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Veneto. Difensore civico regionale, faccia a faccia con il segretario generale: «Io vado avanti e combatto»

«Lei si oppone all’accorpamento con gli uffici del Corecom?». «Mi oppongo, ma non posso impedirlo». «Ma si oppone?». «Idem come sopra». Il tutto in un clima di percepibile tensione.

Il dialogo si è svolto ieri mattina nella sede del Difensore civico regionale, al terzo piano di via Brenta Vecchia a Mestre, dove si è presentato il segretario generale del consiglio, Roberto Zanon, insieme con la squadra di addetti al trasloco. Evidente l’intenzione dell’ufficio di presidenza del consiglio regionale, che ha inviato il suo più alto dirigente, di dare una veste di massima ufficialità all’operazione, dopo l’«incidente» accaduto martedì, quando un primo tentativo fu temporaneamente abortito per l’inatteso intervento dei carabinieri, chiamati dal Difensore civico Roberto Pellegrini (foto sotto). Il quale, come detto, ha mantenuto la sua opposizione, formalizzata anche in un esposto alla procura, ma non ha potuto nè voluto impedire che i lavori per l’accorpamento con il Corecom questa volta proseguissero.

Il punto è che la questione logistica – le sedi, gli uffici, una stanza in meno a me e una in più a te – in realtà fa da paravento al vero motivo di scontro, inaudito, tra Difensore civico e consiglio regionale: Pellegrini ritiene che l’intero disegno di riorganizzazione sia illegittimo e mini alle fondamenta l’autonomia e indipendenza della sua funzione di autorità preposta a tutelare i cittadini dalle disfunzioni e dagli abusi della pubblica amministrazione, sottoponendola gerarchicamente al vicesegretario generale del consiglio. Il Difensore civico ieri ha esibito un documento ufficiale, a firma dell’ex presidente del consiglio regionale Marino Finozzi, che lo conforta nella sua tesi: «Resta preclusa (dalla legge, ndr) a questa presidenza – scriveva Finozzi nel maggio 2008 – ogni valutazione, ingerenza o controllo sull’attività svolta dal Difensore civico nell’esercizio delle sue funzioni». La conclusione, per ora, è la seguente: «In questa situazione, potevo dimettermi oppure combattere. Io – assicura Pellegrini – ho scelto di combattere».

Corriere del Veneto – 11 gennaio 2013 

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