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Vaccini, parla Mantoan: «Ecco perché ho sospeso il decreto. Prima di decidere ho consultato i giuristi Zanon e Antonini. Zaia e Coletto sempre informati»

Il primo decreto, quello che lunedì aveva formalizzato la moratoria? «Atto dirigenziale assunto in piena autonomia dal competente direttore». E il secondo, quello che mercoledì l’ha sospesa? «Emanato sempre in piena autonomia». Parole del governatore Luca Zaia, tratte dalla lettera inviata giovedì alle ministre Beatrice Lorenzin e Valeria Fedeli, per annunciare loro il temporaneo riallineamento della Regione alla legge statale sull’obbligo vaccinale, in attesa del parere del Consiglio di Stato. Cerchiamo allora a Venezia l’uomo che ha firmato i provvedimenti che hanno reso il Veneto un caso nazionale: Domenico Mantoan, il dirigente dell’area Sanità e Sociale a cui fa capo un bilancio di quasi 9 miliardi di euro. Potente, vulcanico, temuto. E sempre ironico, malgrado tutto. In queste ore chi prova a telefonargli, riceve per risposta questo sms: «Sono un No vax!». A chi lo incrocia nei corridoi del Molin, il palazzetto nel sestiere di San Polo dove hanno sede i suoi uffici, Mantoan precisa però che non si tratta di un’adesione al movimento anti-immunizzazioni, ma della battuta di un top manager finito nella bufera, al punto che non vorrebbe più discutere di sieri, scadenze, decadenze, polemiche…

Per lui sarebbe sufficiente che parlasse l’ormai famigerato decreto 114, quello che formalizza la «sospensione dell’esecuzione delle misure temporanee» precedentemente sancite con il decreto 111, «in ossequio al principio di leale collaborazione tra Stato e Regioni». Perché è vero che inizialmente era stato deciso «di contemperare – nelle difficoltà interpretative – il diritto alla salute con il diritto a fruire dei servizi all’infanzia, semplificando gli adempimenti previsti dalla legge nazionale sulle prescrizioni vaccinali» e che perciò la normativa era stata letta «a garanzia dell’accesso ai servizi scolastici dei bambini già iscritti». Ma successivamente, attraverso la missiva delle due ministre e la circolare dei due ministeri, «sono state fornite indicazioni in ordine all’accesso e alla frequenza ai servizi per l’infanzia», per cui c’è stato il «venire meno dei presupposti» che avevano giustificato lo “strappo” veneto. Il giorno dopo la “retromarcia”, a Palazzo regna il silenzio. «La quiete dopo la tempesta», dice qualcuno alludendo al nervosismo di giovedì, mentre il Pd annuncia un’interrogazione («C’era un presidente no-vax dietro al dirigente?»), citando anche il Gazzettino. «Ho sempre tenuto costantemente informati i miei superiori al livello politico – afferma ora Mantoan cioè l’assessore Luca Coletto e il presidente Luca Zaia. E ho assunto entrambi i decreti dopo aver consultato gli avvocati Ezio Zanon e Luca Antonini, gli stessi che oltretutto hanno presentato il ricorso alla Corte Costituzionale contro la legge». Ma su questo stop&go al contrario, prima l’accelerazione e poi la frenata, si è scatenato un diluvio di critiche. «Questa storia – riflette il dg della Sanità – mi ha insegnato che è più comodo e più appagante fare il burocrate regionale che il dirigente creativo». Vale a dire, lascia intendere, quello che voleva trovare una soluzione per rendere il più morbido possibile l’impatto della legge sui bambini e sulle famiglie, ma in questo modo ha finito per scatenare un autentico pandemonio. I maligni dicono che Mantoan avrebbe sospeso la moratoria per tenersi buono il ministero della Salute, dato che l’anno prossimo scadrà il suo contratto in Regione. «Questa è una falsità assoluta, un’ipotesi destituita di ogni fondamento, una vigliaccata, una fandonia perfino incommentabile», si accende il dirigente, facendo capire che sarebbe stato uno sciocco a scommettere su una Lorenzin in scadenza nel 2018, lui che peraltro ha una decennale esperienza romana tale da assicurargli comunque ottime referenze nell’ambiente. Ma non è questo il momento: il manager resta dov’è, a disporre che la legge sulla pur non condivisa obbligatorietà venga applicata, tanto che ieri alle aziende sanitarie, all’Ufficio scolastico regionale e alla Federazione véneta delle scuole materne è stata inviata una circolare che sancisce (una volta per tutte?) le procedure da seguire.

Il Gazzettino – 9 settembre 2017

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