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Treviso. Uccisi dai funghi killer in ospizio. L’inchiesta scagiona le cuoche: impossibile stabilire dove siano stati contaminati dal batterio

«Impossibile ricostruire e stabilire dove i funghi trifolati siano stati contaminati dal batterio Clostridium perfrigens che uccise due anziani degenti nella casa di riposo “Residenza Pagani di Oderzo”», sono le motivazioni con le quali il pm Iuri De Biasi, convinto anche dalla dettagliata relazione degli esperti della difesa, ha chiesto e ottenuto l’archiviazione dell’accusa di omicidio colposo che era stata inizialmente contestata alle cuoche Annalisa Ongaro, capocentro, e Sabina Mariozzi, dietista, della Serenissima ristorazione di Vicenza.

Nella sostanza il pm De Biasi non ha potuto esercitare l’azione penale perché non è riuscito a contestarla a un soggetto. Il batterio killer avrebbe potuto essere contratto nella cucina della mensa che preparava i pasti per i degenti della Casa di riposo “Pagani”, ma anche nella residenza per anziani. Quasi alla stessa conclusione era giunto anche il consulente della difesa Giorgio Moretti tanto che l’avvocato Augenti aveva proposto l’archiviazione dell’accusa di omicidio colposo contestata alle due dipendenti della “Serenissima ristorazione”.

La dietista della mensa di Oderzo e la capocentro erano state iscritte sul registro degli indagati a febbraio 2012. Secondo la Procura (perizia Giubilesi) avrebbero avuto responsabilità nella morte di due ospiti della Residenza Pagani perché avrebbero fatto servire funghi “contaminati” da un batterio killer (Clostridium perfringens). «Se i protocolli igienici nella somministrazione dei cibi – concluse l’esperto della Procura – fossero stati rispettati, gli effetti del batterio killer sarebbero stati combattuti più efficacemente». Una tesi che è stata però successivamente smontata.

A causa del batterio killer, morirono il 77enne Mario Modenese Bellomo, di Meduna, e il 65enne Ernesto Brunello, di Carbonera. L’intossicazione interessò 44 dei 56 ospiti della Casa di riposo.

Con l’archiviazione dell’inchiesta alle famiglie delle due vittime, assistite dall’avvocato Giambattista Muscari Tomaioli, non resta che la strada della causa civile per ottenere il risarcimento del danno: «Bisogna capire cosa è accaduto – aveva spiegato il legale – ma due persone non possono morire e altre 42 restare intossicate senza alcuna responsabilità».

Il Gazzettino – 6 febbraio 2014

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