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Veneto. Agroalimentare, l’export di qualità non basta più

«Gli spazi di espansione per le aziende agroalimentari ci sono ma all’estero e solo per i prodotti dell’Italian style, a partire dal Prosecco. Ma dobbiamo smetterla di pensare che possiamo salvarci solo contando sulle esportazioni». Il punto di vista è di Silvia Oliva, ricercatrice della Fondazione Nordest, a margine della presentazione, ieri, a Treviso, della Congiuntura delle imprese agroindustriali del Triveneto.

Che mette in rilievo tratti comuni a molti settori, cioè, ad esempio, che a soffrire meno sono le imprese di maggior dimensione anche perché possono affrontare i mercati esteri.

Laddove la produzione aumenti, però, in controtendenza rispetto ad altri comparti, non sono rari i casi di parallelo incremento anche dell’occupazione. In Veneto, rispetto al 2011, la differenza fra imprese che hanno visto il fatturato crescere e quelle che lo hanno ridotto è diventata negativa (il 32,1% del totale le prime, il 35,6% le seconde), ed ha coinvolto tutti i segmenti, dalla carne alla pasta, dalle bevande ai formaggi. Le esportazioni continuano a rappresentare una fetta limitata delle vendite (circa il 13% per la nostra regione) e dunque, dato che all’estero la contrazione dei consumi alimentari non sembra accentuata come in Italia, i mercati oltreconfine diventano una buona possibilità per i produttori di generi che possano essere spediti e non reperibili all’estero (quelli tipici di alta qualità e conservabili).

Per quanto riguarda le aspettative sui prossimi mesi, il report di Fondazione Nordest-Banca Friuladria indica attese di fatturato in flessione per la maggioranza delle aziende (36,2%) e prospettive di aumento solo per il 23,5%. La tendenza non è comunque identica in tutti i settori. In maggiore difficoltà appaiono le imprese di lavorazione delle carni (con un saldo di opinione pari a -30 su base Nordest) e della produzione di prodotti da forno e farinacei (-22). Gli interrogativi che sorgono sono legati alla possibilità che vi sia una «sostituzione» dei consumi di prodotti alimentari italiani a beneficio di marchi esteri a prezzo più contenuto e qui subentra l’oggetto di una prossima indagine della Fondazione.

Gianni Favero – Corriere del Veneto – 20 aprile 2013

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