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Troppo contenzioso in corsia. Boom assicurazioni per camici bianchi

Dei 500 milioni di euro raccolti nel 2010, il 58% riguarda le polizze stipulate dalle strutture sanitarie e il 42% quelle dei professionisti. Il rapporto Ania: nel 2010 spesi 500 milioni di euro

Chirurghi estetici, ginecologi e ortopedici in testa. Ma anche neuro e cardiochirurghi. Aumentano i medici che decidono di assicurarsi contro il rischio di essere denunciati per possibili errori commessi in sala operatoria. Lo rivela il rapporto Ania (l’Associazione nazionale imprese assicuratrici) 2012. Per stare più tranquilli, certo. E per evitare, magari, di incappare nella disavventura capitata ad una loro collega, una pediatra, costretta a risarcire la famiglia di una bimba morta di peritonite, anche se era all’estero in ferie quando è stato commesso l’errore. Eppure, il 19 gennaio 2011, i giudici del tribunale di Firenze hanno imposto alla dottoressa in vacanza il risarcimento di tre milioni di euro ai familiari assieme, ovviamente, alla sua sostituta e ad un medico di guardia. Questi ultimi condannati, invece, rispettivamente ad un anno e ad otto mesi.

Sta di fatto che, secondo le stime dell’Ania, le polizze per la copertura del rischio di essere denunciati per eventuali casi di malasanità sono costate 485 milioni di euro nel 2009. E nel 2010 hanno sfiorato i 500, se si considera – soprattutto – la lievitazione del 5,3% dei soldi versati dai professionisti, a fronte di un più ridotto aumento dell’1,5% delle cifre sborsate dalle strutture mediche.

I numeri snocciolati da Roberto Manzato, direttore «vita e danni non auto» di Ania, mettono meglio a fuoco la tendenza: «Un chirurgo estetico può spendere fino a 15 mila euro l’anno, mentre i medici generici arrivano a sborsare fra i 300 e i 400 euro. I professionisti dipendenti possono pagare tra i 1000 e i 1500 euro all’anno. I prezzi più alti si hanno per le specialità più rischiose, che vanno dalla stessa chirurgia estetica alla ginecologia, fino all’ortopedia, e per i liberi professionisti».

Manzato spiega poi i motivi del boom di assicurazioni contro gli episodi di malasanità: «C’è molta litigiosità da parte dei pazienti, ma è anche cambiata la giurisprudenza. Se una volta c’erano delle complicazioni, il medico non era civilmente responsabile dell’errore commesso. Ormai i giudici hanno deciso di intervenire anche su questo ambito». E non solo. Secondo Manzato, va considerato anche un altro aspetto: «Se il dottore dipendente sbaglia, risponde in prima battuta il luogo di cura. Ma la struttura ha il diritto di rivalsa sullo specialista che ha causato un danno nel paziente solo in caso di colpa grave o dolo. Ecco perché, come succede anche negli altri ambiti, i dottori decidono di rivolgersi alle assicurazioni. Chiunque può causare dei danni ai propri clienti e, in questo caso, ai pazienti. Funziona così: se il medico è civilmente responsabile, la compagnia lo aiuta».

E i dati parlano chiaro: c’è stata una crescita di queste polizze tra il 2000 e il 2010 del 7,8 per cento all’anno. Ancora: dei 500 milioni raccolti nel 2010, il 58 per cento riguarda le polizze stipulate dalle strutture sanitarie e il 42 per cento quelle siglate dai professionisti che hanno visto crescere in modo pesante i costi assicurativi. Impennato anche il costo medio per gli errori in campo medico, che ha toccato quota 27.689 euro nel 2010: due mila euro in più rispetto ai 25.083 dell’anno precedente.

Secondo le stime dell’Ania, poi, in 15 anni le denunce sono più che triplicate e mediamente sono aumentate ogni anno dell’8,2%. Dai 9.567 casi di danni denunciati nel 1994, ecco un balzo fino ai 33.682 sinistri del 2010, con un picco di 34.035 sinistri nel 2009.

Eppure, negli ospedali italiani si sbaglia più o meno come in quelli francesi, spagnoli, olandesi e canadesi: solo cinque casi su cento. Meno della mediadei dati internazionali (9%). E oltre il 56% degli episodi nel mirino riguarda errori clinici evitabili. È quanto emerge da uno studio italiano pubblicato sulla rivista «Epidemiologia&Prevenzione» su oltre 7500 cartelle cliniche di pazienti ricoverati nel 2008 in cinque grandi ospedali italiani. Però, per non vedersela brutta come la pediatra fiorentina, i medici, con i chirurghi estetici in testa, si rivolgono alle assicurazioni.

La Stampa – 26 luglio 2012

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