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Troppi collaudi e lavori-extra, Regione frena dipendenti: tetto alle prestazioni

La giunta veneta approva la delibera: «Presi da eccessivi impegni, trascurano il lavoro qui». Tetto alle prestazioni professionali per altri enti o imprese

Troppi incarichi fuori dall’orario di lavoro, la Regione dà un giro di vite agli impieghi extra dei suoi dipendenti, in particolare a quelli assunti dai dirigenti e dai segretari generali, già titolari di stipendi capaci, a quanto pare, di far rosicare perfino la vituperata Casta. Durante la discussione sui tagli agli stipendi dei consiglieri regionali, infatti, in molti mugugnavano in corridoio: «La gente se la prende con noi e noi ci fustighiamo, ci pentiamo, ci riduciamo questo e quello. Ma se si sapesse in giro quanto guadagnano certi dirigenti… ». E’ presto detto: i segretari generali, massimi vertici della macchina burocratica, 142.580 euro l’anno; i direttori, ossia i numeri due di ogni settore, 99.941 euro (le cifre sono tutte al lordo). Loro, come tutti gli altri dipendenti fino al gradino più basso della piramide pubblica, sono incompatibili «con ogni altro ufficio retribuito», fosse a «carico di un ente pubblico o di un imprenditore privato», e non possono svolgere «a favore di altri soggetti alcuna attività di natura libero professionale che presupponga l’iscrizione ad un albo professionale».

Lavorano per la Regione, insomma, e tanto gli deve bastare. Con alcune eccezioni, tassativamente elencate: le docenze, le partecipazioni alle commissioni giudicatrici dei concorsi e delle gare di appalto, le perizie per gli Uffici giudiziari, le consulenze in genere, le attività artistiche e sportive e soprattutto, perché lì sta il business più interessante, le progettazioni, le direzioni lavori, le perizie di stima, i collaudi «ed ogni altra attività riconducibile alla materia delle opere pubbliche». Risultato? Nel 2010, anno di approdo di Luca Zaia alla presidenza della Regione, i dipendenti (costretti a comunicare ad un’apposita anagrafe ogni incarico ricevuto all’esterno) avevano guadagnato in extra, complessivamente, la bellezza di 3,1 milioni di euro, con una classifica che vedeva in testa i collaudatori, con 1,7 milioni, e dietro di loro, parecchio distanziati, i consulenti tecnici (211 mila euro) e i dirigenti dedicati a tempo perso ai corsi di formazione (130 mila euro). «Le cifre, però, si stanno lentamente riducendo – spiega il vice presidente con delega alle Risorse umane Marino Zorzato – prova ne sia che nel 2011 la cifra è scesa a 2,8 milioni (1,6 milioni in collaudi, ndr.) mentre per quest’anno, ad oggi, non sono stati liquidati più di 300 mila euro».

Va detto che, per legge, il 50% di ogni compenso deve essere devoluto da chi lo incassa al fondo per il finanziamento della retribuzione di risultato (i premi produttività, per intendersi) ed al fondo destinato al trattamento economico accessorio della dirigenza ma il giro d’affari dev’essere comunque di tutto rispetto, specialmente nel settore «opere pubbliche» dove i compensi vengono determinati secondo le tariffe professionali stabilte dalla legge 143 del 1949 (ossia con delle percentuali sul valore del cantiere) se la Regione ha deciso di apporvi nuovi, rigidi limiti proprio a firma del vice presidente Zorzato. I tetti previsti dalla delibera «al fine di valorizzare la prestazione ordinaria del lavoro ed il ruolo affidato a ciascun dipendente, che deve essere assolutamente preminente rispetto a diverse prestazioni che possono rivestire solo carattere episodico e straordinario » sono tre: c’è il limite al numero degli incarichi, non più di 3 all’anno, quello alle ore autorizzabili, non più di 100, e soprattutto quello ai compensi, che non potranno superare il 25% dello stipendio annuo lordo spettante al titolare dell’incarico. «Per quanto bravi siano i nostri dirigenti – commenta Zorzato – non sono Superman, per cui è chiaro che se si dedicano per troppo tempo ad altro finiscono col sacrificare il loro primo lavoro, quello in Regione. E’ una questione di correttezza di sistema: se si tagliano gli stipendi a tutti, perché il momento ce lo impone, non possiamo ammettere che esistano zone franche, neppure ai vertici dell’amministrazione. Il limite agli incarichi, poi, speriamo possa allargare un po’ la platea dei dipendenti interessato. Oggi, infatti, quello degli incarichi extra è un club, diciamo così, piuttosto ristretto ed esclusivo».

Corriere Veneto – 1 agosto 2012

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