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Usl venete, ecco la nuova mappa. Holding e fusioni per ridurle da 21 a 12. Così i manager regionali vogliono risparmiare 100 milioni l’anno

di Filippo Tosatto, il Mattino di Padova. È pronto il piano che ridisegnerà la mappa, l’entità e il ruolo delle aziende sanitarie del Veneto. In via preliminare, i manager Domenico Mantoan e Mauro Bonin ne hanno discusso i contorni finanziari con il ministero dell’Economia (concordando i criteri di composizione dei nuovi bilanci) coinvolgendo nella valutazione i direttori generali delle Uiss, per sottoporre infine il progetto al governatore Luca Zaia, che ha espresso un parere sostanzialmente positivo.

Per tradurlo in realtà occorrerà una legge regionale e la sua approvazione è condizionata all’esito delle urne a gli equilibri politici della prossima legislatura. Prevedibili le resistenze di campanile ma la rotta appare tracciata. Potrà essere corretta, difficilmente stravolta però. Perché risponde a un’esigenza di razionalizzazione largamente diffusa nel microcosmo della sanità e ora acuita dai tagli che riducono sempre più le risorse del welfare. Ne anticipiamo i dettagli essenziali.

holding mappaPunto di partenza è la costituzione di una holding che concentrerà le competenze in materia di logistica, appalti, acquisti, gestione del personale, prestazioni legali. L’hanno denominata “azienda zero” perché avrà il compito di fornire a tutte altre i servizi extrasanitari, sgravandole da compiti impropri ed eliminando i vistosi doppioni attuali. Per le Uiss è previsto un processo di accorpamento che risponde al criterio di due poli per ciascuna delle province maggiori – Venezia, Padova, Verona, Treviso, Vicenza – e di uno per Belluno e Rovigo. La via indicata è quella della fusione, funzionale e territoriale. Per superare i duplicati (21 uffici personale e altrettanti legali!), limare – magari attraverso il prepensionamento e il blocco del turnover – i quadri dirigenziali e soprattutto centralizzare le gare d’acquisto su base regionale.

Il risparmio dell’operazione è stimato in un centinaio di milioni l’anno, derivanti in gran parte dagli sconti (nell’ordine del 20%) concessi dai fornitori a fronte di una “massa critica” nelle ordinazioni di beni e servizi.

Nel frattempo si infiamma lo scontro politico. Dopo Diego Bottacin, anche Pietrangelo Pettenò (Sinistra Veneta) azzanna il presidente della commissione sanità, reo di aver estratto in extremis dal cilindro la proposta di tagliare Uiss e ospedali: «Leonardo Padrin è bugiardo, smemorato e incoerente. Si erge a paladino solitario del rigore e finge di ignorare che la mia proposta di legge per tagliare il numero delle Uiss risale al 20 novembre 2013 e che è stata bocciata grazie al suo parere contrario. Se davvero voleva ridurre gli sprechi, perché non l’ha fatto in questi cinque anni? Cosi fa solo l’imbonitore alla vigilia del voto e prende in giro i cittadini».

«Mi spiace di aver dimenticato di citare le proposte di Pettenò e Bottacin», replica il forzista «ma faccio notare che esisteva una larga maggioranza ostile costituita da Lega, FI “nera”, Pd e Ncd. Da solo, il sottoscritto non avrebbe potuto spuntarla»; poi l’affondo: «Io ho citato il Piano socio-sanitario, che ha valore di legge e prevede un numero di ospedali inferiore alla metà dell’attuale. Io sostengo che bisogna avere il coraggio di chiudere quelli superflui e chiedo a tutti i candidati alla presidenza del Veneto di pronunciarsi in materia prima delle elezioni, non a giochi fatti».

È tutto? Quasi: «In questa legislatura Zaia e la sua maggioranza Lega-Pdl si sono ben guardati dal ridurre sprechi e razionalizzare servizi, in compenso hanno occupato ogni poltrona possibile, determinando un calo della qualità complessiva della nostra sanità», sentenzia Antonino Pipitene, medico e capogruppo di Idv.

Il Mattino di Padova – 4 febbraio 2015 

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