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Veneto, danni “bestiali”: animali causano incidenti e rovinano le colture

È la regione più colpita da ogni tipo di specie selvatica. Creano gravi problemi anche gli storni e perfino gli scoiattoli

Il Gazzettino – Venezia (20 dicembre) – I più “dannosi” sono lepri e fagiani, seguiti da nutrie e storni. Sono più pericolosi dei cinghiali, per lo meno in Veneto, anche se il loro “andamento”, in termini di danni a coltivazioni e a persone, è abbastanza discontinuo nell’arco di cinque anni dai 59mila euro calcolati nel 2005 si sale ai quasi 279 mila euro del 2006,quindi si cala a 141mila nel 2997 e si balza a 349mila nel 2008, e infine si scende a 180mila nel 2009.

I dati raccolti dalle Regioni e dalle Province Autonome non sono rassicuranti. E lo si ribadisce in un documento approvato poco tempo fa all’unanimità dalla Conferenza delle Regioni.

Il Veneto svetta al top della classifica delle “più danneggiate”: nel 2009 ha accusato oltre due milioni e 200mila euro di danni causati dalla fauna selvatica, contro i 2 milioni di Emilia Romagna e il milione e mezzo di Toscana. «I dati – scrivono i governatori – evidenziano che oltre ai danni alle colture, sono ingenti anche quelli alla zootecnia e che le specie responsabili sono non solo specie cacciabili, ma anche quelle protette come ad esempio lo storno e il lupo».

Il problema sempre più difficile da fronteggiare è quello degli incidenti stradali causati dagli animali selvatici. «Sempre più spesso le Regioni e le Province – scrivono – sono condannate al risarcimento di questa tipologia di danni e quindi sono costrette ad affrontare problematiche giuridiche ed economiche enormi. Un problema che oggi non è adeguatamente conosciuto e merita maggiore considerazione anche in considerazione delle problematiche sociali che genera». Soprattutto perché le amministrazioni sono condannate a risarcire somme ingenti, «con conseguenti problemi per reperire le necessarie risorse finanziarie».

Le specie più pericolose sono gli ungulati, il cinghiale in primis, ma anche caprioli, cervi e daini, «in aumento esponenziale non solo in Italia – puntualizza il rapporto – ma anche in Europa e con la crescita delle popolazioni sono cresciuti anche i problemi». I cinghiali rovinano prati, campi coltivati, distruggono recinti e muretti. E se cominciano ad attraversare strade, i rischi aumentano. «Da noi, nel bellunese, gli ungulati provocano 300-400 incidenti stradali all’anno – precisa l’assessore provinciale alla caccia Silver De Zolt – il problema è difficile da gestire. Bisogna capire chi, poi, deve pagare. E questo problema deve essere affrontato il più presto possibile. Noi cerchiamo di proteggere il territorio installando segnaletica, recinti e reti di contenimento nei punti più pericolosi, ma non si può recintare tutto».

Anche gli storni, non più cacciabili in Italia dal ’94 – e quindi in progressivo aumento soprattutto nelle regioni in cui possono nidificare – causano da soli quasi 500mila euro di danni all’agricoltura Veneta. Idem nutria e scoiattolo, che distruggono dighe, manufatti e opere di difesa idraulica. Le Regioni chiedono al governo di attuare una disposizione contenuta nella finanziaria del 2001 che disponeva lo stanziamento, per tre anni, di una somma pari a 5.164.564,00 euro da ripartire tra le Regioni per realizzare programmi di gestione faunistico-ambientale, come gli interventi per «ricondurre le popolazioni selvatiche a livelli ecologicamente o socialmente sostenibili», oppure gli osservatori che monitorano gli habitat e la fauna selvatica. In più chiedono, a decorrere dal 2004, il trasferimento alle Regioni di una somma pari al 50% dell’introito derivante dall’applicazione della tariffa sulle concessioni governative relative alle licenze di porto di fucile uso caccia.

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