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Veneto. Blocco a due mandati, trovato l’escamotage. Scatterà solo nel 2015. Dopo la rivolta degli esclusi, la riforma di Padrin sarà «ammorbidita» in aula

Filippo Tosatto. Quel diavoletto barbuto di Leonardo Padrin agita i sonni di fine legislatura del Consiglio regionale. Il progetto di riforma elettorale presentato dal capogruppo di Forza Italia, che fissa a due il limite dei mandati per i consiglieri del Veneto dichiarando incandidabile chi ha già trascorso dieci anni (o più) a Palazzo Ferro-Fini, ha suscitato una ribellione nella maggioranza di centrodestra, con un drappello di assessori forzaleghisti (Elena Donazzan, Isi Coppola, Massimo Giorgetti, Daniele Stival, Marino Finozzi in primis) per nulla disponibili ad abbandonare la poltrona ed anzi lesti a rinfacciare al governatore Luca Zaia il sostegno dichiarato alla riforma.

Si trattasse di un mugugno da corridoio, poco male: ma le elezioni alle porte – precedute dall’ultimo scorcio legislativo che richiederà uno sforzo di compattezza nell’alleanza – fa temere un «disimpegno» (chiamiamolo così) degli esclusi, ciascuno detentore di un pacchetto di consensi nel territorio. Non bastasse, sul progetto padriniano gravano pesanti incognite sul piano del diritto: interpellati dall’ufficio di presidenza dell’assemblea, i giuristi hanno affermato che una legge dagli effetti retroattivi (riguardante cioè i mandati precedenti alla sua entrata in vigore) è destinata a probabile bocciatura da parte della Corte costituzionale. E qualora ciò avvenisse nel corso della prossima legislatura – con i consiglieri eletti secondo le nuove regole e gli esclusi forti di una sentenza favorevole – le conseguenze sarebbero a dir poco caotiche. Che fare allora? Ne hanno discusso, a porte sigillate, i leader della maggioranza – Federico Caner (Lega), Piergiorgio Cortellazzo (Fi-Pdl) e Giancarlo Conta (Ncd) – incalzati dal malumore serpeggiante nei gruppi. Due le esigenze, a fatica compatibili: scongiurare una mannaia capace di bandire dal Palazzo quasi la metà dell’attuale assemblea; e lanciare un qualche segnale di discontinuità e di rigore, pena l’immagine di una casta che si autoperpetua. Morale della favola? La soluzione individuata è quella di «sterilizzare» dal computo il mandato in corso: chi completerà il secondo mandato nella primavera 2015 potrà concorrere al terzo; gli altri (quelli di lungo corso) saranno esclusi e a partire dalla prossima legislatura il limite diventerà tassativo. Questa è la rotta tracciata, piuttosto furbina in verità. «Non vogliamo prendere in giro gli elettori con trovate demagogiche destinate a svanire nel nulla, meglio prevedere regole realistiche che garantiscano comunque discontinuità e trasparenza», è il commento di Caner. E Padrin? «Non sono stato coinvolto in questa trattativa», fa sapere, aggiungendo però di non essere ostile ad un’ipotesi di compromesso, purché «innovativa». Che potrebbe raccogliere consensi anche tra l’opposizione, dove – aldilà dei proclami – non tutti sorridono alla prospettiva di restarsene a casa.

Il Mattino di Padova – 21 novembre 2014

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