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Treviso. Mercurio a Preganziol contaminati altri pozzi. Si estende la “zona rossa” delle falde sotterranee inquinate dal metallo, giallo sui colpevoli

di Federico Cipolla. Sono trascorsi quasi quattro anni senza trovare un responsabile, ma l’inquinamento da mercurio, nelle falde di Preganziol, continua a espandersi. Nlle settimane scorse il Comune di Preganziol ha disposto la chiusura di un altro pozzo in via Schiavonia Nuova, perché dalle ultime analisi condotte dall’Arpav è emerso che anche lì l’acqua della falda ha una quantità troppo elevata di mercurio. Recentemente erano stati chiusi, per lo stesso motivo, altri pozzi. Insomma l’allarme è tutt’altro che rientrato.

L’inquinamento da mercurio era stato scoperto per la prima volta nel maggio del 2011 , e ha interessato la zona di Canizzano a Treviso, e i Comuni di Quinto, Preganziol e Casier. Proprio a Preganziol la situazione peggiore, con oltre 30 pozzi chiusi a causa dell’inquinamento. L’allora sindaco Sergio Marton, dopo una prima chiusura era infatti stato costretto ad estendere l’ordinanza che definiva la “zona rossa”, nella quale è vietato usare per il consumo umano l’acqua prelevata da pozzi autonomi privati che attingono a una profondità compresa tra i 180 e i 300 metri. E proprio in ragione del perdurare dell’emergenza, l’Arpav, lo scorso anno, aveva garantito altri dodici mesi di controlli sui ventuno pozzi-spia nei comuni di Preganziol, Casier, Quinto e Treviso per monitorare lo spostamento dell’inquinamento. È da questa analisi che emerso come il problema sia tutt’altro che superato.

Trentasette famiglie, e due fonti dell’aeroporto militare sono vittima dell’inquinamento da mercurio. la Regione ha stanziato 65mila euro per proseguire la campagna di analisi.

L’”onda di mercurio” si sta spostando verso sud est, coinvolgendo nuovi pozzi, come quello chiuso dal Comune di Preganziol in via Schiavonia nuova, ai confini con Mogliano. Mentre prima la zona rossa era limitata alla zona tra via Munari, via Baratta Vecchia e via Luisello. L’amministrazione comunale era corsa ai ripari, estendendo la rete dell’acquedotto, e di fatto risolvendo parzialmente il problema per i cittadini. A Treviso era successo lo stesso, nonostante alla rete acquedottistica a Canizzano non si sia allacciato quasi nessuno. Ma se i Comuni hanno continuato a controllare la salubrità della falda, nessuno sembra essere più interessato della ricerca del responsabile.

Il programma regionale “Memo”, elaborato proprio per affrontare questa emergenza,si è concluso senza individuare l’origine dell’inquinamento, e li si è fermato. Una conclusione che il comitato Tutela Acque Potabili di Preganziol, costituito da un gruppo di residenti che chiede di fare luce sulla minaccia ambientale, non ha certamente digerito, chiedendo che le indagini continuino. In questo caso sembra più difficile individuare il responsabile rispetto al caso della Tiretta. L’area coinvolta infatti è molto ampia, e probabilmente la scoperta è avvenuto abbastanza tempo dopo il fatto scatenante. Anche per questa emergenza, comunque, non si esclude che i contaminanti possano arrivare dal sottosuolo delle discariche dismesse a Paese e dintorni.

La Tribuna di Treviso – 25 febbraio 2015 

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