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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Veneto. Ricetta digitale: si parte nel caos. Addio ai vecchi moduli rossi. E i medici di famiglia: dubbi sulle implicazioni per la privacy
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    Veneto. Ricetta digitale: si parte nel caos. Addio ai vecchi moduli rossi. E i medici di famiglia: dubbi sulle implicazioni per la privacy

    pecore-elettricheInserito da pecore-elettriche1 Settembre 2014Nessun commento4 Minuti di lettura
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    di Daniela Boresi. La parola stessa “dematerializzazione” fa venire i brividi. Altro non è però che la morte della tradizionale ricetta rossa, quella con cui si andava dal farmacista per ritirare i medicinali.

    Da oggi il medico di base, o quello ospedaliero, consegneranno un figlietto bianco stampato. Si completa in questo modo la seconda fase di digitalizzazione realizzato grazie ad un collegamento telematico tra medici, azienda sociosanitaria di riferimento, farmacie, Regione e Ministero dell’Economia. Un sistema che promette risparmi ma che le categorie interessate, medici di base e farmacisti, vivono con non poche apprensioni. Due le lamentele: il rischio che venga a cadere la protezione della privacy per il paziente, e un aumento di incombenze. «Sarà un inizio per modo di dire – spiega il dottor Domenico Crisarà, Fimmg – C’è poca comunicazione e i sistemi informatici sono ancora da tarare, molti medici non sono pronti. Hanno poi raccontato ai cittadini che cambia tutto, ma sempre da noi devono venire a prendere il foglietto. Comunque noi faremo il nostro lavoro con coscienza per far funzionare tutto al meglio».

    Altra considerazione e non di poco conto, la privacy. «I dati sanitari entreranno nei computer dell’Agenzia delle Entrate. – aggiunge Crisarà – É consentito che un ente non sanitario conosca la malattia di cui soffre il cittadino? Un dubbio mi viene».

    Il sistema infatti porterà ad un maggior controllo dei medicinali prescritti, che verranno così tracciati, ma consentirà anche un risparmio, ed è su questo che conta il Ministero che ha voluto questa rivoluzione. I numeri delle “ricette rosse” sono infatti da paura: nel Veneto ne vengono erogate ogni anno 60milioni, 40 dei quali per i farmaci, gli altri per la specialistica (11 ricette ogni veneto). A compilarle sono i “grandi prescrittori” (i medici di base) e circa 10mila medici ospedalieri. «Teniamo conto che oggi il medico utulizzava le ricette rosse, stampata del Poligrafo dello Stato – spiega l’ingegnere Lorenzo Gubian, responsabile del Sistema informativo della Regione Veneto – Oltre al costo della ricetta, va aggiunto che ogni medico doveva andare a prendere i “pacchetti” in un ufficio preposto e questo comportava personale e disagi». Secondo vantaggio, quello del controllo: in pratica in tempo reale è possibile sapere da parte della Regione quali farmaci sono stati prescritti, da chi e a chi.

    Arsenàl.IT, consorzio per la sanità digitale di tutte le Asl e aziende ospedaliere del Veneto che coordina l’iniziativa ha calcolato che complessivamente il solo Veneto risparmierà ogni anno 3.244.901 euro. Questo sarà possibile grazie alla messa in rete dei medici di medicina generale (3.332) e dei pediatri di libera scelta (580): oggi infatti il 98% dei medici risulta collegato in rete. Cosa si riceverà da questa mattina al posto della tradizionale ricetta rossa? Un promemoria bianco contenente due codici: il numero di ricetta elettronica ed il codice fiscale dell’assistito. Con questo può recarsi alla farmacia e ricevere il farmaco prescritto dal proprio medico. Nulla cambia invece per le prescrizioni di visite e esami che fino al 2015 continueranno a viaggiare sulla ricetta rossa. Restano esclusi dal provvedimento tutti i medicinali ad alto costo e gli stupefacenti. A temere che da oggi non tutto fili liscio è anche “Farmacie riunite”, l’associazione nazionale di titolari di farmacia che prevede un pesante aggravio di lavoro per i farmacisti e per i sistemi informatici. «Negli ultimi anni la nostra categoria ha dovuto affrontare una serie di processi di informatizzazione – spiega il presidente Franco Gariboldi Muschietti – E a rendere più difficile la situazione c’è la scarsa informazione. Sono pochi i cittadini che sanno del cambiamento e a spiegarlo saremo noi o i medici».

    E intanto la Fimmg ha inviato una lettera ai proprio iscritti nella quale annuncia che “è stata presa una posizione forte verso la Regione Veneto e avanzata una forte critica verso questa procedura che, se comporta un risparmio sul costo della ricetta rossa, tuttavia ha implicazioni per la privacy».

    Il Gazzettino – 1 settembre 2014 

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