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Trasparenza, gli atti della Pa diventano tutti accessibili. Alle amministrazioni solo 30 giorni per rispondere. Decreto riveduto e corretto oggi in Cdm

Probabilmente non è un caso che il primo dei decreti attuativi della riforma Madia sulla Pubblica amministrazione a tagliare il traguardo sia quello sulla trasparenza. Da sempre, il libero accesso a tutti i dati, gli atti e i documenti della Pa, è stato indicato come un provvedimento simbolo sia dal ministro della Pubblica amministrazione che dal premier Matteo Renzi.

Oggi il consiglio dei ministri licenzierà, definitivamente, quello che in gergo tecnico si chiama il «Foia», acronimo di Freedom of information act, una regola internazionale già in vigore in 90 Paesi e che dà diritto ad ogni cittadino di accedere liberamente agli atti della Pubblica amministrazione. La strada di questo provvedimento non è stata semplice. Per la burocrazia è una grande rivoluzione, perché qualsiasi decisione presa attraverso un atto, sarà pubblica. Non potrà avere accesso ai documenti solo chi, come oggi, è portatore di un interesse specifico, ma qualsiasi cittadino che ne faccia richiesta. Una sfida, soprattutto culturale, non facile. Tanto che in tutti i modi nei vari passaggi di genesi del testo c’erano stati tentativi di ridurne la portata. Per esempio introducendo nel provvedimento il sistema del silenzio-diniego. Se l’amministrazione non avesse risposto entro 30 giorni alla richiesta del cittadino, la domanda sarebbe stata automaticamente respinta. A quel punto non sarebbe rimasto che fare un costoso ricorso al Tar.

LE MODIFICHE

Durante il passaggio parlamentare, la relatrice alla Camera, Anna Ascani, ha fatto approvare un parere nel quale si chiedeva l’eliminazione di questo meccanismo di silenzio-dissenso, introducendo invece un obbligo per la Pa di motivare il rifiuto a fornire il documento. Nel testo che domani andrà in consiglio dei ministri, questo punto è stato recepito. Questo significa che le amministrazioni saranno obbligate a rispondere entro trenta giorni, in senso positivo o negativo. Un altro principio che è passato è che, se trasmessi in forma digitale, i documenti non debbano avere nessun costo per i cittadini. Anche il ricorso in caso di diniego, potrà essere presentato non solo al Tar, ma anche al difensore civico o al responsabile della trasparenza, in modo da rendere l’appello non oneroso. Nel nuovo testo, poi, sarà posto anche un limite più stringente ai casi nei quali la pubblica amministrazione potrà dire di no alla richiesta di accesso. I limiti sono quelli della tutela della sicurezza pubblica, la difesa e le questioni militari, il potenziale rischio per le relazioni internazionali, o ancora quello per la stabilità finanziaria oltre, infine, al rispetto della privacy. La nuova versione del decreto, tuttavia, precisa che il pregiudizio per uno di questi interessi deve essere «concreto» e non astratto. Ma quali atti e documenti potranno essere chiesti? In astratto tutti, salvo le eccezioni sopra descritte. Si potrà, per esempio, chiedere a che punto è una richiesta di visita specialistica e sapere con che criteri si formano le liste d’attesa. Perché il rinnovo di un permesso di soggiorno è bloccato. Se un determinato dirigente ricopre incarichi in conflitto di interessi. E poi tutti i contratti stipulati dalle amministrazioni pubbliche. Tutte queste richieste, è bene ricordarlo, non dovranno essere motivate indicando l’interesse che spinge il cittadino a chiedere le informazioni.

Il Messaggero – 16 maggio 2016 

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