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Ambulatori h24, Regione li congela ancora: «Finanziamento legato alla legge di stabilità». Altro stop: l’ira dei medici

220px-Balbi IMG 4022Dovevano essere il perno della riforma dell’assistenza territoriale prevista dal Piano sociosanitario, il passaggio cruciale per tagliare gli ultimi 1500 letti ospedalieri (in effetti già disattivati), il fiore all’occhiello della Regione, che più volte se n’è vantata. E invece all’improvviso, dopo due anni di annunci e smentite, commissioni tecniche e brusche frenate, ripartenze e braccio di ferro con i medici di famiglia, quando ormai l’operazione sembrava finalmente avviata a decollare dopo l’accordo con i camici bianchi firmato lo scorso 29 aprile, gli ambulatori h24 subiscono un nuovo stop. Ieri il governatore Luca Zaia ha dichiarato che per procedere con l’attivazione delle previste 164 «Medicine di gruppo» (almeno 3 per ognuno dei 53 Distretti veneti), in cui opereranno dottori di base, infermieri e specialisti, bisogna prima vedere cosa prevede la legge di stabilità.

«Abbiamo firmato un protocollo con i medici — dice il presidente — siamo d’accordo su tutto, ma partiremo non appena avremo la certezza finanziaria, visto che dobbiamo tirare fuori 180 milioni (all’anno, per un triennio, ndr)».

In realtà c’è già una delibera del 2012, che assegna una cifra iniziale di 25 milioni di euro per attrezzature e personale dei primi ambulatori h24. «Che fine hanno fatto quei soldi? — si chiede Claudio Sinigaglia (Pd), vicepresidente della commissione Sanità —. E dove sono finiti i 200 milioni che nel 2013 Roma ha dato al Veneto in applicazione dei costi standard? In Lombardia sono serviti a ridurre i ticket, qui come sono stati usati? E’ patetico il tentativo di Zaia di scaricare sulla legge di stabilità la colpa del fatto che da due anni il piano non si chiude. E intanto si è ritrovato senza soldi, grazie anche ai disastri compiuti su una serie di progetti che, dall’ospedale di Padova al Centro Protonico di Venezia fino alla metropolitana di superficie, non sono stati realizzati. Con conseguente pagamento di salate penali».

Delusa anche la Fimmg, sigla dei medici di famiglia. Dice il vicepresidente regionale Domenico Crisarà: «Dopo la firma dell’accordo di aprile, con relativo contratto di esercizio, la giunta Zaia avrebbe dovuto approvare una delibera che stabilisse tempi e impegno finanziario. E invece si è fermato tutto. Gli ultimi contatti risalgono ad agosto, poi c’è stata una bozza di delibera legata però al presunto aumento del Fondo sanitario nazionale 2017, e quindi anche della quota da assegnare al Veneto. Condizione inderogabile per l’avvio dell’operazione. Eppure — aggiunge Crisarà — la Regione ha sempre detto di avere i soldi per sostenere la riforma, noi avevamo chiesto di specificare in delibera le voci dalle quali prenderli, però nulla di tutto ciò è stato fatto. Zaia non ha mai dato seguito nemmeno agli incontri fissati prima per settembre e poi per metà ottobre e intanto sono state bloccate non solo le Medicine di gruppo integrate, ma anche quelle semplici. Ovvero gli ambulatori aperti 8/10 ore con i medici di base e già finanziati: le Usl hanno ricevuto il denaro per aprirli, probabilmente resterà nei loro bilanci».

Michela Nicolussi Moro – Il Corriere del VEneto – 29 ottobre 2014 

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