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Veneto. Migliorano le performance del sistema sanitario regionale, anche se non mancano le criticità. Ecco i risultati del Piano nazionale esiti

Presentata ieri un’analisi regionale dei dati del Programma Nazionale Esiti. Punteggi in crescita su quasi tutti outcome della sanità veneta, ma non mancano però le criticità. Per esempio la frammentazione dell’offerta dei servizi per la chirurgia oncologica e per la chirurgia protesica. I DATI

In Veneto sette cittadini su 10 che subiscano una frattura del femore sono sottoposti a intervento entro 48 ore; 8 parti primari su 100 avvengono spontaneamente; oltre il 90 per cento dei pazienti che subiscono un ricovero per infarto sono vivi a 30 giorni e lo stesso dato si osserva per l’ictus.

Allo stesso tempo, in 9 delle 13 strutture in cui si effettuano interventi chirurgici per tumore del polmone vengono eseguite meno di 50 operazioni all’anno e  7 ricoveri su 10 per tumore della mammella vengono effettuati in strutture che eseguono meno di 150 interventi annui.

Sono questi alcuni dei dati estratti dal Programma Nazionale Esiti che mostrano le (molte) luci e le (poche) ombre della sanità veneta.

I numeri sono stati presentati questa mattina nell’Auditorium del Padiglione Rama dell’Ospedale dell’Angelo a Mestre.

“Il Veneto ha uno dei migliori sistemi sanitari d’Italia e si confronta certamente alla pari con i risultati di salute rilevabili nei Paesi del Nord Europa”, ha detto il direttore generale della Sanità Regionale Domenico Mantoan.

Il complesso dei dati derivanti dal PNE, infatti, mostra un miglioramento progressivo delle performance del sistema sanitario regionale Veneto anche per le aree che presentano ancora alcune criticità.

Per esempio, migliora la tempestività per l’intervento chirurgico sulle fratture del collo del femore negli ultra 65enni, che viene garantita entro le prime 48 ore al 68% dei pazienti del Veneto, rispetto ad una media nazionale del 58%. Persiste una certa variabilità intra-regionale, con un trend al miglioramento nel 2017.

Continua a diminuire la proporzione dei parti cesarei primari, ora al 17% in Veneto contro un 23% a livello nazionale. Questa riduzione nel ricorso al parto chirurgico si può ottenere anche promuovendo il ricorso al parto naturale nelle donne con pregresso cesareo senza controindicazioni, ora all’11% a livello nazionale. I risultati del PNE mostrano come il Veneto sia ai primi posti in questa pratica clinica con diversi ospedali pubblici, soprattutto nella provincia di Treviso, che raggiungono e superano il 40%. Ma è l’Ospedale Alto Vicentino di Santorso la struttura italiana che effettua la più alta proporzione di parti naturali dopo cesareo, garantendo questa prestazione al 52% delle donne precesarizzate.

Continua a ridursi la mortalità a 30 giorni dal ricovero per infarto miocardico acuto in Veneto(dall’12,2% del 2010 all’attuale 9,3%). Analogo trend è evidente per la mortalità a 30 giorni per ictus che scende dal 10,6% del 2009 al 9,2% del 2016.

Non mancano però le criticità. Tra queste, merita particolare attenzione la frammentazione dell’offerta dei servizi per la chirurgia oncologica e per la chirurgia protesica. Servizi, questi ultimi, per i quali è dimostrata un’importante associazione tra volume di interventi ed esiti delle cure.

Nel 2016, in Veneto, 13 strutture ospedaliere eseguono più di 5 interventi chirurgici per tumore del polmone; tra queste, 4 presentano un volume di attività superiore a 50 interventi annui soglia sopra la quale viene osservata la minor mortalità a 30 giorni dall’intervento è di 50 interventi/annui. L’Azienda Ospedaliera di Padova guida la classifica con più di 300 interventi l’anno.

Ancora, nel 2016 il 68% dei ricoveri per tumore della mammella veniva effettuato in strutture che eseguivano ciascuna meno del 5% degli interventi totali e al di sotto della soglia di 150 interventi annui. Un dato, questo, destinato a cambiare presto: nel 2018, dopo interventi di riorganizzazione innescati nel 2017 da una nuova programmazione regionale della chirurgia senologica con l’attivazione delle Breast Unit, la maggior parte delle mastectomie avverrà in centri in cui l’equipe chirurgica effettua più di 150 interventi annui, soglia raccomandata per garantire i migliori esiti post-operatori nelle pazienti.

Nonostante la vicinanza di centri d’eccellenza, la mobilità extraregionale per il Veneto segna un saldo positivo. Solo il 7% delle mastectomie e il 6% delle resezioni polmonari per tumore avviene fuori regione. Allo stesso tempo, per il tumore del polmone il Veneto esercita un’attrazione da altre regioni per oltre il 16% dei casi.

26 febbraio 2018 (Quotidiano Sanità)

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