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Veneto. Licenze di pesca, ora possibile limitarle e sequestrare barche. Corazzari: “indipensabile per tutela acque interne”

Da oggi, le Province potranno contingentare le licenze di pesca professionale in acque interne di tipo B, impedendone il saccheggio da parte di soggetti (spesso stranieri) che utilizzano mezzi illegali come la corrente elettrica, gli esplosivi e altri mezzi di stordimento. Inoltre, fintanto che non sarà aggiornata la carta ittica, vi sarà una moratoria completa della concessione di nuove licenze di questo tipo.

A renderlo possibile è un emendamento alla Finanziaria regionale proposto dal consigliere polesano Cristiano Corazzari e fatto proprio dalla Giunta, per risolvere l’annoso problema del bracconaggio e depredamento delle aree ittiche da parte di pescatori in possesso di permessi usati in modo illegittimo e senza limiti di pescato.

“L’emendamento – spiega Corazzari – modifica la legge 19/1998, introducendo anche la confisca del pescato e il sequestro dell’imbarcazione, dei mezzi e degli strumenti utilizzati per l’attività e il trasporto del prodotto, aumentando le sanzioni pecuniarie di un terzo. Viene anche prevista la sospensione della licenza fino a un massimo di 7 anni per i bracconieri. Inoltre, si consente alle Province di deliberare in merito al numero massimo di permessi che possono essere rilasciati a livello locale sulla base del principio di sostenibilità ambientale determinato dalla carta ittica. Tale norma è oggi assolutamente necessaria visto ciò che sta accadendo soprattutto in provincia di Rovigo: io stesso sono stato testimone a Donada di Porto Tolle dello scempio compiuto a danno dei nostri fiumi. I banchi erano pieni di pescato in acque interne da parte di stranieri con permessi di pesca temporanei. La stessa Polizia provinciale ha più volte sanzionato soggetti provenienti dalla Romania, risultati non in regola con le previsioni di legge e i relativi regolamenti di attuazione. Inoltre, negli ultimi anni si è intensificato il numero di pescatori provenienti anche da Ungheria e Cina. Questo “pendolarismo di rapina” oggi non è più accettabile. Oggi le Province non hanno più alibi: agiscano quindi in fretta, per salvaguardare il patrimonio ittico e frenare gravi ricadute di tipo occupazionale e imprenditoriale per il settore della pesca, visto e considerato il suo alto valore anche per le attività turistiche e sportive”.

12 marzo 2014 

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