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Treviso. Niente visite: a casa 9 medici su 10. Astensione dal lavoro: adesione alta dottori di base. Guarini (Ordine): «I pazienti hanno capito»

Alta adesione allo sciopero unitario dei medici contro i continui tagli e le mancate assunzioni. Ieri ha incrociato le braccia oltre il 90% dei medici di famiglia. Lo stesso ha fatto il 50% dei medici specialisti dei poliambulatori dell’Usi di Treviso (una ventina su quaranta). Meno marcata l’adesione al Ca’ Foncello e nell’ospedale di Oderzo.

In diversi settori non si è andati oltre al 10%. Solo in alcuni reparti l’astensione dal lavoro è stata un po’ più massiccia: oculistica, otoiatria, ematologia e ginecologia. Qui le visite, gli esami e gli interventi programmati sono stati fatti slittare ai prossimi giorni. In generale, comunque, non si sono registrate grandi proteste dei pazienti. Fermo restando che tutte le urgenze sono state ovviamente garantite. Il pronto soccorso non è stato preso d’assalto. «L’attività è stata sovrapponibile a quella di tutti i giorni», fanno sapere dall’Usl. «La sensazione generale è che i pazienti abbiano capito le condizioni in cui sono costretti a lavorare i medici – spiega Luigino Guarini, presidente dell’Ordine di Treviso – le lamentele sono state più che altro rivolte alle istituzioni politiche responsabili di una situazione che ormai rischia di diventare insostenibile». Il riferimento è ai tagli e agli organici ridotti all’osso. Al Ca’ Foncello ci sono dottori che fanno anche 400 ore all’anno di straordinari non pagati per rispettare gli standard. «È il senso di responsabilità dei medici che tiene in piedi il sistema – sottolinea il presidente dell’Ordine – anche quelli che non hanno aderito allo sciopero condividono i motivi della protesta». Il governo ha appena promesso nuove assunzioni. Ma ai medici non basta. «In termini di parole abbiamo avuto tanti esempi in passato conclude Guarini – speriamo che si passi finalmente ai fatti. Il governo ha legittimamente trovato coperture per altre iniziative. Il punto è che è andato a prendere i soldi dal comparto della sanità che versa già in condizioni a dir poco critiche».

Il Gazzettino di Treviso – 17 dicembre 2015 

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