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Veneto. Numero chiuso. Via test d’ingresso, polemiche sui costi

Atenei veneti, decine di corsi a numero chiuso. Gli studenti: «Servono a fare cassa». Migliaia di candidati sotto esame. Dal 2009 il «ticket» sulle prove è raddoppiato a 26 e 27 euro

VENEZIA — Inizieranno solo venerdì 24 agosto, ma sui test d’ingresso alle Università venete è già polemica. L’ultimo aggiornamento datato 2007 della legge 270 contempla infatti la prova di accesso non solo per le Facoltà a numero chiuso ma anche per altre. La ratio è di selezionare i candidati secondo i posti disponibili nella prima fattispecie e di individuarne invece il livello di preparazione, con relativa opzione di attribuire dei «debiti » in caso di palesi lacune, nella seconda. Così da «alzare gli standard qualitativi e da riequilibrare il rapporto tra numero di laureati e potenzialità occupazionali ». Il problema è che ogni test si paga e poco importa se i prezzi imposti dai nostri Atenei — 26 euro a Venezia e Verona, 27 a Padova — siano nettamente inferiori ai 50/100 euro praticati nel resto d’Italia. Ora, a Padova solo i test obbligatori (relativi ai corsi di laurea a numero programmato sanciti a livello nazionale, cioè Medicina, Odontoiatria, Veterinaria, Professioni sanitarie e Architettura, più altri decisi dai singoli Atenei) sono 29, a Venezia 12, a Verona 22. Ma poi ce ne sono altre decine relative a corsi non a numero chiuso.

«Dal 2009 la gabella chiesta ai candidati è raddoppiata — denuncia Marco Zabai, coordinatore di «Studentiper» a Padova —nella città del Santo è lievitata da 14 a 27 euro. E l’ulteriore assurdità è che se, come spesso accade, un candidato sceglie di affrontare più prove d’accesso nella stessa Università non la paga una volta sola ma tante quanti sono i test. Questa tassa dunque non serve affatto ad alzare gli standard ma solo a fare cassa. In un periodo di crisi, nel quale tra l’altro le tasse universitarie sono in ascesa, non era il caso di infliggere un’ulteriore mazzata alle tasche dei ragazzi e delle loro famiglie. Invece del test, calibriamo piuttosto l’accesso al secondo anno, vincolandolo ad un certo numero di esami da superare».

Ma il professor Guido Scutari, prorettore con delega per la condizione studentesca, precisa: «I soldi che gli studenti pagano sono quelli di una pizza e comunque gli Atenei li usano per coprire le spese di personale e organizzazione dei test stessi. Posso concordare sul fatto che, almeno nella nostra realtà, non servano ad aumentare l a qualità, già alta, nè a migliorare il rapporto laureati- occupazione perchè un giovane dopo tanti anni di studio ha il diritto di scegliere il mestiere più gradito e non quello suggerito. Ma soprattutto la condizione del mercato di oggi non sarà quella che si presenterà tra cinque anni. Le prove di accesso servono piuttosto a dare allo studente coscienza della propria preparazione, a capire che se vuole superare gli esami del primo anno deve colmare determinate lacune, e al più presto».

Fatto sta che nella generalizzata corsa ai numeri chiusi, per selezionare i migliori l’Università di Verona ha aggiunto quest’anno un nuovo tassello: il test per Lingue e culture per il turismo e il commercio internazionale. «Sono 600 posti — spiegano dall’Ateneo — abbiamo deciso di limitare gli accessi per ragioni di didattica, volevamo mantenere un livello di insegnamento adeguato, possibile solo con numeri limitati». Diversa la situazione di Economia, dove il numero chiuso è partito l’anno scorso. Per entrambi i corsi, sia di Economia Aziendale che di Economia e commercio, i posti a disposizione sono 295 per la sede veronese e 165 per quella vicentina, ma per la prima volta le date dei test coincideranno in tutto il Veneto. Un primo passo all’unisono, mosso da quella che dovrebbe diventare Univeneto, che ha coordinato le prove nelle tre sedi. Con una particolarità: i test di Economia sono stati anticipati, un primo step è partito in aprile. E il secondo sarà a fine agosto.

In concomitanza con le prove di accesso delle Università italiane più prestigiose in campo economico (la Bocconi o la Luiss) gli Atenei veneti hanno avviato una sorta di pre-test, perchè spesso gli studenti più motivati vanno a sostenerlo in primavera. E una volta accettati nelle sedi lombarde difficilmente torneranno indietro, lasciando nelle Facoltà della nostra regione i ragazzi «dell’ultimo momento», quelli più portati a finire fuori corso, e quindi a far scendere il rating delle Università. Per chi ha partecipato alle selezioni primaverili il vantaggio c’è: il 60% dei posti disponibili viene assegnato in anticipo. Ma nella corsa ad ostacoli per accaparrarsi le teste più brillanti, Padova, Venezia e Verona sottopongono i ragazzi anche alla verifica dei «saperi minimi ». «Sono test di accesso non vincolanti da sostenere entro il primo semestre — spiega Lorenzo Tommasin di Ca’ Foscari — stabiliscono le soglie minime di conoscenza da raggiungere per poter proseguire nel percorso di studi scelto. Se il punteggio è insufficiente lo studente seguirà appositi corsi, entro la fine del primo anno».

Test mirati e di cultura generale, gratuiti e formalmente non obbligatori ma che, se non superati, «bloccano» la carriera universitaria dopo il primo semestre. E’ invece obbligatorio (e a pagamento, costa 26 euro) il test di Economia a Ca’ Foscari, dove invece rimarranno uguali all’anno scorso i corsi a numero chiuso: Scienze della società e del servizio sociale (95 posti programmati) e Mediazione linguistica (73). Lo Iuav ha infine rinnovato l’offerta formativa. I percorsi triennali possibili ora sono quattro: Scienze dell’architettura (600 posti), Disegno industriale (120), Design della moda, arti visive, teatro (120) e Pianificazione urbanistica e territoriale (75). Una chicca: è in scadenza l’iscrizione al Collegio Internazionale Ca’ Foscari, che forma giovani laureati d’eccellenza e avrà sede a San Servolo. Gli iscritti al collegio potranno avere la residenza veneziana.

Corriere Veneto – 23 agosto 2012

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