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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Troppi gatti in casa. Poco curati, donna condannata per maltrattamenti
    Notizie ed Approfondimenti

    Troppi gatti in casa. Poco curati, donna condannata per maltrattamenti

    pecore-elettricheInserito da pecore-elettriche7 Marzo 2013Nessun commento2 Minuti di lettura
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    Pessima la situazione in cui i settanta felini erano costretti a vivere: poco spazio, condizioni igieniche precarie. Evidente il disagio subito dagli animali.

    E gli effetti sono avvertiti anche dal vicinato: terribile l’olezzo che arriva all’esterno dell’abitazione, e che porta la donna a essere condannata anche per l’emissione di odori molesti (Cassazione, sentenza 49298/12). Con comportamenti pericolosi, per giunta, non solo per gli animali ma anche per le persone. Conseguenziale, quindi, la condanna nei confronti di una donna, in particolare per avere provocato «gravi sofferenze» ai suoi gatti, obbligandoli a vivere, in casa propria, in spazi ristretti, in una costante situazione di disagio e in condizioni igieniche pessime.

    Deprimente il quadro presentatosi agli occhi delle forze dell’ordine, che hanno ‘ispezionato’ l’abitazione: assolutamente incredibili le condizioni di vita degli animali, assolutamente insopportabile il tanfo avvertito appena entrati in casa. A definire assolutamente grave il comportamento della donna provvedono, poi, i giudici in Tribunale, comminandole un’ammenda di 4mila euro e addebitandole il reato di «maltrattamento di animali» e quello di «emissioni di odori nauseabondi» per le famiglie del vicinato.

    Secondo la donna, però, le valutazioni compiute dai giudici sono erronee: da un lato, perché ella voleva dare cura e assistenza a quei gatti, e, dall’altro, perché ella «non era solita aprire le finestre dell’appartamento» e quindi nessun olezzo poteva essere «avvertito all’esterno».

    Ma queste rimostranze sono ritenute assolutamente non fondate dai giudici di Cassazione, i quali, richiamando le immagini presentatesi agli occhi delle forze dell’ordine, ricordano che la donna «teneva nella propria abitazione circa settanta gatti, in condizioni igieniche di indescrivibile degrado; i pavimenti e il mobilio erano ricoperti da deiezioni di animali; i gatti erano, per la maggior parte, chiusi, e in condizioni di salute precaria».

    Evidenti i maltrattamenti compiuti sugli animali «costretti a vivere in condizione di disagio» testimoniata dalle «malattie da cui erano affetti», dalla «impossibilità di muoversi» e dalla loro «situazione di denutrizione». Allo stesso tempo, i giudici chiariscono, richiamando quanto evidenziato in Tribunale, che nonostante «non fosse consuetudine» della donna «arieggiare l’abitazione», ogni volta che veniva aperta una finestra «si propagava un odore nauseabondo, data la situazione ributtante che c’era all’interno dell’immobile».

    Ciò è sufficiente per catalogare quell’olezzo come «offesa al benessere dei vicini e grave pregiudizio per il tranquillo svolgimento della loro vita di relazione». Complessivamente, è confermata, anche in Cassazione, la condanna nei confronti della donna.

    Fonte: www.dirittoegiustizia.it – 7 marzo 2013

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