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    Veneto. Influenza, 13 vittime. Morta una bimba di 2 anni. Quadro preoccupante, i contagi continuano ad aumentare. Negli ospedali aggiunti letti alle Terapie intensive

    pecore-elettricheInserito da pecore-elettriche23 Gennaio 2015Nessun commento4 Minuti di lettura
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    La Regione: «Virus più aggressivo del passato, ora sotto attacco i piccoli». In corsia scarseggiano le mascherine. Avevano ragione i medici, quando avvertivano: «La vera emergenza in Italia, causa anche di morti, non sarà Ebola ma l’influenza». Previsione azzeccata, soprattutto per il Veneto, dove l’infezione ha raggiunto un’incidenza superiore alla media nazionale e ha già tolto la vita a tredici persone.

    Tra le quali una bambina di due anni (unico caso di minorenne ucciso dalla malattia stagionale), spirata martedì all’ospedale di Padova, come riferiamo nel pezzo sotto. Le altre vittime sono quattro cinquantenni e otto anziani sopra i 65 anni, la maggior parte dei quali affetti da patologie pregresse e segnalati dalle Usl di Padova (5), Vicenza (4), Treviso (3) e Feltre (uno).

    Emerge dall’ultimo report della Regione, che tra il 12 e il 18 gennaio ha registrato una recrudescenza dell’epidemia, nonostante una lieve flessione precedente avesse fatto intravedere l’uscita dalla fase critica. E invece si sono ammalati altri 1086 veneti, per un totale dall’inizio del contagio di 48.056 pazienti. L’incidenza è così schizzata a 97,5 infetti per 10 mila abitanti, contro gli 85,5 del parametro italiano. «C’è un nuovo aumento dei casi nei bambini tra zero e 4 anni e tra 5 e 14 anni, nonostante la scorsa settimana la curva epidemiologica loro riferita fosse in discesa — spiega Francesca Russo, responsabile del settore Prevenzione della Regione —. Finora sono state segnalate 94 situazioni complicate, 62 delle quali gravi, cioè afflitte da complicanze, come infezioni respiratorie acute o sindromi da stress respiratorio. Il picco sta di nuovo salendo, l’andamento dell’influenza è più critico rispetto agli anno passati».

    E infatti gli ospedali sono in affanno. L’Azienda ospedaliera di Padova ha dovuto chiudere metà Clinica ostetrica per dirottare infermieri e operatori sociosanitari nelle Medicine e nelle Geriatrie, che ormai non sanno più dove mettere i degenti (tanti i letti bis), dirottati anche in Gastroenterologia e qualcuno perfino in Cardiologia. Piene le Terapie intensive, potenziate con altri 50 letti, per non parlare dell’assedio costante al Pronto soccorso. Per affrontare l’emergenza, aggravata dall’arrivo a Padova dei casi più critici e non solo di influenza, la direzione ha ottenuto dalla Regione l’autorizzazione ad assumere in emergenza e a tempo determinato altri 15 infermieri, ha rimandato interventi chirurgici programmati per non appesantire ulteriormente le Rianimazioni e ha chiesto in prestito all’ospedale di Udine una quinta Ecmo, macchinario di circolazione extracorporea che serve a sostenere cuore e polmoni dei pazienti gravi. «Il personale è sotto stress — denuncia Luigino Zuin, delegato Uil — si ammalano anche gli infermieri, perciò i colleghi devono sobbarcarsi un doppio carico di lavoro». Per di più iniziano a scarseggiare le mascherine di protezione e in attesa del rifornimento diversi operatori lavorano senza, esponendosi maggiormente al rischio di contagio ma anche a quello di «untori».

    Non va meglio a Vicenza: l’ospedale San Bortolo scoppia. «C’è un boom di ricoveri e dovremo sopportare questo picco di accessi fino a fine mese — racconta Francesco Buonocore, direttore sanitario dell’Usl 6 —. In più il meteo non aiuta, con questi continui sbalzi di temperatura. Abbiamo aggiunto letti bis nelle Medicine, le Geriatrie sono piene e la Gastroenterologia è stata costretta a cedere ai malati di influenza 10 letti su 14. Le Terapie intensive sono affollate al punto che i letti dedicati ai post-operati restano aperti pure il sabato e la domenica, contrariamente al solito. L’altro problema — chiude Buonocore — è che gli infermieri continuano a saltare riposi, per restare in servizio tutti i weekend». A Verona, l’ospedale Borgo Trento solo in dicembre ha ricoverato 650 over 65enni, molti dei quali colpiti dal virus. Nei primi 20 giorni del 2015 i degenti over 65 risultano già 470, il 75% dei quali contagiati dall’influenza. Il Ca’ Foncello di Treviso ha vissuto quindici giorni di passione, con un assedio al Pronto soccorso e un numero di ricoveri sopra la media, ma negli ultimi tre giorni la situazione pare in miglioramento. Restano comunque i letti bis nelle Medicine e il cruccio della carenza di personale, perchè molti infermieri sono malati a loro volta.

    M.N.M. – Il Corriere del Veneto – 23 gennaio 2015 

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