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Troppi errori in corsia perché la Asl ha bisogno di soldi. Spesso si vogliono contrarre tempi che non possono essere brevi o ridurre il personale logorando chi resta a lavorare

Paolo Cornaglia Ferraris. Tra le 317 denunce assicurative per presunto errore medico, analizzate da Umberto Genovese e collaboratori della Medicina Legale dell’Università di Milano, 225 riguardavano atti chirurgici in fase operatoria (114 casi) o post operatoria(111 casi). Si trattava di chirurgia addominale (26 per cento), ortopedia (22%), ginecologia (20%), cardiochirurgia (11%) e neurochirurgia (9.5%).

In 92 casi, le denunce riguardavano danni da intubazione (42.3 per cento). Un errore dell’anestesista è stato accertato nel 39 per cento dei casi. Tra questi il 74.8 per cento ha prodotto un handicap permanente. Mentre nel 60 per cento delle denunce non è stato accertato alcun tipo di errore. Le infinite serie TV che pubblicizzano l’emergenza come affascinante avventura, banalizzano fatti che accadono tutti i giorni negli ospedali. Qui, solo il rigore dei singoli e la pignola conduzione dell’équipe medica permette di evitare danni e denunce.

Invece, troppo spesso si accetta di intervenire per ragioni di budget aziendale anche su persone anziane e malandate, oppure di contrarre tempi che non possono essere brevi o di ridurre il personale, logorando chi resta a lavorare. Gli specialisti in anestesiologia sanno, per esempio, che solo una scrupolosa check list che non dia nulla per scontato, è la chiave del successo. Non fidarsi di se stessi né degli altri, ma controllare e far controllare più volte e da più persone, usando un elenco di cose da fare, è tanto noioso quanto indispensabile. Nulla che somigli alle emozionanti avventure in TV.

Repubblica – 29 settembre 2015

 

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