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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Rassegna Stampa»Veneto, per la sanità un taglio da 110 milioni: a rischio i cantieri negli ospedali
    Rassegna Stampa

    Veneto, per la sanità un taglio da 110 milioni: a rischio i cantieri negli ospedali

    Cristina FortunatiInserito da Cristina Fortunati1 Aprile 2024Nessun commento4 Minuti di lettura
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    L’allarme della Corte dei Conti sui soldi del Pnrr. Lavori già avviati nei poli di Vicenza, Belluno e Cittadella

    Si saprà probabilmente il 4 aprile, giorno fissato per il confronto tra la Regione e il ministero della Salute, se il Veneto dovrà rinunciare a 107/110 milioni di euro per l’adeguamento antisismico degli ospedali. Tutto nasce dalla scelta del governo Meloni di dirottare 1 miliardo e 266 milioni di euro destinati dal Pnrr all’adeguamento antisismico degli ospedali a un altro fondo sanitario, quello per l’edilizia sanitaria. Che però serve a interventi diversi, per esempio ristrutturazioni, tecnologia, nuove sale operatorie o reparti. I due fondi non sono intercambiabili, la cifra di 1,2 miliardi del Pnrr non si può usare per altre mission, altrimenti si rischiano ripercussioni giuridiche — e infatti è intervenuta la Corte dei Conti —, fino al congelamento dei cantieri per l’adeguamento antisismico.

    Il progetto Ospedali Sicuri

    «Sono due linee di finanziamento ben distinte — conferma Manuela Lanzarin, assessore alla Sanità — dedicate a interventi di diversa natura. Non si possono spostare da un fondo all’altro investimenti già deliberati da ogni Regione per lavori concernenti specificatamente ciascuno dei due. E quindi per l’adeguamento antisismico previsto dal Pnrr con il progetto Ospedali Sicuri si devono usare solo questi 1,2 miliardi dei 15,6 indirizzati dal Pnrr alla missione Salute. Spostarli significa tagliarli e per il Veneto vuol dire perdere 107/110 milioni, per di più a cantieri già avviati. I lavori per l’adeguamento antisismico e antincendio sono in fase avanzata e riguardano gli ospedali di Belluno, Vicenza e Cittadella — aggiunge Lanzarin —. All’unanimità la Commissione Salute delle Regioni ha chiesto al governo di stralciare questa misura inaccettabile dal decreto che la contiene».

    L’incontro delle Regioni con il governo

    Le Regioni hanno avuto nei giorni scorsi un incontro con i ministri per gli Affari europei, Raffaele Fitto, e alla Salute, Orazio Schillaci, entrambi «fiduciosi che la situazione si possa mettere a posto». Fitto ha pure parlato di «vasi comunicanti», accennando appunto al travaso di risorse da un fondo all’altro. Ma gli assessori alla Sanità, di ogni colore politico, non arretrano di un millimetro e nel frattempo il ministero della Salute ha iniziato il monitoraggio dei lavori avviati per l’adeguamento antisismico regione per regione. La verifica sul Veneto avverrà appunto il 4 aprile.

    Per fare chiarezza e ottenere i dati relativi ai cantieri aperti in Italia, il Movimento 5 Stelle ha presentato interrogazioni a tutte le giunte regionali, ricordando: «Sulla sanità l’elenco dei tagli è impressionante: meno 510 milioni per il rinnovamento degli ospedali; meno 132 milioni per l’innovazione sanitaria; meno 34 milioni per il sistema salute, ambiente e clima. Per la sanità pubblica siamo alla devastazione, dopo i tagli al Pnrr che hanno colpito in Italia oltre 500 strutture tra Case e ospedali di Comunità e oltre 800 posti in Terapia intensiva, ora vengono sottratti al settore altri 1,2 miliardi di euro».

    L’interrogazione regionale del M5S

    Alla giunta Zaia l’interrogazione è stata presentata dalla capogruppo Erika Baldin, che chiede «la quota parte del definanziamento a carico del Veneto, quali progetti presentati siano interessati dal taglio e quali azioni la Regione intenda intraprendere per opporsi al taglio di 1,2 miliardi di fondi Pnrr». «Questo intervento del governo pone le Regioni, che hanno già programmato le risorse nell’ambito del programma Pnrr, in una situazione di oggettiva difficoltà — spiega Baldin —. Alcuni piani finanziati sono già stati trasformati in cantieri in corso o in gare assegnate, quindi hanno prodotto obbligazioni giuridicamente vincolanti e non sono sostituibili con il fondo per l’edilizia sanitaria, che sostiene invece l’ammodernamento tecnologico e delle mura del patrimonio pubblico. Inoltre la rimodulazione del finanziamento già accordato potrebbe provocare il fermo dei cantieri stessi, con rilevanti ricadute giuridiche ed economiche a carico della Regione, che ha sottoscritto gli affidamenti — aggiunge la capogruppo del M5S —. In particolare sarebbero in pericolo le opere per migliorare le strutture nelle zone a rischio terremoti, con relativo impoverimento della sanità di prossimità. É inaccettabile il venir meno di risorse in tema di sicurezza antisismica. Nel 2022 la delibera della giunta Zaia rivedeva il piano di finanziamento dell’edilizia sanitaria utilizzando pro quota proprio questi stanziamenti del Pnrr, destinati alle zone di montagna e pedemontane. Come si fa ora a dire che quei soldi non ci sono più?». Gli investimenti per il Pnrr messi in piedi dal Veneto valgono in tutto 1,187 miliardi di euro, anche per attivare 99 Case di comunità, 71 ospedali di comunità (gare di appalto concluse per il 95%) e 49 centrali operative territoriali.

    Michela Nicolussi Moro – Il Corriere Veneto

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