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Venezia. Città metropolitana congelata fino 2014. Sindaci si dividono

Manca poco che gli assessori provinciali si diano il cinque al brindisi augurale di fine anno. Il 2012 per la Provincia di Venezia è finito meglio di come è iniziato.

A gennaio si vaticinava il fine corsa perché il decreto Salva Italia cancellava l’ente per far spazio alla città Metropolitana e invece ieri si sorrideva perché il change-over istituzionale è finito in un vicolo cieco grazie ad un emendamento approvato ieri l’altro dalla commissione Bilancio del Senato da Pdl e Lega grazie al quale Ca’ Corner arriverà fino a fine mandato a giugno 2014. La città Metropolitana può attendere, congelata in stand by fino a fine 2013. Per Lega e Pdl sono le prove di pace per una nuova alleanza, ma non tutti i Comuni non sono contenti. Anzi, il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni neanche ci crede. «Finché non si arriva al voto finale a Roma, il 21, non possiamo essere sicuri di nulla. Magari il governo introduce un suo emendamento che va ad incidere su quello passato in sordina in quest’assalto alla diligenza attualmente in corso – dice – Cosa ci cambia? Che la città metropolitana slitta di un anno. Non so nemmeno se faremo lo Statuto, probabilmente no, non ce ne è più l’obbligo e gli altri Comuni potrebbero non presentarsi. Vedremo cosa succede nelle prossime ore a Roma». Intanto succede che la riunione dei 44 sindaci metropolitani per lo statuto convocata per oggi è stata rinviata sine die «alla luce degli ultimi sviluppi», spiega la presidente della provincia Francesca Zaccariotto. «Ora abbiamo più tempo per capire se il nuovo ente sia davvero un’opportunità per il territorio e visto che non è più una imposizione possiamo ragionare su un vero e serio progetto comune e tener conto anche delle obiezioni di comuni come Scorzé Vigonovo e Fossalta che non volevano farne e parte e di realtà come Padova che invece volevano entrarci ma non potevano. E magari di Rovigo: bisogna andare oltre i confini e pensare all’elezione diretta del sindaco metropolitano», conclude Zaccariotto.

Favorevolissimo alla linea tracciata dalla Lega e dal Pdl, per fare un esempio, è il sindaco di Musile Gianluca Forcolin, leghista. «Ci piace la città metropolitana ma non firmiamo un assegno in bianco – dice – Una riflessione sui punti critici da noi evidenziati è utile: l’elezione a suffragio universale del sindaco metropolitano e la pari dignità dei Comuni per lo statuto. Intanto lavoriamo sull’Unione dei Comuni». Anche in Riviera si va avanti con l’Unione dei Comuni «ma ora un po’ mi rammarico – fa eco da Dolo la sindaca Maddalena Gottardo, Lega, che alla grande Venezia con Padova ci credeva e all’unione dei comuni della riviera del Brenta lavora da sempre.

La delusione è franca e palese a Mirano: «Si perdono tutti i finanziamenti europei a favore delle città metropolitane: si parla di milioni di euro per Venezia. E’ un grosso errore – riflette la sindaca Maria Rosa Pavanello – Questo emendamento è solo una manovra elettorale, ma chi lo ha fatto non ha capito che le categorie produttive ed economiche erano a favore. Non sono in sintonia col territorio. Ma noi con l’Unione dei comuni andiamo avanti». Tanto per essere chiari Lega e Pdl hanno votato l’emendamento in commissione Bilancio al Senato «e noi contro, con quattro voti – specifica il senatore del Pd Marco Stradiotto – Il nostro emendamento per far andare avanti la Città metropolitana è stato bocciato». La Lega prometteva fuoco e fiamme, altrimenti. «Ma il nuovo governo prenderà in mano la situazione – assicura l’onorevole Paolo Baretta dal Pd – Siamo contrari, ma lo stop è legato al riordino dello province».

Corriere del Veneto – 19 dicembre 2012

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