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Sanità Veneto. Da Roma 200 milioni in meno. Allarme Regione

Il governatore Zaia: “Non serve essere virtuosi se premiano le cicale”. I minori trasferimenti creano tensione: “Non so come ne usciremo”

«Bruttissime notizie». Le prime battute che arrivano da Roma ad annunci appena abbozzati fanno saltare sulla sedia le Regioni. Il presidente Luca Zaia è basito: «Si premiano le cicale e non chi come noi ha saputo mettere in atto una politica virtuosa: razionalizzare, risparmiare, cercare di tutelare i cittadini non mettendo alcuna Irpef. Non so a questo punto come ne usciremo».

Del resto c’è poco da dire, anche i “risparmio si”, quelli che hanno una buona sanità e qualche soldino da parte, il prossimo anno rischieranno di finire in rosso se non metterano in atto una manovra restrittiva ancora più pesante delle precedenti.
Per il Veneto saranno lacrime e sangue, tenuto conto che già si è raschiato il fondo del barile. Altro che economie garantite attraverso il Piano socio sanitario o le schede che dovranno armonizzare l’esistente: se il governo in nome della “spending review” taglierà al Veneto altri 100 milioni, oltre ai 100 che ha già tagliato nel 2011, diventerà difficile far pareggiare i conti.

E neppure la più oculata delle manovre interne alla Regione consentirà di operare più di tante economie: il Veneto ha già contratto la spesa, è riuscito in un anno, ad esempio a ridurre la spesa farmaceutica del 12,7 per cento e ora dovrà stringere ulteriormente i cordoni della borsa. E non va dimenticato che la partecipazione a carico dei cittadini alla spesa farmaceutica è passata dal 7,6 per cento
del 2010 al 10,7 del 2011, e questo a seguito della manovra di drastica riduzione dei prezzi di rimborso dei medicinali equivalenti varata dall’Aifa nell’aprile dello scorso anno e del mancato allineamento dei prezzi da parte delle aziende produttrici.

«Questa storia della revisione della spesa sta mettendo le mani in tasca ai cittadini del Veneto che già hanno fatto tanti sacrifici. – sottolinea con amarezza Zaia – Mani sulla sanità, e tutto senza tagliare le pensioni d’oro o gli stipendi da favola. Il Veneto non ha messo l’addizionale Irpef, ha saputo fare economie, si trova in Eurozona e ha sempre più le mani legate. Se il buon giorno si vede dal mattino, non sono preoccupato solo per l’ambito delle cure, ma anche per gli investimenti relativi agli ospedali che ora vengono messi in seria discussione».

Zaia non nasconde che il risultato positivo di bilancio è stato ottenuto con un capillare sacrificio: le Asl hanno messo in atto uno sforzo non comune per limitare le spese. E ora?
La preoccupazione è che se la manovra dovesse passare sarà molto complesso far quadrare i conti.

E alla preoccupazione di chi amministra s’unisce anche quella di chi si trova all’opposizione.
«Dire adesso che effetto avranno queste misure sulla sanità veneta è difficile, però di sicuro è una falsità che si tratti di razionalizzazione e risparmio», sottolinea Antonino Pipitone, consigliere regionale veneto di Italia dei valori, preoccupato dalle strette sulle Asl e sui consumi di farmaci. Ci vorrà comunque ancora qualche giorno per capire la reale portata del provvedimento, anche se ormai pare che di margine di trattativa ce ne sia proprio poco.

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Il Gazzettino – 27 giugno 2012

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