da parassiti che può colpire anche l’uomo, pericolosa per immunodepressi, neonati e donne in gravidanza. Infatti il parassita ha la capacità di attraversare la barriera placentare e di raggiungere il feto determinando aborto oppure sintomi neurologici ed oculari nel nascituro anche a distanza di trenta anni di età, specialmente in assenza di terapia. Da sempre il gatto è stato ritenuto responsabile del contagio all’uomo. In realtà l’implicazione del gatto nella trasmissione della toxoplasmosi è limitata all’eliminazione delle uova (oocisti) con le feci che, però, appena emesse non risultano infettanti, in quanto devono maturare e ciò avviene soltanto nell’ambiente esterno (non nell’intestino del gatto). Più il clima è caldo e umido, più i tempi di maturazione diminuiscono. Tuttavia, non possono mai scendere al di sotto delle 24-48 ore: è il tempo minimo richiesto affinché si formino gli elementi infettanti, che causano la malattia, all’interno delle oocisti.

Il gatto emette le oocisti esclusivamente la prima volta che si infetta e al massimo per tre settimane. In seguito svilupperà un’immunità che durerà per tutto il resto della sua vita. Quando   le oocisti eliminate nell’ambiente sono divenute mature, queste restano vitali e infettanti nel terreno anche per diciotto mesi: quindi la terra rappresenta una fonte reale di contagio per l’uomo e per gli animali (anche da reddito) che vivono all’aperto. La toxoplasmosi è una malattia trasmessa con gli alimenti e la carne cruda o poco cotta è ritenuta la prima causa di infezione. Tuttavia oggi con l’utilizzo dei sistemi di allevamento di tipo intensivo si sta riducendo questa modalità di trasmissione. Altro problema è rappresentato dall’acqua infetta, soprattutto nei paesi in via di sviluppo, dove l’acqua da bere non è filtrata e magari scorre all’aperto con possibile contaminazione fecale. Anche la frutta e la verdura consumate senza essere state adeguatamene lavate rappresentano un elemento di rischio; oltretutto non serve tenerle in ammollo in disinfettanti, perché le oocisti presentano una parete doppia che le rende resistenti. Altra causa di infezione sono i molluschi bivalvi consumati crudi.

Il gatto si contagia per lo più ingerendo piccole prede infette (quali topolini e uccellini) che presentano il parassita protetto da una cisti negli organi verso i quali ha spiccata affinità: muscoli scheletrici, cuore, cervello, occhio, fegato, polmoni e reni; dove rimarrà annidato per tutta la vita dell’ospite.

Se a casa vive un gatto, questo non deve essere allontanato quando la donna resta incinta. Infatti il gatto, anche se è infetto, non è pericoloso per la trasmissione della toxoplasmosi, ma lo diventano i suoi escrementi quando maturano nell’ambiente esterno. Quindi bisogna vuotare la lettiera ogni giorno utilizzando dei guanti di lattice, oppure farla vuotare la cassetta ad altri. Occorre cercare di non far uscire il gatto per evitare che si cibi di topi e uccelli. Va alimentato soltanto con cibi secchi (croccantini) o umidi: non bisogna dargli carne cruda, prosciutto crudo (a breve stagionatura) ed insaccati crudi. Non serve, a scopo preventivo, sottoporre il gatto ad un prelievo di sangue per accertare se ha contratto la toxoplasmosi perché il periodo in cui il gatto elimina le oocisti con le feci è molto breve (massimo tre settimane).

Nell’ambito del controllo di questa malattia appare fondamentale il ruolo del medico veterinario come promotore di informazioni ai proprietari dei pet e degli animali da reddito: il veterinario ha il compito di sfatare il mito del gatto quale responsabile della trasmissione diretta del parassita all’uomo e di focalizzare l’attenzione su alimentazione, condizioni igieniche, abitudini alimentari e rapporti sessuali non protetti in gravidanza.

Dott.ssa Francesca Bellini – Coordinatore GdL Rapporti e strategie di comunicazione con i consumatori della Simevep

Da Sanità informazione – 18 agosto 2016

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