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Ucraina, il granaio del mondo in balia della guerra. Choc nei prezzi di mais e frumento, volano i futur: 3.7% e 5.9%

La Cina compra il 5% dei terreni per garantirsi gli approvvigionamenti. Scura come pece e tanto fertile da poter sfamare il mondo. Così è definita la terra in Ucraina: milioni di ettari intrisi di humus e battezzati con il nome di cernozëm (terra nera, appunto). Una ricchezza unica nel suo genere – che secondo alcuni studi potrebbe dar da mangiare a circa 300 milioni di persone, circa 7 volte gli abitanti ucraini – ma la cui sorte è ora in balia dei venti di guerra. 

Una guerra che avrebbe effetti sull’approvvigionamento di grano a livello internazionale. Una guerra che, anche solo sotto forma di tensione, sta provocando uno choc nei prezzi di mais e frumento già in questi giorni. Se, infatti, attraverso quella “terra nera” scorre il gas che riscalda mezza Europa, da 28 milioni di quegli stessi ettari arrivano le derrate che sfamano europei, americani, cinesi e molti altri individui.

L’Europa vede l’Ucraina come condotto energetico e sembra dimenticarsi del ruolo dell’agricoltura in quest’area. Comparto che, secondo un recente rapporto di Bruxelles, non solo «gioca un ruolo cruciale per la sicurezza alimentare nazionale» ma, se sfruttato nella sua piena potenzialità, potrebbe anche «garantire un maggior approvvigionamento di cibo a livello mondiale». Una prospettiva che vuol dire crescita economica e maggior ricchezza per il Paese.

Intanto, però, le tensioni causate dall’occupazione della Crimea da parte delle truppe russe stanno facendo ballare il listino dei contratti sul grano. Lunedì 3 marzo, giorno dell’invasione, i prezzi dei future sulle partite di grano e mais sono schizzati in alto rispettivamente del 5.9% e del 3.7% (così i dati del Chicago board of Trade, la borsa dove si quotano i titoli e i contratti sui beni agricoli e dove si decide di fatto quanto costano pane e pasta). L’aumento si è tradotto in un circa 6,38 dollari per ogni partita di frumento (pari a cira 24 centesimi al chilo) e 4.81 dollari per quelle di mais, prezzi che però sono crollati in entrambi i settori nell’arco di 24 ore: il tempo necessario a Putin per garantire al resto del mondo che non avrebbe attaccato la Crimea.

L’agricoltura per l’Ucraina è un arma a doppio taglio. Secondo Mike Lee, managing director di un fondo privato ucraino di investimento in agricoltura e collaboratore di AgronomyUkraine, «la quantità effettiva di denaro che il Paese potrebbe ricevere grazie al settore agricolo non è ancora arrivata, ma quando arriverà assisteremo a un boom di ricchezza: questa rivoluzione potrebbe essere un vero e proprio catalizzatore». Perché questa pioggia di denaro si riversi sul Paese – permettendo di ammodernare le infrastrutture e i sistemi di coltivazione – servono riforme politiche e l’eliminazione di paletti burocratici che spaventano gli investitori. La guerra, quindi, potrebbe peggiorare lo scenario e chiudere per sempre le porte a una riforma di mercato. Costando caro anche al resto del mondo (Italia compresa, visto che importiamo gran parte del frumento anche da questo Paese).

Nonostante gli acciacchi e i malfunzionamenti del comparto agricolo, nel 2011 l’azienda monopolista del grano ucraino, la KhIB (una sorta di Gazprom dell’agricoltura), contando solo su manodopera e fertilità abnormale dei terreni, ha fatturato 4 miliardi e 200 mila dollari. I ricavi, però, raramente vanno a beneficio della maggioranza dei contadini. 

Lo status quo per ora garantisce una ricchezza che fa dell’agricoltura un asset strategico. Utilizzata già in passato come arma per affamare il popolo contadino e obbligarlo alla cessione delle terre attraverso l’holodomor, o carestia indotta, l’agricoltura ucraina rischia di essere strumentalizzata ancora una volta dal conflitto con la Russia a cui certo non sfugge l’importanza del grano. La Cina, ad esempio, attraverso la sua azienda governativa XPCC ha appena acquistato il 5% dei terreni ucraini, proprio per garantirsi approvvigionamenti alimentari: gli stessi che quella terra scura e fertilissima adesso potrebbe continuare a condividere con il resto del mondo. Ma a un prezzo altissimo.  

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