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Venezia. Alghe mangia-ossigeno, in laguna strage di pesci. La Procura apre un’inchiesta

 Tonnellate di cefali e branzini uccisi dall’anossia. La causa principale, secondo gli esperti, sarebbe lo stress climatico che in questi ultimi mesi avrebbe rivoluzionato il sistema di correnti e maree della laguna. Non è da escludere, però, che le piogge possano aver portato dai canali di scolo residui di fertilizzanti che potrebbero aver velocizzato il ciclo di crescita delle alghe.

Quel che è certo è che gli effetti sono stati devastanti per la fauna lagunare: le barche del Comune, tra sabato e domenica, hanno raccolto 5 tonnellate di pesci morti nei canali della città. Ieri, altri dieci quintali. A cosa è dovuta quest’ecatombe? In una parola: anossia. Secondo l’Arpav, infatti, l’andamento meteorologico di maggio e giugno avrebbe contribuito all’incremento di produzione di biomasse. Superata la fase di fioritura, però, lo sviluppo delle alghe si sarebbe interrotto passando direttamente alla decomposizione. La maxi fioritura di alghe, combinata a un ricambio idrico difficile per via delle correnti e delle maree, ha fatto sì che venisse consumato l’ossigeno nelle acque della Laguna.

«E’ importante precisare – spiega Arpav in una nota – che si tratta di un fenomeno naturale e circoscritto nella zona indicata, mentre il resto della laguna presenta condizioni normali». Fatto sta che, senza ossigeno, i pesci non sopravvivono: e così, dopo l’odore acre dei giorni scorsi dovuto alla putrescenza delle alghe, da sabato in Canal Grande e a Cannaregio si potevano vedere centinaia di pesci a pancia in su. Cefali, branzini, triglie ma anche molluschi e crostacei. «L’anossia è un fenomeno naturale, anche se bisogna tornare agli anni ’80 per trovarne un’altra di simili dimensioni – aggiunge Andrea Chinellato, biologo marino – nei prossimi giorni dovrebbe esserci un cambio sostanzioso nel ciclo delle maree e la situazione dovrebbe tornare alla normalità». Intanto, ieri pomeriggio si è tenuto un incontro tra Comune, Arpav e Usl. «Aspettiamo i risultati dei prelievi – dice Gianfranco Bettin, assessore all’Ambiente di Venezia – ma è probabile che tra le concause ci sia stato anche un trascinamento di fertilizzanti in laguna dai canali di scolo che ha accelerato la crescita delle alghe».

La morìa in laguna, però, continua a dar adito a polemiche in città. Piero Bortoluzzi, consigliere comunale di Fratelli d’Italia, ha presentato un’interrogazione perché l’amministrazione fornisca una relazione sulle cause e le conseguenze del fenomeno.

Venezia. Moria di pesci, procura apre inchiesta. Per l’Arpav è dovuta a sviluppo anomalo di alghe

La procura di Venezia ha aperto un fascicolo d’inchiesta sulla moria di pesci che si è verificata negli ultimi giorni in laguna. Il sostituto procuratore Giorgio Gava, come riportano i giornali locali, ha disposto una serie di prelievi per chiarire cosa sia accaduto, in modo da escludere, dunque, l’ipotesi che la mancanza di ossigeno sia stata provocata dallo sversamento di sostanze inquinanti. Lunedì l’Arpav aveva diffuso una nota per spiegare che la moria di pesci «è verosimilmente dovuta allo sviluppo anomalo di alghe dei generi Ulva, Gracilaria e Agardhiella».

 (Ansa) – 23 luglio 2013 

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