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Un anno e nove mesi all’operaio che tamponò mortalmente la giovane veterinaria Rosetta Ramaglia. La famiglia angosciata: “Una pena troppo lieve”

Il 2 marzo del 2018 Rosetta Ramaglia, 43 anni, dirigente veterinario in servizio all’Ulss 1 Dolomiti, nella sede di Feltre, andava a casa, in Campania,  per trascorrere qualche giorno in famiglia, quando era rimasta schiacciata con la sua auto sotto un camion dopo un tamponamento con un mezzo di manutenzione sull’A13 all’altezza di Ferrara. Un urto violentissimo: l’auto sulla quale viaggiava la veterinaria, una Nissan Pajero, si era accartocciata su se stessa e l’autista era restata incastrata tra le lamiere, senza scampo.

La tragedia aveva destato profondo cordoglio e dolore in Veneto, dove la dottoressa Ramaglia, molto amata e apprezzata dai colleghi, da tempo lavorava e dove proprio una settimana prima era stata assunta a tempo indeterminato.

Per la sua morte era finito a processo per omicidio stradale l’operaio di Autostrade per l’Italia che viaggiava sul furgone di servizio a velocità sostenuta e che l’aveva tamponata in pieno mentre tutti i mezzi che lo precedevano erano fermi in colonna.

Alcuni giorni fa si è concluso il procedimento penale a carico dell’uomo: il Gup del tribunale di Ferrara ha accolto l’istanza di patteggiamento condannando l’operaio alla pena di un anno e nove mesi di reclusione, con concessione della sospensione condizionale della pena e della non menzione.

L’esito processuale ha gettato nello sconforto la famiglia della vittima che, tramite il proprio avvocato, ci chiede di rendere pubblica la propria angoscia. “La famiglia di Rosetta esprime forte disappunto per l’esito penale della vicenda con l’applicazione di una pena che si ritiene eccessivamente lieve e oltretutto sospesa, in conseguenza della quale lo Stato ha di fatto rinunciato a sanzionare un fatto di tale gravità, con una sentenza di patteggiamento che costituisce una grave ingiustizia sociali – spiega il legale Dario Sutera del Foro di Bologna -. Il condannato non farà nemmeno un giorno di affidamento in prova ai servizi. Una pena superiore ai due anni avrebbe consentito all’imputato di accedere ai servizi sociali e quindi svolgere attività socialmente rilevanti utili a rieducarlo”.

L’esito del processo ha turbato anche i colleghi di lavoro. “Volevamo molto bene a Rosetta. In questo momento, che rinnova e esacerba il dolore dei suoi famigliari, siamo loro vicini con affetto” dice Pierangelo Sponga, dirigente veterinario all’Ulss 1 Dolomiti, collega ed amico della giovane veterinaria scomparsa.

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