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Veneto. L’ira del Consiglio sulla Corte dei conti «Faremo ricorso». Spese contestate, i partiti si ribellano: «Attacco politico»

Non l’hanno presa bene. E c’era da aspettarselo. La reazione è veemente, rabbiosa, ben lontana da quella «massima fiducia nella magistratura», da quel «chiariremo tutto con serenità», da quella «leale collaborazione tra istituzioni» che finora ha sempre contraddistinto la risposta dei consiglieri regionali alle indagini della Corte dei conti. «Altro che leale collaborazione. Qui siamo alla guerra» sbotta il presidente dell’assemblea, Valdo Ruffato.

Chi lo conosce sa che Ruffato di rado tradisce la sua natura «moderata», restia ad alzare i toni e finire sopra le righe, da pacato ex diccì. Stavolta, però, il presidente è chiamato a farsi interprete del malumore dei capigruppo, letteralmente furiosi per quello che non esitano a definire «un accanimento» dei magistrati nei confronti di Palazzo Ferro Fini, «dove finora non hanno trovato nulla fuori posto». Innanzitutto la forma: «Sarebbe corretto che la Corte prima notificasse gli atti e poi li pubblicasse. Venire a sapere le cose dai giornali non è corretto. Dov’è finito il rispetto tra le istituzioni?». Poi la sostanza: «Ci sono stati chiesti dei chiarimenti in ordine ad alcune spese del 2013 – spiega Ruffato -. Li abbiamo prontamente forniti, offrendo la massima disponibilità come sempre, salvo scoprire adesso che non sono stati tenuti nella minima considerazione. Se non è una presa in giro, poco ci manca. La sentenza 39 della Corte costituzionale, poi, parla chiaro: la Corte dei conti deve limitarsi a verificare la mera rispondenza documentale delle spese, senza entrare nel merito del perché queste sono state sostenute. Una valutazione, quest’ultima, che attiene esclusivamente ai gruppi, che sempre la Consulta indica come organi indispensabili per il funzionamento del consiglio. Qui invece tutte le spese, compresi i compensi degli addetti stampa che chiunque capisce essere fondamentali nell’ambito di un’attività politica, sono valutate come “non necessarie” o “non inerenti”. Ma di penalmente rilevante che c’è? Nulla di nulla. Viene il dubbio che si tratti di questioni che hanno poco di tecnico e molto di politico». Ruffato proporrà all’Ufficio di presidenza di ricorrere al Tar, chiedendo un’immediata sospensiva degli effetti della pronuncia della Corte, ossia la restituzione del 740 mila euro contestati (il Tar, peraltro, deve ancora pronunciarsi sul precedente ricorso, quello relativo ai rendiconti del 2012). Analoga controffensiva, con ogni probabilità, sarà lanciata dai gruppi «perché qui non si tratta solo di difendere il loro diritto a svolgere la propria attività politica e istituzionale» ma anche «l’immagine di un’istituzione che si è distinta in questi anni per la chiarezza del proprio operato e per l’oculatezza delle proprie spese».

I capigruppo, che a norma di legge sono i responsabili delle irregolarità, sono allibiti. Dario Bond, ora in Forza Italia per il Veneto, all’epoca speaker del Pdl: «Tolti i dipendenti ed una ricerca Swg, nel 2013 abbiamo congelato tutte le spese. Risultato: ci contestano i dipendenti e la ricerca Swg. Più che arrabbiato sono deluso e amareggiato, a questo punto ci dicano che la legge è rispettata solo se la spesa è zero, eliminino i gruppi e chiudano i battenti del consiglio. Le chiavi in Campo Sant’Angelo gliele portiamo noi. Va bene che la politica è screditata da ogni parte ma vivere con la pistola puntata sempre alla tempia… non mi va più, sono stanco». Federico Caner, Lega Nord: «Siamo di fronte ad un attacco totale che non si ferma di fronte a nulla. Se c’è una regia? Non lo so, non voglio fare il complottista. Certo mi stupisce ci vengano contestate nel 2013 spese che nel 2012 erano state ritenute valide mentre alcune pezze giustificative non sono neppure state prese in considerazione. Le controdeduzioni erano dettagliate e inequivocabili: le hanno guardate? A questo punto qualunque cosa diventa contestabile». Lucio Tiozzo, capogruppo del Pd: «Noi riteniamo di aver agito con correttezza, nel rispetto delle leggi, utilizzando i soldi esclusivamente per l’attività istituzionale. Sfido chiunque a dimostrare che nei nostri rendiconti ci sono spese personali. Siamo tranquilli». Quanto alle (neppure troppo velate) accuse dei colleghi, Tiozzo va cauto: «Non credo che la Corte ci abbia preso di mira, i magistrati dovrebbero agire solo in funzione delle leggi». Tra i più furiosi c’è Stefano Valdegamberi di Futuro Popolare: «L’attacco è palesemente politico. C’è l’evidente volontà della magistratura contabile di interferire nell’attività dell’assemblea legislativa regionale e nel mandato degli eletti dal popolo. Chi sorveglia i sorveglianti stessi?».

Dalle ospitate tv ai corsi alla Bocconi: 740 mila euro

VENEZIA — Le comparsate tivù, i portaborse delocalizzati nei collegi elettorali, le notti passate in albergo (per lezioni e convegni, nessuno pensi male). Ma anche l’acqua minerale, il calendario con le foto del Cansiglio, i blocchetti per gli appunti. Alla Sezione di Controllo della Corte dei conti davvero non è sfuggito nulla. Un esame occhiuto e colossale, visto che i gruppi avevano inviato in Campo Sant’Angelo faldoni ricolmi di scontrini, fatture e ricevute (pure un po’ per dispetto), che in oltre 80 pagine non svela nulla di clamoroso in stile Lazio, Piemonte o Bolzano, dove in questi mesi si sono scoperti Suv, mutande e perfino vibratori acquistati alle spalle del popolo elettore e contribuente, ma che comunque secondo i giudici tratteggia un quadro di «irregolarità diffusa» che dovrebbe portare all’intervento della procura guidata da Carmine Scarano, oltre che alla restituzione di oltre 740 mila euro nelle casse di Palazzo Ferro Fini.

Circa la metà delle spese contestate ai partiti (370 mila euro) riguarda gli stipendi dei «collaboratori», etichetta generica sotto cui si celano segretari, portaborse ed addetti stampa, nessuno dei quali, diciamolo, supera i 40 mila euro lordi di compenso (se va bene: c’è anche chi ha preso poche centinaia di euro). Per tutti i magistrati sostengono che «non è evincibile l’inerenza della prestazione all’attività istituzionale» e «non è stato documentato il risultato atteso». Il fu Pdl dovrà spiegare perché ha commissionato a Swg «un’indagine socio-economica» sul Veneto, il Pd perché ha chiamato un moderatore ad una tavola rotonda, perché ha affittato la sala convegni del Crowne Plaza di Padova e perché si è abbonato al Sole 24 Ore. E poi c’è quella consulenza dell’avvocato sulle società pubbliche e quella del sindaco di Canaro sul Parco del Delta del Po… Perché? La Lega Nord sta sulla graticola per alcuni manifesti ma anche per 8,1 euro spesi in fotocopie nella hall dell’Hotel B4, per dell’acqua minerale con relativi bicchieri di plastica («Ma abbiamo rimborsato tutto!» protesta lo speaker Federico Caner), più alcuni block notes. Più complicato sarà giustificare gli oltre 68 mila euro sborsati per la partecipazione dei consiglieri alla «Scuola di Alta Formazione» del Carroccio alla Bocconi di Milano, sebbene i rendiconti presentino una voce ad hoc dedicata all’aggiornamento. A proposito di bibite: l’Idv deve spiegare 43 euro di bevande «non riconducibili all’attività istituzionale» e 100 euro per un brindisi di Natale, più due toner per stampante. Svariati gruppi (Lega, Pd, Misto e Udc) contano migliaia di euro investiti nella gestione di siti web, blog, profili Twitter eFacebook: gli inconvenienti della politica 2.0. Stefano Valdegamberi di Futuro Popolare è sotto la lente per 732 euro di sms ed una comparsata (pagata 2.135 euro) su Canale Italia; Unione Nord Est per la partecipazione, nell’ordine: allo show del cabarettista brasiliano Edgar Marostica, alla conferenza su Padre Gatti, alla «panoramica sulla storia delle antiche comunità alpine» e alla mostra sulla marina austro-veneta. Come mai Bortolussi ha commissionato un’analisi sull’agricoltura bio? E perché la Sinistra ha pagato il calendario sul Cansiglio? Tutte domande a cui i gruppi non potranno che rispondere a mezzo avvocati. Ma occhio: tra i consulenti finiti nel mirino della Corte ci sono pure i legali che hanno difeso i consiglieri l’anno scorso, per un’analoga contestazione sui rendiconti del 2012. Chi era la controparte? La Corte dei conti, of course.

Ma.Bo. – Corriere del Veneto – 14 aprile 2014 

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