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Ulss 22. Assicurazioni, polizze scadute: medici furiosi. «Gravissimo il silenzio del dg»

A Bussolengo l’affaire delle polizze scadute  ha messo in subbuglio i dottori «Come sempre questa direzione non ha rispetto delle regole»

Un’assemblea intersindacale convocata per pretendere la «messa in mora» della direzione generale «colpevole di aver comunicato ai dipendenti con ritardo la scadenza della polizza assicurativa aziendale» la cui disdetta era stata data dalla compagnia Lloyd’s ancora in maggio. Di più: un’assemblea per chiedere ai rappresentanti regionali di Cimo (Coordinamento italiano medici ospedalieri), Anpo (Associazione nazionale primari ospedalieri), Anaao (Associazione medici dirigenti), Aaroi (Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri italiani), di farsi portavoce al tavolo delle trattative veneziane «del disagio, del malessere, della totale incomunicabilità tra amministrazione e operatori sanitari, della mancanza di rispetto con cui il direttore generale Dall’Ora gestisce il personale mettendolo continuamente nella situazione di non poter garantire un servizio di qualità, della totale mancanza di trasparenza da parte sua nei confronti dei dirigenti medici e di tutti gli operatori sanitari». Lo sfogo dei cinquanta dipendenti presenti ieri all’incontro («ma abbiamo le deleghe anche di chi non c’è perchè è al lavoro in corsia») è via via salito di tono esplodendo in una corale richiesta di «tutela» a livelli alti «perchè si sappia, oltre che a Venezia anche al ministero, cosa accade qua dentro, quanto è difficile garantire una sanità di qualità quando il managment sta facendo di tutto per smontarla e per smontare noi in prima linea tutti i giorni tra mille difficoltà».

Esempi (escluso l’ultimo della polizza Rc scaduta): «chiusura repentina della guardia di anestesia il venerdì di Pasqua con lettera inviata al 118», «chiusura delle sale operatorie a Malcesine decisa il venerdì sera con la gente mandata a casa dal day surgery il lunedì mattina», «screening pap test e mammografie, imposti dalla legge, non rispettati con risposte date tardi con grave rischio per le donne», «tecnologia e strumentazione obsolete e inadeguate». Un elenco ancora lungo snocciolato nei vari interventi dei medici, animati dalla volontà di far capire ai sindacalisti che «in questo ospedale non si può più lavorare, non possiamo continuare a prenderci responsabilità che vanno oltre il nostro ruolo, abbiamo serie difficoltà a fare il nostro mestiere in questo clima di intimidazione e di mancanza di riconoscimento delle nostre professionalità, quindi, siamo pronti a tutto pur di far arrivare il nostro malessere: se serve, scioperiamo, se serve scriviamo un documento di protesta, se serve mettiamo in moto i nostri avvocati, qualsiasi cosa pur di uscire dall’insostenibile situazione che si è creata con la direzione generale».

La goccia che ha fatto saltare l’equilibrio «già precario alla fine di un anno in cui gli episodi spiacevoli non sono mancati, con lettere di richiamo e provvedimenti a pioggia», hanno denunciato i camici bianchi, è stata l’«affaire polizze». «Gravissimo il ritardo di 4 giorni di scoperto in cui ci ha lasciati l’azienda, gravissimo soprattutto dal momento che lo sapeva da ben sei mesi», hanno ribadito, «ma gravissima la modalità con cui ora il dottor Dall’Ora cerca di sdramattizzare dicendoci che non cambia nulla, che siamo in auto-assicurazione, che per chi vuole c’è la possibilità di continuare con Lloyd’s su base volontaria a coprire la colpa grave: ma con chi pensa di avere a che fare, il dg, con dei dilettanti a cui scrivere letterine chiarificatrici il giorno stesso della convocazione dell’assemblea? Che messaggio vuol mandare facendosi vedere fuori da questa porta come ha fatto prima? Ma lo sa, il nsotro direttore generale, cosa significa per noi venire a lavorare senza la serenità e la lucidità necessarie per stare a contatto con la gente, per curarla, per operarla, per assisterla? Con che spirito affrontiamo le guardie senza questa benedetta polizza? Giustamente non è un medico e non dovrebbe permettersi di farlo al posto nostro, scegliendo per noi, decidendo per noi, facendo lui i turni degli infermieri o addirittura stabilendo che è meglio togliere l’anestesista di notte così risparmia due soldi: e la salute della gente? A tutto questo vogliamo che sia posto un freno, che le relazioni tornino in un ambito di rispetto normativo, che i nostri diritti siano tutelati così come prevede il contratto di lavoro e che, finalmente, sia a questo punto istituita una commissione paritetica sul rischio clinico».

A termine assemblea si è deciso di mettere, nero su bianco, il «maldipancia» dei medici dell’Ulss 22 «condannando le modalità con cui, per l’ennesima volta, la direzione generale è mancata nei confronti del personale mettendolo, relativamente alla questione della polizza di responsabilità civile, nella condizione di non avere chance contro danni da colpa grave a causa della tardiva comunicazione».

I rappresentanti sindacali delle diverse sigle, preoccupati, agiranno nelle sede opportune.

Camilla Ferro – L’Arena – 9 dicembre 2013 

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