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Tra Veneto e Friuli vivono almeno 42 orsi accertati

Bilancio del Life Arctos che cura la reintroduzione dei plantigradi. L’uccisione di «M13» in Svizzera: «Soluzione estrema, le strade per la convivenza e per evitare incursioni sono molte ed efficaci»

Sì, è difficile abituarsi al pensiero che gli intrusi siamo noi, non lui. Che il pericolo siamo noi, non lui. E se è sempre meglio non eccedere in confidenze con l´orsacchiotto incontrato lungo il sentiero – si tratta pur sempre di una “bestiola” di un paio di quintali – bisogna anche dire che «in tutta Europa non si ricordano casi di aggressioni all´uomo».

Quindi prudenza e buon senso. Ma niente violenza gratuita contro la cinquantina di plantigradi che torna ad abitare sulle montagne del nord Italia: anche sul Baldo, dove la scorsa estate ci sono stati diversi avvistamenti. Questo, in sintesi, l´appello lanciato ieri da Daniele Zovi, comandante veneto del Corpo forestale di Stato, durante l´incontro con i colleghi di altre regioni al Circolo ufficiali di Castelvecchio, a Verona.

Il convegno arriva a meno di un mese dall´uccisione, in Svizzera, dell´orso trentino M13. L´abbattimento, resosi «inevitabile» per i suoi «eccessivi e pericolosi avvicinamenti ai centri abitati», dicono le autorità elvetiche, è stato fortemente criticato.

Da più parti: dalle associazioni ambientaliste, in primis il Wwf, come pure dal popolo degli internauti, raccolti in oltre 12mila nel fan club «Emme Tredici» su Facebook, ora straripante di messaggi a lutto. Ma agli abitanti delle valli montane, in particolare ad allevatori e apicoltori depredati di pecore e arnie, non si chiede di portar pazienza e stop. «Prima di arrivare a uccidere, ci sono molti metodi per dissuadere l´orso dal compiere incursioni», chiarisce Zovi. «Esistono i contributi della Regione per presidi ad hoc e i risarcimenti in caso di danni. Esiste una squadra speciale di intervento cui rivolgersi. Il metodo migliore per ottenere una convivenza armonica tra insediamenti umani e orsi è la conoscenza».

Bene. S´inizia col dire che la colonia di orsi bruni sulle Alpi centro-orientali, fra Trentino, Veneto e Friuli, conta 42 presenze accertate. Ma potrebbero essere anche 50. «È vero, sono carnivori, la loro dieta però comprende anche molti vegetali».

«Tra tutti, solo tre orsi sono risultati in qualche modo dannosi. Due sono stati trasferiti in aree recintate: il primo a Trento, la seconda, un´orsa particolarmente indisciplinata battezzata Jurka, nella Foresta Nera in Germania. E il terzo, M13, è stato abbattuto».

L´ultima estate, in Veneto e nel Veronese hanno “soggiornato” cinque esemplari: quattro di origine trentina e uno sloveno. Tutti maschi. «Non abbiamo ancora la fortuna di ospitare una famiglia veneta di orsi», prosegue Zovi. «Nella stagione degli amori, gli animali ritornano nelle zone dove si trovano le femmine. L´orso può fare moltissima strada. Dino, per esempio, coprì circa mille chilometri in un anno, dalla Slovenia alla Lessinia e poi di nuovo in Slovenia».

Quali consigli per gli escursionisti che s´imbattano in un orso? «In caso di incontri frontali, ci si allontana, senza panico», suggerisce Zovo. «E poi gli orsi non vanno nutriti. Primo, per non innescare confidenze che possono diventare problematiche, come per M13. Secondo, perché sanno arrangiarsi da soli».

L’Arena – 9 marzo 2013

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