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Conti pubblici. L’allarme dei tecnici: rischio di aumento per le tasse locali. L’ufficio parlamentare di bilancio, per sopperire al taglio dei finanziamenti

Monitorare con attenzione il piano di tagli alla spesa previsto dall’ultima legge di Stabilità e vigilare su Regioni e Comuni. Anche perché con la prevista spending a carico degli enti territoriali, che è in via di definizione proprio in queste settimane, esiste «il rischio» che Governatori e sindaci decidano di ridurre le risorse destinate a investimenti. E, soprattutto, che optino per un «incremento della pressione fiscale locale».

Nuovi aumenti di tasse per compensare la riduzione dei trasferimenti erariali, insomma, agendo su addizionali Irpef regionali e Comunali, Irap e tassazione sugli immobili. A lanciare nuovamente l’allarme è l’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb) con un apposito “focus” sulla legge di Stabilità 2015,elaborato nei giorni scorsi.

Nel dossier dell’Upb, guidato da Giuseppe Pisauro, si afferma che per i Governatori «rimane la possibilità di aumenti delle entrate anche in considerazione degli ampi spazi attualmente disponibili per le Regioni in termini di manovrabilità delle aliquote relative ai cespiti tributari regionali». E si aggiunge: «Analoga possibilità esiste per i Comuni, per i quali il possibile sforzo fiscale residuo riguarda sia l’addizionale comunale all’Irpef sia l’Imu». E l’Ufficio parlamentare di bilancio quantifica anche il pericolo di nuovi balzelli fiscali a livello locale magari per compensare la spending prevista dall’ultima Stabilità( 4 miliardi per le regioni e 2,2 miliardi per gli enti locali, più altri 1,8 miliardi dal fondo per i crediti di dubbia esigibilità).

Il margine di autonomia fiscale ancora disponibile, sulla base delle aliquote esistenti, registrato per le Regioni a tutto il 2013 è pari al 72% per l’Irap e al 38% per l’addizionale regionale Irpef. Anche i Comuni, facendo riferimento ai risultati del 2014, in oltre il 50% dei casi potrebbero incrementare l’addizionale comunale Irpef. Ma per il 14,5% degli enti locali (ai quali fa riferimento ben il 39,8% della popolazione italiana) questa operazione sarebbe possibile soltanto «accrescendo il prelievo sui redditi più bassi». Dai dati già analizzati nel corso di una recente audizione dell’Upb alla Commissione parlamentare sul federalismo fiscale (sulla base di un lavoro del prof. Alberto Zanardi) emerge anche che ampi margini di manovra ancora resterebbero ai sindaci sul versante della tassazione degli immobili. Per l’Imu, ad esempio, «il grado di autonomia ancora non sfruttato» è pari nel 2013 a oltre il 30% per gli immobili diversi dall’abitazione principale e sale nello stesso anno a più del 30% per l’abitazione principale (su cui ora però agisce la Tasi). Ovviamente l’ipotesi di un nuovo aumento della tassazione a livello locale è un pericolo da scongiurare.

Per l’Upb occorre anche vigilare attentamente sul piano di tagli alla spesa previsto per le amministrazioni centrali dello Stato. Nel dossier si afferma a chiare lettere che sul versante dei ministeri «le numerose norme di contenimento della spesa richiedono un attento monitoraggio ai fini del conseguimento dei risparmi attesi». E si fa notare che gran parte della spending ministeriale si concentra sulla Difesa anche attraverso risparmi da dismissioni di immobili per i quali esistono «profili di rischio» pur se è già prevista una ciambella di salvataggio sotto forma di accantonamenti delle spese rimodulabili.

Il tutto mentre proseguono le polemiche sulla revisione della spesa, già finita nel mirino dell’opposizione in particolare di Renato Brunetta (Fi). Anche per Armando Siri (Pin) gli «sprechi restano e la pressione fiscale aumenta». Lo stesso ex Commissario alla spending Carlo Cottarelli, ora tornato al Fmi, parla di resistenze burocratiche e anche politiche che hanno rallentato il taglio delle partecipate dichiarandosi però convinto che alla fine il Governo realizzerà questo intervento.

Il Sole 24 Ore – 5 febbraio 2015 

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